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Scuola e posto fisso

Monti contro il posto fisso. L’opinione pubblica contro Monti. Chi ha ragione? Vorrei solo portare il mio parere, frutto della mia esperienza. Ho trentadue anni, sono un’insegnante di lettere in un piccolo liceo di provincia. Sono precaria, ma, non lo nego, fortunata, molto fortunata. Occupo nella mia graduatoria una posizione piuttosto alta e, in virtù di questo, lavoro da cinque anni nello stesso istituto a quattro chilometri da casa; luglio e agosto però non me li pagano. Frequento il mondo della scuola da otto anni circa e un’idea su chi il posto fisso, statale, ce l’ha, me la sono fatta. Gli insegnanti che lavorano, si impegnano, danno alla scuola e agli studenti ci sono, ma quelli che non danno sono di più. Sento troppi colleghi lamentarsi per le riunioni al pomeriggio, perché non sono state fissate in un orario per loro agevole; sono troppi quelli che pretendono di avere l’orario perfetto (non la prima ora, non l’ultima, niente “buchi”, il lunedì libero…), sono troppi quelli che come arrivano i quotidiani da dare agli studenti per il lavoro in classe, se ne accaparrano subito qualche copia lasciando, spesso, senza i ragazzi; sono troppi quelli che non partecipano agli incontri con gli psicologi per parlare dei problemi dei loro studenti perché la considerano una perdita del loro prezioso tempo; sono troppi quelli che non partecipano alle iniziative di presentazione dell’istituto per gli alunni di terza media, non pensando che se dovessero mancare gli iscritti perderebbero il posto pure loro; sono troppi quelli che sbuffano quando la scuola propone iniziative per le quali devono magari accompagnare gli studenti a 500 metri di distanza; sono troppi quelli che si lamentano di dover rientrare in servizio il 23 agosto per gli esami di riparazione perché, in caso di partecipazione agli esami di stato, farebbero solo cinque/ sei settimane di ferie; sono troppi quelli che scongiurano di non essere chiamati come commissari agli esami di maturità perché gli si accorcerebbero troppo le vacanze. Non voglio, a questo punto, assolutamente imbastire un confronto insegnanti di ruolo/insegnanti precari. Perché, se è vero che i precari molti degli atteggiamenti descritti sopra non li rivelano, perché non possono, è altresì vero che molti precari si stanno “preparando” al posto fisso cominciando a coltivare, in forma più ridotta ovviamente, alcuni di quegli stessi deprecabili atteggiamenti. Dunque? Questi soggetti sopra descritti sono tra quelli che hanno, attualmente in Italia, un posto fisso, statale per lo più. Monotono dice Monti, forse. Che sia allora la monotonia che li ha ridotti così? Vogliamo a questo punto regalare loro un po’ di flessibilità?

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