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PROVVEDIMENTO GIUDIZIARIO PARADOSSALE

Seguo con particolare attenzione e vivo interesse il dibattito sulla responsabilità civile dei magistrati. La mia attività professionale mi pone in continuo contatto con tale figura istituzionale, di recente mi è capitato un caso emblematico di “provvedimento giudiziario paradossale”. Espongo in breve i fatti. Una mia cliente subisce da diversi anni delle copiose infiltrazioni d’acqua dal terrazzo di copertura. Propongo un Ricorso per danno temuto (la ratio di questa azione giudiziaria è quella di prevenire il verificarsi di un danno). Nel corso del procedimento, puntualmente, in occasione di alcuni giorni di pioggia, l’appartamento si allagava, insieme con un locale sottostante, e si rendeva necessario l’intervento dei VV.FF. Tale evento fu documentato anche con alcune fotografie. Le prove documentali (foto e relazione dell’intervento dei VV.FF.) chiare ed inequivocabili, suffragate dalla relazione del perito di ufficio, non lasciavano alcun dubbio e perplessità sulle cause dell’infiltrazioni d’acqua e sulla probabilità del ripetersi dell’evento. Ebbene il Giudice, per mera valutazione personale, nella motivazione del provvedimento ha ritenuto che l’allagamento dei locali, appartamento e negozio sottostante, era da considerarsi una modesta ‘infiltrazione di umidità’. Tale affermazione contrastava in maniera evidente con i fatti accertati e incontestabilmente provati nel corso del giudizio. Ora, la mia domanda è la seguente: perché il giudice quando fa delle affermazioni paradossali non dovrebbe essere ritenuto responsabile? Ritengo, pertanto, che sia necessario sottoporre anche i magistrati alle loro responsabilità, come tutte le categorie professionali.

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