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Anche i giudici possono essere dei disonesti

Gent.mo dottor Belpietro , Le chiedo se si possa tollerare in un Paese civile che la propria casa sia messa all'asta per un mutuo che è già stato interamente soddisfatto da ben sedici anni (ne è prova una montagna di documenti, fra cui le ricevute e la contabile bancaria attestante la negoziazione dell'assegno emesso per il pagamento) e, peraltro, a seguito di un pignoramento eseguito, senza alcun preavviso, a distanza di ben undici anni dal rogito notarile. Perché, mi domando, anche coloro che dovrebbero tutelare i cittadini dalle prepotenze di certi poteri, si rivelano assolutamente impotenti (se non, a volte, spiace dirlo, forse anche conniventi, stante la evidente quanto scandalosa violazione delle più elementari regole del diritto e del buon senso) a garantire l'esercizio di sacrosanti diritti, del tutto indifferenti alla disperazione di quanti sono vittime di questo autentico sopruso? Questo caso vede due famiglie (anche mia sorella, infatti, con un figlio invalido, sta subendo analoga procedura di esproprio sul suo appartamento) che, in tempi peraltro durissimi per tutti, stanno perdendo la propria abitazione - bene primario per definizione - e nessuno se ne interessa né vuole interessarsene. Se questa è la nostra civiltà, quanto sangue e quanta parte della nostra storia è stata vissuta inutilmente dai nostri padri che hanno inteso costruirla! Davvero dobbiamo rassegnarci all'idea che nel nostro amato Paese è giunta ormai definitivamente l'ora, la triste ora di ammettere che loro (i prepotenti, i furbi) sono, sempre, gloriosamente destinati a vivere e noi (gli eterni illusi), invece, a dover malinconicamente morire, senza che vi sia nemmeno una fievole voce che interrompa finalmente il sonno e la notte? Non oso crederlo e quindi Le chiedo di non restare insensibile di fronte a tutto ciò, poiché è in gioco proprio la credibilità di istituzioni, quale la magistratura, che sono chiamate, esse per le prime, a garantire l'affermazione del principio di legalità, attraverso cui lo Stato riesce in qualche modo a prender forma, consentendo all'ordinamento di poter reclamare una qualche reazione, anche nell'ipotesi di una violazione del dovere di imparzialità da parte del magistrato; di chi è soggetto soltanto alla legge; di chi non è e non deve essere portatore di altro interesse se non di quello all'attuazione dell'ordinamento giuridico; di chi per posizione istituzionale – sia esso giudice o pubblico ministero – ha la possibilità reale e concreta di rendersi a questo fine strumento neutrale, garante di legalità e solamente di legalità. Del resto, non sono solo io a nutrire forti perplessità sul comportamento dei giudici a cui sono state affidate le due procedure esecutive: autorevoli operatori del diritto da me interpellati (avvocati, notai, professori universitari e, persino, magistrati) sono del parere che questa storia ha dell'incredibile e così mi hanno sollecitato a sporgere immediatamente una circostanziata denuncia penale, prima ancora della richiesta opposizione all'esecuzione (già respinta, con consequenziale fissazione dell'udienza di vendita al 18 giugno 2012). Ma anche in sede penale, nonostante le inoppugnabili prove documentali e testimoniali fornite agli inquirenti, non è stato ancora emesso alcun provvedimento dopo più di un anno dall'apertura del fascicolo. Francamente, non si sa più che cosa fare ed è davvero intollerabile che tutto ciò possa ancora succedere e che si debba malinconicamente assistere ad una così dirompente devastazione del processo. Non si riesce davvero a capire che cos'altro mai, oltre alle prove certe e inoppugnabili della violenza subita, si debba offrire all'ordinamento perché sia in grado di ristabilire il primato delle sue leggi. Non è più chiaro a chi mai ci si debba rivolgere per poter finalmente dire che lo Stato è con noi, che è contro i soprusi, da qualunque parte essi provengano, e così rassicurare i nostri figli sulle difficili sfide che dovranno comunque affrontare nel corso della loro esistenza. Scusandomi fin da ora per quanto di inopportuno Ella potrà ravvisare nella esposizione delle mie ragioni, sarò comunque disponibile a fornire tutti gli ulteriori elementi che Il Giornale riterrà utili per una più compiuta valutazione dei fatti esposti, nel caso decidesse di voler prendere a cuore questa dolorosa vicenda. Con viva cordialità.

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