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Le illusioni della Lega

Bossi: "Faremo la Padania" Però non dice mai in che modo. In un'Italia così sfasciata, con un Nord che non ce la fa più a tirarsi dietro l'immobilismo negativo del Sud, propugnare l'indipendenza ha un facile effetto di richiamo. Ma si sa bene che questo risultato bisogna conquistarlo, non solo ventilarlo o prometterlo e, quindi, mi chiedo per quale via Bossi ritenga di poter giungere alla méta ? O tramite il diritto o con le armi. Quest'ultimo modo lo vedo davvero poco idoneo. Non credo che i Padani potrebbero disporre più di qualche fucile da caccia e non li vedo correre sparando nelle campagne lombardo-venete. Scartiamo quindi questa assurdità infantile e ragioniamo sul diritto. Per l' Art. 5 cost. la Repubblica è una e indivisibile, ma, grazie al Cielo, per il successivo'articolo 139 solo e unicamente 'la forma repubblicana' non può essere oggetto di revisione costituzionale. Conseguentemente si potrebbe mutare anche quella norma che vincola il territorio.Come modificare, quindi l'art. 5? Evidentemente con un referendum costituzionale a base nazionale o per via parlamentare: due strade impraticabili perchè si sa che in parlamento vi sono molti più componenti di origine meridionale o centrale che del Nord e voterebbero contro. Parimenti, un referendum incontrerebbe l'ostacolo della popolazione delle regioni diverse dal Lombardo-veneto e quindi abortirebbe sul nascere. Ma, dato e non concesso che si riuscisse a passare e a modificare l'art. 5, ecco che la secessione diventa praticabile, ammesso che superi l'ostacolo locale. Infatti, le regioni interessate, Lombardia, Veneto, Piemonte, sarebbero chiamate a votare questo provvedimento, con diritto di voto, ovviamente, per tutti i residenti, non solo quelli di origine lombarda. Considerato che i veri piemontesi, lombardi, veneti sono quasi sommersi dai "forestieri", c'è da dubitare seriamente circa il buon esito della consultazione. Sono convinto, per quanto sopra, che teoricamente la strada verso una secessione vi sia, ma talmente sbarrata dai numeri contrari dei votanti che è del tutto impraticabile. Se, infine, una terza risorsa consiste nell'attendere un disastro istituzionale, uno sfascio traumatico dell'Italia nel tanto peggio, tanto meglio, allora si dica ai lettori che l'indipendenza che propugnano è come la favola di una fanciulla nell'attesa fantasiosa che arrivi il principe azzurro. Per carità, a volte le favole si avverano, specialmente nei sogni. Il principio del rispetto giuridico dell’unità politica e dell’integrità territoriale di ogni Stato rappresenta sempre un limite generale e inderogabile all’esercizio del diritto all’autodeterminazione propugnato da sentenze internazionali. Come tutto il diritto internazionale, il diritto di autodeterminazione ratificato da leggi interne, per esempio la L.n.881/1977, vale come legge dello Stato che prevale sul diritto interno (Cass.pen. 21-3 1975), ma non sulla Costituzione. Anche la Corte Suprema Canadese, valutando delle rivendicazioni di indipendenza del Québec rispetto al Canada ha definito attentamente i limiti di tale principio: di esso sono autorizzati ad avvalersi ex colonie, popoli soggetti a dominio militare straniero e gruppi sociali cui le autorità nazionali rifiutino un effettivo diritto allo sviluppo politico, economico, sociale e culturale. (Sentenza 385/1996). Quindi escluso in quel caso, ed escluso pure il nostro in linea di principio. Il Nord non è una sottomessa colonia dell'Italia romana. Milanesi sono stati capi di governo, compreso quello attuale, capi di stato, ministri parlamentari e via discorrendo. Quindi la rappresentanza non è mai mancata e la sottomissione intesa in senso palese non esiste. Addirittura, se mai, il contrario. E' il Piemonte che ha sottomesso il resto dell'Italia. Quando si promette, caro Bossi, la secessione ai propri elettori, bisogna anche dire chiaramente in che modo, altrimenti sono le solite ventennali fandonie elettorali. Cordialmente Giulio Rossi Valdisole Milano

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