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Massa e violenza

Il concetto di "massa critica" è tra i più frequentati dalla sociologia e dalla politica, soprattutto di sinistra. Cosa vuol dire "massa critica"? Ripariamo, come spesso accade, su Wikipedia: "Massa critica indica in generale una soglia quantitativa minima oltre la quale si ottiene un mutamento qualitativo". Tradotto: se accadono un numero tot di fenomeni, valutabili come il minimo sindacale di una catena di situazioni complesse e addirittura complicate, si arriva a determinare un mutamento di prospettiva generale, di mentalità collettiva e, dunque, di qualità. Qualcosa che non è soltanto da contare o quantificare ma che, in qualche modo, acquisisce vita propria, si muove da sé, è autonomo. Ecco, in Italia, questo fenomeno ha un nome: terrorismo. E si è determinato anche per la stratificazione di fenomeni, ad uno ad uno non inscrivibili in un sistema, magari, ma, presi tutti insieme, decisamente influenti sul piano sistemico. Tanto che non si può pensare e leggere la storia di questo Paese senza fare riferimento al terrorismo: da massa critica a Evento collettivo. Premessa generale per dire che - attenzione - siamo ancora in questo circolo diabolico. I residui di questa fenomenologia non solo violenta, ma ancor più violentatrice sul piano ideologico, sono davanti a noi: il sindaco di Milano ha un capo di gabinetto coinvolto in gravi azioni eversive nel 1977; un'altra dipendente dello stesso Pisapia, processata come brigatista, promossa sul campo (istituzionale). E' una realtà che vorremmo consegnare all'acribia di assai istituzionali archivisti, ma che l'evidenza dei fatti non ci consente di fare. E' la lunga scia di quella massa critica divenuta mentalità collettiva e oggi coinvolgente l'inconscio collettivo. Né è tutto. Pensiamo alle manifestazioni no-Tav. Ancora oggi Cremaschi della Fiom parla di qualche "testa matta" nel paniere di gente perbene che manifesterebbe occupando "semplicemente" spazi non banali di demanio pubblico, strade, salendo su tralicci, magari con qualche reminiscenza legata alle imprese di Feltrinelli (appunto: la memoria della massa critica ormai divenuta autonoma). Il movimento no-Tav è molto gettonato e dunque inquinato da terroristi e antagonisti che non ci pensano due volte a menare le mani contro i poliziotti. Un inquinamento derivante da quella lunga storia e da quella lunga scia di massa critica divenuta infine realtà autonoma, immaginario unico e dominante di eversione, ad uso e consumo di chiunque voglia bloccare imprese modernizzatrici, riforme e altro di anche solo lontanamente ravvicinabile alla politica. Siamo ancora nel '900, in questo Paese. Non solo nella base antagonistica, ma anche nelle alte sfere delle istituzioni e dei sindacati. Dunque, un movimento reazionario contro la nuova massa critica del XXI° secolo, che non è soltanto globalizzazione, ma anche - e forse soprattutto - nuovo capitalismo generato dal talento e dalle risorse individuali e personali. Una sorta di "intelletto generale" generato dal potere degli individui, in un mondo, certo, pieno di contraddizioni sistemiche. Ma un altro mondo. Con un'altra massa critica. Che ognuno si tenga la propria, di massa critica. Ma quella nuova non produce blocchi e sangue, ma sacrifici, questo sì, e, insieme ad essi, chances di vita. altrimenti, non c'è davvero partita. Raffaele Iannuzzi

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