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Crisi della Pesca Italiana

Caro Direttore, Le trasmetto il Documento Unitario della Manifestazione dei Pescatori che si terrà a Roma il 28 febbraio p.v. Qualora ritenga l'argomento di qualche interesse,può approfondire sul sito www.anapipesca.it e/o al numero del mio cellulare :3482405544 Gazie per l'attenzione, distinti saluti. MANIFESTAZIONE DEI MOVIMENTI AUTONOMI REGIONALI DELLA PESCA COSTIERA ANAPI PESCA è stata delegata al coordinamento oltre che alla stesura del DOCUMENTO UNITARIO dai Movimenti Regionali che prendono origine dalle manifestazioni Siciliane del 16 Gennaio 2012 del Movimento “Onda Anomala” in occasione della MANIFESTAZIONE che il 28 febbraio p.v. è stata indetta a Roma dagli stessi, per presentare al Presidente del Consiglio le proposte motivate per la soluzione della Crisi del Settore. Una rappresentanza unitaria dei Movimenti chiederà di essere ricevuta a Palazzo Chigi, per ottenere dal Presidente del Consiglio un documento programmatico per la soluzione della crisi che risponda ai punti evidenziati sul Documento Unitario dei manifestanti che di seguito pubblichiamo : MANIFESTO “Crisi di Settore della Pesca Italiana” Cause principali della crisi : 1. l’applicazione del Regolamento CE “Mediterraneo” n° 1967/2006 e la scadenza delle deroghe in esso contenute, al 31 maggio 2010 per la “distanza dalla costa – maglie minime – taglie minime e pesche speciali (vedi bianchetto su tutte)”, non commisurato alla caratteristica e alle tradizioni della Pesca Costiera Italiana; 2. l’applicazione del Regolamento CE sui controlli n° 1224/2009 con il Regolamento CE 404/2011 a partire dal 1 gennaio 2012 su :- “Licenza a punti - marcatura degli attrezzi da pesca – installazione di apparati di controllo Blue Box e dell’obbligo del giornale elettronico di bordo alle unità da pesca di L.F.T. lunghezza fuori tutto, comprese tra metri 12 e 15- inapplicabile ad imbarcazioni gestite da imprese a carattere familiare; 3. le nuove norme in materia di commercializzazione e tracciabilità dei prodotti della pesca di cui al D.M. 10/11/2011 applicate con decreto del Direttore Gen.le Pesca del MiPAAF n° 155 del 28 dicembre 2011che presentano eccessi di dinamiche documentali inapplicabili; 4. il costo del gasolio che sta ritornando ai massimi toccati nel 2008 – circa euro 1/litro, per motivi che appaiono solo speculativi e che per molte imprese di pesca - lo strascico su tutte - ma anche per i Palangari d’altura e la Circuizione/lampare, costituisce, da solo, circa il 50/60% dei costi di gestione; 5. Le ultime Raccomandazioni dell’ ICCAT, la commissione internazionale sui tonnidi e grandi pelagici n° 09/04 del 2009 e 11/03 del novembre scorso hanno, dal 2008, fermato la cattura al pesce spada mediterraneo nei mesi di ottobre e novembre di ogni anno. Inoltre prevedono dal 2012 un altro mese di stop alla cattura con un – piano di gestione della risorsa nel 2013 e l’introduzione delle TAC (quote) anche per i Palangari Derivanti, normativa inapplicabile con equità a 7600 palangari . Per salvaguardare i giovanili sarebbe stato meglio intervenire sull’attrezzo palangaro per le alalunghe piuttosto che interdire la pesca a tutti ; 6. La questione legata al Tonno rosso mediterraneo:- regime delle quote (TAC) fallimentare riduzione annuale delle tac ed esclusione di molti nostri Palangari dalle quote, hanno creato ulteriore disagio socio economico alla flotta da pesca nonostante i recenti studi che dimostrano la stanzialità e l’aumento dello stock mediterraneo ; 7. Le ultime, inconsulte vicende legate alla Ferrettara – piccola rete derivante – che hanno prodotto il decreto 1 luglio 2011 – per ben due volte sospeso dal TAR Lazio su impugnativa dei pescatori – ed il decreto 21 settembre 2011 – anch’esso impugnato dai pescatori poiché illogico e soprattutto penalizzante per le marinerie del Mezzogiorno; 8. Le “ Disattenzioni e i Ritardi” della DG Pesca del Mipaaf che hanno costretto la Commissione Europea a sospendere la pesca del Bianchetto e di altre Pesche Speciali. 9. La legge di stabilità che ha abbassato lo sgravio contributivo della legge 30/98 e che dal primo gennaio 2012, causerà l’aumento dei contributi che dallo sgravio dell’ 80% passeranno al 60% per tutto il 2012, per poi attestarsi al 70% nel 2013, incomprensibile manovra di valore irrisorio per le casse dello Stato ma che espone lo Stesso Stato al rischio di ben maggiori esborsi a carattere assistenziale ; 10. I tempi e i costi della Burocrazia del settore – il rapporto, molto spesso conflittuale con le Autorità preposte alle gestione del settore: AM, autorità Marittime – Autorità di Controllo in genere – Autorità sanitarie -. che spesso hanno modi e metodi non coordinati e differenti nell’applicazione di norme che dovrebbero essere comuni, senza commento; 11. I ritardi delle Amministrazioni Regionali (molto spesso legati a problematiche Ministeriali e Comunitarie) in materia di Bandi FEP:- vedi mis. 1.3 Ammodernamento, unica misura che avrebbe un senso ai fini della tutela dell’ambiente e dei costi di impresa; 12. Una pesca illegale non identificata da una precisa normativa che la rende incontrollabile e difficilmente perseguibile la cui pratica, indisturbata per i pescatori di frodo, viene invece addebitata solo a chi pratica la pesca professionale, perché identificabile, creando discredito alla categoria. PERTANTO Premesso che l’ordinamento statutario autonomo di alcune Regioni Italiane, permette loro di dotarsi di leggi ad hoc per la regolamentazione della pesca nell’ambito delle acque territoriali (miglia 12); Premesso pure che la modifica del titolo V della carta Costituzionale, ha di fatto, decentralizzato la gestione di molte competenze, demandandole alle Regioni. PROPONIAMO di attuare nel più breve tempo possibile il passaggio delle competenze sulla gestione delle licenze di pesca per la pesca costiera dal Ministero delle Politiche Agricole alle Regioni; di portare a 25 miglia dalla costa il limite delle acque nazionali; ciò significa Eliminare il potere degli interessi speculativi, anche internazionali, che incuranti delle piccole realtà sociali ed economiche della Pesca Costiera Italiana hanno sinora influenzato le Politiche Comunitarie della Pesca Mediterranea. Gettare le basi per le necessarie modifiche ai Regolamenti Comunitari, alcune di possibile immediata attuazione rispetto ai tempi della Comunità Europea, per renderli applicabili nella realtà mediterranea e nel rispetto delle peculiarità della tradizione della Pesca Costiera Italiana. In particolare ottenendo: il monitoraggio e la regolamentazione trasparente sia delle licenze che dello sforzo di pesca locale che riduce le pratiche illegali; la verifica costante, in tempo reale, dell’impatto – attrezzo/sforzo di pesca e specie bersaglio –, magari delegando i Co.Ge.PA di cui alla misura FEP 3.1 ad effettuare i controlli responsabilizzando così i Pescatori stessi ; una gestione della risorsa ittica più oculata, tracciabile e attenta alla sostenibilità sociale ed ambientale; Chi meglio delle Regioni saprebbe coniugare, anche nell’ambito della Politica Comunitaria Pesca, la gestione delle risorse acquatiche del proprio territorio con l’aspetto occupazionale sociale ed economico delle attività di mare, da sempre legate agli usi e alle consuetudini locali? Il presente documento è stato sottoscritto da ciascun Movimento Regionale e presentato ai Sindaci di ogni Comune interessato.

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