Cerca

Europa e furto di democrazia

Egregio Direttore, ci stiamo incamminando a grandi passi verso la costituzione di un Superstato Europeo diretto da un Politburo Centrale di Euroburocrati. In questo senso la moneta unica, l’euro, sta funzionando come un cavallo di Troia. Abbiamo detto sì, senza batter ciglio, al Trattato di Lisbona, che ci consegna, legati mani e piedi, alla mercè di questi burocrati, la cui azione e il cui progetto (un’Europa delle banche e delle multinazionali che prosperano sui popoli sudditi, magari minacciati di “default”) si stanno delineando sempre più chiaramente. Ci si avvia verso la creazione di un Parlamento europeo che rappresenti il massimo livello nella scala gerarchica degli organi del potere decisionale. I Parlamenti nazionali, in questa ottica, sarebbero destinati a veder ridotto sempre più il loro peso, in maniera progressiva e irreversibile. A tale proposito io credo che sia reale il pericolo di ciò che si potrebbe definire un FURTO DI DEMOCRAZIA. E’ infatti evidente, a mio avviso, che se i cittadini dell’Unione dovessero esprimersi attraverso un Parlamento europeo che per ipotesi si sostituisse, di fatto, nel tempo, ai singoli Parlamenti nazionali, essi troverebbero grosse difficoltà non solo a incidere sulle scelte che li riguardano, ma addirittura semplicemente a interagire in modo efficace con chi è deputato a rappresentarli. Un parlamento unico centrale sarebbe ancora più lontano dai cittadini di quanto non lo siano già i Parlamenti nazionali. Matematicamente parlando, quanto più diminuisce il rapporto tra numero di rappresentanti (i parlamentari) e numero di rappresentati (i cittadini), tanto più si riduce la possibilità per questi ultimi di essere davvero rappresentati: tale rapporto potrebbe passare da qualcosa come 1:50.000 a qualcosa come 1:500.000 o 1:1.000.000. Inoltre, quanto più le stanze del potere sono lontane dal semplice cittadino, tanto più le possibilità di accesso sono ristrette a pochi privilegiati, che il gergo tecnico designa come “lobbies” di potere. Bisogna evitare che l’Europa diventi un “Superstato”, perché quest’ultimo verrebbe controllato non più dai cittadini, ma dalle banche, dai burocrati e dai gruppi di potere economico più forti a livello continentale. Il processo è già cominciato e ne stiamo già vedendo le conseguenze. A tal fine è necessario che la Carta costituzionale europea sia paragonabile a un vestito largo e comodo, piuttosto che a una camicia di forza, e cioè che stabilisca delle regole fondamentali, meglio se poche, pienamente condivise, una sorta di decalogo dei diritti dell’uomo e del cittadino, e che, soprattutto, non sopprima la voce dei Parlamenti nazionali. Al limite potrebbe non essere neppure necessario scriverla, perché implicitamente contenuta nella Costituzione degli Stati membri dell’Unione. Anziché quella della centralizzazione forzata, con “spremitura” dei popoli sudditi (com’è ora il caso della Grecia), è preferibile imboccare la via opposta, ossia del decentramento dei poteri e delle amministrazioni, che, invece di allontanarsi, si avvicinino ai cittadini. Ritengo che un esempio ne sia la Svizzera, che ha una tradizione democratica plurisecolare e dove ancora oggi si vota nelle piazze dei paesi per semplice alzata di mano. Per parlare di casa nostra, il cittadino lombardo avrà tutto l’interesse a essere amministrato da rappresentanti che operino a Milano, piuttosto che a Strasburgo o a Bruxelles, perché i primi necessariamente conosceranno meglio le problematiche, le esigenze e le istanze dei propri amministrati. In un futuro Superstato europeo a penalizzare il diritto dei cittadini a essere rappresentati contribuirebbe, oltre alla distanza fisica dai propri rappresentanti, anche e soprattutto l’abnorme rapporto tra i pochi eletti e i molti elettori; in un sistema di questo tipo chi è preposto a rappresentare da solo centinaia di migliaia di cittadini non sarebbe mai nella condizione di poter veramente ascoltare i singoli o coloro che si presentino in ordine sparso come voci indipendenti, mentre non avrebbe difficoltà ad ascoltare i gruppi che contano, quelli che comunque hanno canali di comunicazione preferenziali e che sarebbero perciò destinati ad aver sempre maggior influenza sulle decisioni e sempre maggior peso specifico. Al semplice cittadino sarebbe riservata sempre meno voce, e la possibilità di incidere sulle decisioni che lo riguardano si restringerebbe sempre di più, fino a scomparire, come l’immagine di un oggetto che, prima vicino, si allontana poi, perdendosi nello spazio profondo. Con i più cordiali saluti.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog