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povera Italia!

Caro direttore, di seguito riporto una poesia di un poeta dialettale calabrese Bruno Pelaggi, vissuto a cavallo dei due secoli passati, noti l'analogia con il presente e che purtroppo in 150 anni in Italia nulla è cambiato! Quanti pesi gravasti e quante imposte! Chi mai se li poteva immaginare? Ora altro non ci resta, o facce toste, che metterci la tassa sul cacare. Ci applicherete al culo il contatore, e avrete così peso, volume e sapore. Ma voi mi dite: via, che sei una bestia; che il contatore al culo non può stare. Però io vi dico: la maniera è questa: che tutto di cuoio si deve aggiustare; e poi al centro scoppia una balestra e si apre un buco per poter cacare; e poi si chiude e vi resta marcata il peso ed il volume della cacata. Chi mangia poco che il pane manca; e certamente poco ha da cacare. Chi caca troppo lo rubò agli altri. Anche di questo de ne puoi “addunare” Già, chi ruba i milioni la fa franca; chi non ruba si deve impiccare; o si mette in prigione tra pene e guai, perché ha rubato poco e non assai. L’Italia non è più degli Italiani, che sono scacciati e costretti a partire. Restano gli impiegati e le puttane: per questo non c’è niente da dire. I cittadini onesti son trattati come cani. Presto, partite! O vi spetta di morire. Se restate vi aspetta il destino di fare la morte del Conte Ugolino.

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