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Sistemi elettorali a confronto

Da anni in Italia ci si accapiglia sulla legge elettorale, che vede contrapposti il sistema maggioritario e quello proporzionale. Si ritiene che il sistema maggioritario sia più confacente a un sistema politico che si vorrebbe bipolare e che aiuti a far piazza pulita dei partiti minori e minimi. A mio avviso ciò non è necessariamente vero. Con la legge elettorale precedente a quella ora in vigore, che prevedeva l’elezione di tre quarti dei parlamentari attraverso un meccanismo di tipo maggioritario uninominale (il cosiddetto “Mattarellum”), si è assistito a una proliferazione abnorme, mai vista in precedenza, di partiti di ogni sorta, compresi quelli dei pescatori, dei cacciatori, dei pensionati, delle casalinghe, dei “verdi” che stanno di qua e dei “verdi” che stanno di là, degli autonomisti e degli indipendentisti, nonché dei vari partiti civetta creati ad arte per stornare voti all’una o all’altra coalizione e di quant’altro ancora. Il "Porcellum", che, se si esclude l'assurdo premio di maggioranza, è un sistema proporzionale con sbarramento simile a quello tedesco, li ha drasticamente ridotti, senza però ridurli a due soli, come alla lunga avverrebbe con un sistema maggioritario puro. L’accorpamento di tutti i partiti in due soli partiti contrapposti, sull’esempio del modello inglese o statunitense, da alcuni propugnato, sarebbe, a mio modo di vedere, un rimedio di gran lunga peggiore del male, poiché impedirebbe ai movimenti di opinione di potersi sottoporre al giudizio degli elettori, qualora ravvisassero priorità diverse da quelle proposte dai direttivi dei due partiti “unici”, la cui linea politica potrebbe essere tranquillamente stabilita dall’alto, ossia dalle segreterie e dai gruppi di potere, e risultare del tutto impermeabile alle istanze presentate dal basso, cioè dalla società civile, la cui capacità di esprimersi politicamente verrebbe così drasticamente ridotta. Non è un caso che dove vige il maggioritario secco, come appunto negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, la partecipazione al voto elettorale è drasticamente (e patologicamente) ridotta e i petrolieri (o altri provvisti di pecunia) hanno sempre molta voce in capitolo. Con una bussola che segna solo due direzioni, Nord e Sud, il marinaio-elettore potrà esprimere in modo assai grossolano la direzione che vorrebbe prendere, essendo la sua rosa dei venti monca e priva dei riferimenti necessari. E’ possibile che qualcuno voglia indicare il Nord-Est o il Sud-Ovest, piuttosto che semplicemente il Nord e il Sud. Con una possibilità di scelta così ridotta, il discorso politico è destinato a essere necessariamente più rudimentale. Un pittore che avesse a disposizione solo due colori non potrebbe esprimersi allo stesso modo che se avesse a disposizione una più ricca tavolozza. I sistemi di tipo maggioritario uninominale, anche non necessariamente di tipo bipolare, presentano inoltre un difetto a mio parere non del tutto trascurabile, che è quello di cancellare i voti degli uni per moltiplicare quelli degli altri. Se in un collegio elettorale Tizio raccoglie il 50,1% delle preferenze e Caio il rimanente 49,9%, Tizio viene eletto, mentre i voti attribuiti a Caio finiscono nella pattumiera o, il che è lo stesso, vengono di fatto incamerati da Tizio, come se il 100% degli elettori avesse votato per lui. Questo è esattamente ciò che succede in un sistema di tipo maggioritario “secco”, cioè maggioritario al 100%: in realtà il vecchio “Mattarellum” era un maggioritario “edulcorato”, cioè un maggioritario al 75% e non al 100%, perché prevedeva un parziale recupero proporzionale (pari al 25%)dei voti espressi per il candidato perdente, che finivano in un unico calderone nazionale di voti di recupero destinati a eleggere una piccola parte dei perdenti. Nel maggioritario puro, o “secco”, vige un meccanismo del tipo “lascia o raddoppia”, secondo cui, come direbbero gli inglesi, “the winner takes it all”, ovvero il vincitore si prende tutto, come nel gioco del poker, e non lascia niente agli altri: quasi la metà dei voti può in teoria essere così cancellata. Con un meccanismo di questo tipo in Lombardia con il 55% circa dei voti espressi nel 2001 il Centrodestra vinse nel 100% dei collegi, ottenendo 180 parlamentari su 180. Una cosa analoga avvenne in Sicilia e l’esatto opposto, con tutti i parlamentari assegnati al Centrosinistra, si verificò in Emilia-Romagna. Questo meccanismo elettorale, a fronte di questi aspetti, che non mi sembra si debbano considerare dei pregi, non è di per sé certamente sufficiente a garantire la governabilità, come dimostrato dai fatti: il primo governo Prodi non durò per l’intera legislatura e dovette cedere il testimone al governo D’Alema. L’unico vero collante era, ed è tuttora, il sincero attaccamento alle poltrone ministeriali, che impediva, e tuttora impedisce, che i governi si sciolgano ad ogni pie’ sospinto. Credo che se invece fosse previsto l’automatico ricorso alle urne in caso di scioglimento del governo, quest’ultimo avrebbe formidabili probabilità di durare per tutti e cinque gli anni di legislatura: questa clausola non ha però nulla a che vedere con il tipo di sistema elettorale utilizzato, essendo perfettamente compatibile con qualunque sistema, dal maggioritario secco al proporzionale puro. La clausola andrebbe inscindibilmente associata a rigorose norme “antiribaltone” e pure “antiribaltino”, mai finora discusse, e quindi inesistenti, che impediscano che il governo voluto dagli elettori cambi connotati strada facendo. L’attuale legge elettorale (il famigerato “Porcellum”) va di certo cambiata. A mio avviso, tuttavia, il suo difetto non sta nell’impianto proporzionale (che però qui lo è per metà, essendo grossolanamente deformato da assurdi premi di maggioranza), quanto piuttosto nella clamorosa mancanza delle preferenze, che stride palesemente con un modello proporzionale, cui dovrebbe essere estraneo qualsiasi tipo di blindatura (nel maggioritario uninominale la blindatura è invece intrinseca al sistema, dal momento che il candidato è unico e l’elettore non può permettersi scelte diverse). Se per le elezioni politiche si adottasse un modello analogo a quello già in uso per l’elezione dei Governi regionali o del Parlamento europeo, si risolverebbe il problema delle preferenze, avendo oltretutto il vantaggio di un sistema unico su tutti e tre i livelli. Meglio rimediare all’incompiutezza e ad alcune storture dell’attuale legge che tornare a un sistema elettorale gestito dalle oligarchie e non dai cittadini quale è il maggioritario uninominale, con o senza la farsa delle elezioni primarie. Il maggioritario è un “dejà vu”: è infatti il più vecchio e usato sistema elettorale che l’Italia abbia avuto, essendo stato in vigore per più di settant’anni, dal 1848 (regno di Sardegna e poi d’Italia) fino al 1919. Nei Paesi anglosassoni è entrato in uso ancora prima e pare che l’idea da cui è nato sia stata ispirata dalle regole inerenti le scommesse sulle corse dei cavalli. E’ un sistema che intende l’esercizio democratico del voto come un “testa o croce”. Credo sia stata buona cosa metterlo in soffitta. Porgo i miei più cordiali saluti.

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