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Italia e tutela del crimine

Gent.mo direttore, di recente qualcuno ha proposto di modificare il primo articolo della Costituzione («L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro»). Se proprio si vuole sostituire il termine «lavoro», che può suonare fuori moda (evidentemente lavorare stanca, il lavoro è meglio farlo fare agli altri, e poi ce n'è sempre di meno), oserei dire che è più adeguato ai nostri tempi affermare che «l’Italia è una Repubblica democratica fondata sulla tutela del crimine». In Italia i criminali sono infatti tutelati in tutti i modi possibili, coccolati e vezzeggiati, spesso amnistiati, e le nostre leggi danno sempre loro ragione, castigando invece in tutti i modi gli onesti e coloro che subiscono i torti. Stando così le cose, non deve meravigliare che il nostro Paese stia diventando una meta di pellegrinaggio del crimine, richiamando i peggiori furfanti da ogni latitudine. Non c’è processo breve o lungo che tenga: la realtà è che le nostre leggi e l’intero nostro ordinamento fanno acqua da tutte le parti. La certezza della pena non c’è; in compenso c’è la certezza del reato. Non mi pare proprio che i piatti della bilancia stiano in equilibrio. Con i più cordiali saluti

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