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Lingua italiana con le stampelle

Gentilissimo Direttore, non sono contrario all’idea di Umberto Bossi di salvaguardare i dialetti, ma il problema è prima ancora quello di salvaguardare la lingua italiana. Si tratta di una vera emergenza. Molti laureati, giornalisti compresi, commettono grossolani errori grammaticali e sintattici, gli studenti non sanno più che cosa sia l’analisi logica, si usano orripilanti neologismi come “detettare” (to detect), “cecchinare” (check in), “downloadare” (to download), “coattare” (to coat), ecc. I messaggi sms completano l’opera, abituando a parole e frasi smozzicate. Perfino in documenti ufficiali vengono usati termini come “privacy”, “management”, “training, “counseling”, “setting”, “assessment”, “step”, “prompt”, “bias” e via dicendo, evitando con cura di utilizzare termini italiani di ugual significato. Più che lo studio dei dialetti, urge, a mio parere, la rifondazione della lingua italiana, che rischia di dover camminare con le stampelle anziché con le proprie gambe. Con i più cordiali saluti.

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