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Prevenzione a costo zero

Gentilissimo Direttore, sulle malattie a trasmissione sessuale, come l’Aids, da molti anni è silenzio di tomba e la prevenzione è pari a zero. Intanto la situazione è peggiorata e l’infezione è sempre più diffusa, sia a causa dei rapporti non protetti, sia perché la prostituzione, in presenza di leggi del tutto inefficaci, dilaga incontrastata. Tempo fa è emersa una verità pressoché totalmente sconosciuta, e cioè che il virus dell’Aids esiste ancora. Strano, vero? Da molti anni non se ne parlava e ciò aveva indotto molti, forse troppi, a credere che l’allarme fosse cessato, anzi che il virus fosse scomparso, come è successo per quello del vaiolo. Se n'è parlato, quasi per sbaglio, in seguito alle polemiche che aveva suscitato la decisione di medici trasfusionisti di escludere dalla donazione di sangue presso le strutture dell'Avis soggetti che si dichiarassero omosessuali. Apriti cielo! Tutti a scagliarsi addosso a quei medici "retrogradi" e "oscurantisti". Il pericolo paventato era quello della trasmissione del virus dell'Aids, appunto. Ma come? Quel virus era ancora in circolazione? Circolava "a piede libero", non era già stato "debellato"? Forse no. Strano, non se ne parlava più da molti anni. Il fatto che il virus fosse ancora lì a circolare sembravacomunque non interessare minimamente ai giornalisti, troppo impegnati a gridare allo scandalo, all’oscurantismo, e a dimostrare che i comportamenti a rischio non esistono. Di fronte alla notizia che medici trasfusionisti avessero operato una tanto esecranda e ingiustificabile discriminazione, il messaggio che il virus ancora esistesse e potesse dare una qualche preoccupazione veniva percepito in maniera subliminale, ma comunque percepito. Dopo questo episodio, di nuovo silenzio di tomba. Come rara e forse unica eccezione al silenzio assoluto ricordo la testimonianza di una studentessa universitaria resa a un noto quotidiano nazionale in cui la stessa riferiva di essersi ritrovata sieropositiva per HIV senza aver mai avuto comportamenti a rischio: evidentemente il suo fidanzato li aveva avuti per lei. Sono in continuo aumento questo tipo di casi, di contagio di soggetti che il virus non se lo sono andati a cercare: ciò significa che sempre più spesso lo stare in guardia e l’adottare comportamenti virtuosi possono non essere sufficienti ad evitare il contagio. Oltretutto questo tipo di comportamenti consapevoli è assai raro. La prevalenza dell’infezione è in progressivo aumento, ma la cosa non sembra preoccupare nessuno. Ogni anno si aggiungono 4000 nuove diagnosi, e il dato è in difetto, poiché la sorveglianza sulle nuove diagnosi di infezione è attivata in sole 11 regioni italiane. In tema di prevenzione, come risulta dal rapporto Euro Hiv Index 2009, l’Italia si colloca in Europa al ventisettesimo posto su ventinove Paesi. Sono in aumento sia i casi di importazione, cioè di soggetti provenienti da Paesi dove l’infezione è endemica, sia i casi di trasmissione sessuale. Parallelamente, per i costumi sessuali più liberi e l’aumento di viaggi e flussi migratori dall’Africa, dall’Europa dell’est e dall’America centromeridionale, è in aumento anche la sifilide, che nell’arco di una decina d’anni, e cioè dall’inizio del secolo ad oggi, è cresciuta di dieci volte, fino agli attuali 1500 casi all’anno. Attraverso rapporti protetti queste malattie potrebbero essere evitate, ma i giovani sembrano ignorarlo e questa ignoranza costa loro molto cara. La prevenzione si potrebbe fare attraverso un’informazione televisiva a costo zero sulle reti nazionali. A dire il vero, però, il bilancio non sarebbe propriamente zero, perché a una campagna di informazione priva di costi sulle reti nazionali (lo Stato sarebbe il committente della campagna televisiva e anche l’esecutore della stessa, cosicchè la cifra spesa sarebbe testè incassata), si sommerebbe una riduzione della spesa per diagnosi e cura delle malattie la cui insorgenza verrebbe evitata. Ogni soggetto sieropositivo costa infatti al sistema sanitario nazionale cifre ingenti (molte migliaia di euro all'anno) in costosissimi farmaci antiretrovirali e si risparmierebbero così milioni di euro, senza considerare che prevenire è meglio che curare e cioè che un soggetto sano conduce una vita migliore di un paziente in trattamento cronico. Ma “prevenzione” in Italia sembra essere una parola che ha perso ogni significato, ovvero ogni diritto di essere ospitata nel vocabolario. Ciò vale anche per la sanità (anche se non solo per la sanità). Un discorso di prevenzione seria e non fittizia si dovrebbe fare non solo riguardo alle malattie infettive, ma anche per il fumo di sigaretta, l’alcolismo, l’assunzione di droghe, l’obesità e così via. I mezzi di comunicazione di massa possono essere gli strumenti di prevenzione più efficaci. Con i più cordiali saluti.

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