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Berlusconi e gli italiani ancora una volta screditati dagli scrittori stranieri

Sto leggendo il libro di due scrittori svedesi sotto lo pseudonimo di Lars Kepler, intitolato “L'esecutore", quando mi imbatto nella descrizione di un trafficante d’armi internazionale, assassino e senza scrupoli, attivo in Svezia ma dal cognome – chissà mai perché – italiano e leggo inaspettatamente (cito testualmente): "In un altro ritaglio di giornale è in abito chiaro e parla con Silvio Berlusconi; dietro di loro si vedono tre bionde in ridottissimi costumi da bagno, intorno a una piscina di marmo rosa a forma di cuore". Ora mi chiedo: perché l’immagine dell’Italia all’estero deve sempre essere la stessa, piena di luoghi comuni del tutto fasulli e infamanti? Ma soprattutto: come si permette uno scrittore che si vanta di essere “il nuovo Stieg Larsson” e “il nuovo caso letterario”, i cui libri sono editi in tutta Europa, di screditare deliberatamente il nome di Silvio Berlusconi, affiancandolo alla figura di un delinquente, trafficante d’armi e assassino, seppur personaggio di fantasia? E ciò, mi sento di aggiungere, anche al di là di Berlusconi stesso: il nome riportato avrebbe potuto essere quello di un italiano di diverso orientamento politico, così come di qualsiasi altro soggetto realmente esistente. Probabilmente dobbiamo ancora una volta ringraziare la stampa straniera. E a questo punto mi chiedo anche: perché noi italiani dovremmo spendere 19 euro per comprare i libri dei signori Lars Kepler? Meglio investirli in una buona pizza con gli amici.

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