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Il bipolarismo e la tela di Penelope

in Italia non c'è stato finora un bipolarismo degno di questo nome, ma piuttosto una forma di contrapposizione acritica e aprioristica tra due poli. Non è allora forse meglio un sistema che preveda una aggregazione postelettorale tra partiti sulla base dell’affinità di programma? I partiti si possono presentare ognuno con il proprio programma di fronte agli elettori. Questi ultimi, esprimendo il loro voto, conferiscono maggiore o minor peso a ciascun programma, in base alle priorità avvertite. In base ai consensi ottenuti i partiti si aggregano in Parlamento per dar vita a una coalizione che, avendo i numeri per governare, sottoscriva un programma comune di legislatura e resti ad esso vincolata, attraverso la clausola che se l’aggregazione intorno al programma dovesse poi venir meno la parola debba tornare immediatamente agli elettori. Quali sarebbero le controindicazioni a un sistema di questo tipo? In che cosa il bipolarismo può rappresentare una soluzione migliore? In questo modo si attenuerebbe quella contrapposizione gratuita e improduttiva da tifo calcistico cui ci ha abituato l’attuale sistema bipolare che per anni ha impedito di fare riforme serie, dal momento che ciò che veniva fatto dal Governo di un polo veniva successivamente disfatto dal Governo del polo opposto, sortendo così la fine della tela di Penelope. Con i più cordiali saluti.

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