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Caro Mussari, facciamo chiarezza sulle banche

In questi ultimi giorni sono apparse sui media due tipologie di notizie; la prima di imprenditori che si sono suicidati per la mancanza di credito bancario la secondo è l’intervista del Presidente dell’ Abi, rilasciata ad un importante giornale italiano. Le due vicende hanno molti punti in comune e sono i lati della stessa medaglia. La domanda è come operano le banche nel nostro paese? Cerco di dare una risposta partendo dall’intervista del presidente dell’ Abi, riportata sui media, il quale afferma con interessata ignoranza ” che le banche non sono un servizio pubblico ma solamente aziende private a fini di lucro”. Con umiltà ricordo a me stesso alcuni principi elementari e fondamentali di tutela del mercato creditizio contenuti nella Costituzione e riaffermati dalla giurisprudenza. La Corte di Cassazione ha ormai riconosciuto da tempo che la “tutela del risparmio” non rappresenta semplice interesse privato, bensì vero e proprio “interesse pubblico” che trova esplicito riconoscimento nel testo costituzionale (in particolare nell’art. 47 Cost.): “…nel nostro ordinamento – osserva infatti la Corte – l’attività bancaria nel suo complesso, quale comprensiva dell’esercizio del credito e della raccolta del risparmio (si veda in particolare il D.L.vo n.385/93) risulta disciplinata in modo tale da configurare solo non una delle tante forme di esercizio di impresa, già di per se sottoposto a particolari forme di controllo, ma soprattutto, proprio in quanto riservata in via esclusiva agli istituti di credito e in conformità al dato (spesso trascurato) della tutela costituzionale del risparmio di cui all’art. 47 Cost., predisposta a favore della collettività, un “servizio” per il pubblico con tipiche forme di autorizzazione, vigilanza e di “trasparenza”; ne deriva che i profili di responsabilità nell’espletamento di tale attività vanno individuati e, ove sussistenti, sanzionati in conformità all’elevato grado di professionalità richiesto” ( Cassazione, sezione I, civile, sentenza n. 2058 del 23 febbraio 2000). Per queste ragioni il mercato creditizio, il credito, il rapporto tra banca e cliente devono essere gestiti nei ferrei paletti delle leggi. Le vicende giudiziarie che sono decina di migliaia in Italia, che individuano nelle banche i responsabili di vari e gravissimi reati, evidenziano anche una fortissima disuguaglianza esistente nel rapporto tra banca e cliente, sono la cartina di tornasole dell’allarmante degenerazione che coinvolge tutto il sistema creditizio . Ho cercato di capire, studiando, come operano le banche e se siamo di fronte a dei casi singoli di “anomalie ed illegalità”, oppure ad un sistema a cui sono saltati i freni del controllo e della legalità. Solo per lambire marginalmente la questione mi permetto di evidenziare che all’interno dell’Abi esiste un dipartimento che studia ed analizza le perdite operative del sistema bancario, denominato Dipo (Dipartimento Perdite Operative) che ha accertato come la causa più importante di perdite operative, che incide per il 44% in termini di valori assoluti pari ad 1,44 mld. di euro, è rappresentata dall’event type 4, che si riferisce a comportamenti messi in atto con “Perdite derivanti da inadempienze, involontarie o per negligenza, relative a obblighi professionali verso clienti ovvero dalla natura o dalla configurazione del prodotto/servizio prestato” nonché “E’ stato rilevato o supposto un intento di frodare, aggirare la regolamentazione o infrangere la legge o le policy aziendali da parte di soggetti che agiscono a proprio vantaggio (anche non economico) o a vantaggio della banca http://www.abi.it/manageraction=show_document&portalId=1&documentId=9446%20 Credo che ciò da solo sia sufficiente a chiarire di cosa stiamo parlando quando da una parte il bene tutelato è il mercato creditizio ed il risparmio, art. 47 della Costituzione, e dall’altra parte le banche affermano palesemente di frodare i propri clienti. Ora in un libero mercato ed in un paese civili basato su norme, regolamenti, oltre che principi, astratti e sconosciuti, come l’etica e la morale, chi opera nel rispetto di tali limiti opera bene chi invece va al di fuori di tali limiti opera nell’illegalità. Argomento apparentemente banale ma così non è, vogliamo con l’onesta intellettuale di ognuno di noi capire il perché le banche sono additate come il “male assoluto” ? è un giudizio meritato o meno? Il mondo bancario è l’unico sistema e potere che ha l’accesso diretto ai soldi, al portafoglio della gente, siamo sicuri che non gli è mai venuta la tentazione di metterci le mani dentro e appropriarsi di qualche “centesimo” di euro? Se ciò fosse avvenuto chi aveva il compito di controllare ? e lo ha fatto? Bene , brevemente voglio solo per accademia, far presente, un banale esempio: in Italia ci sono 85 milioni di rapporti bancari, se per assurdo le banche decidessero di applicare “solo” 10 euro di spese a trimestre , si otterrà che le banche introitino 3,4 miliardi di euro. 4 gruppi bancari hanno il 50% di tale mercato. Va evidenziato che il costo dei servizi bancari italiani è il più costoso d’Europa per oltre 140 euro. Qualcuno dirà certamente in un libero mercato tutto ciò non è possibile in quanto le politiche sull’innalzamento dei prezzi portano ad una marginalizzazione dei volumi ed una riduzione degli utili, la gente insomma scappa. Certo questi sono aspetti teorici di economia, ma in questo contesto c’è un piccolo dettaglio: l’Autorità Garante per il Mercato (antitrust) ha più volte con indagini conosciutivi ic36/ic45 ( Estratto IC36 Autorità Antitrust ) ed innumerevoli comunicazione alle Istituzioni affermato che in Italia il mercato creditizio è in mano ad un cartello che priva il mercato stesso dalla libera competizione. Ma ciò è sufficiente per affermare che le banche operano nell’illegalità ? Banca d’Italia con alcuni circolari di vigilanza dice: “Nel mutato contesto è necessario, da un lato promuovere una cultura aziendale improntata a principi di onestà, correttezza e rispetto non solo della lettera, ma anche dello spirito, delle norme; dall’altro, approntare specifici presidi organizzativi, volti ad assicurare il rigoroso rispetto delle prescrizioni normative e di autoregolamentazione”; “Rientrano nell’ambito della funzione di conformità………… attività svolte al fine di diffondere una cultura aziendale improntata ai principi di onestà, correttezza e rispetto dello spirito e della lettera delle norme” All.3-Circolare Bankitalia 10.07.07 (compliance) A differenza di chi ha rilasciato l’intervista io so di cosa parlo , quando tratto l’argomento, studio e conosco la materia , per brevità non posso citare qui una quantità impressionante di documentazione, ma cito alcuni brevi fatti: a) una importante banca dopo aver chiuso il bilancio al 31/12 con una forte perdita nel trimestre successivo non solo recupera ma va in utile; durante un incontro regolarmente verbalizzato, sia i rappresentati sindacali che i manager della banca affermano che” il ritorno all’utile è stato possibile grazie alle 4 manovre sui tassi e speriamo che i colleghi allo sportello siano bravi a far desistere i clienti dalla restituzione dei soldi e dalla chiusura del rapporto”. b)durante un verbale, notarile di approvazione del bilancio, un socio ebbe a chiedere come mai la banca avesse addebitato a tutti i correntisti , della banca che avevano acquisito in Sicilia, delle spese senza giustificazione, all’allora presidente rispose : che lui è un uomo del fare e che d’ora in poi quel sistema andava implementato in tutta Italia. In Italia vista la funzione pubblica delle banche, vi sono delle norme molto precise che delimitano i costi del credito, per esempio stabilendo una soglia oltre la quale gli interessi sono usurai, vi sono dei limiti a costi e spese, ma qualcuno ha mai controllato che queste norme venissero applicate? Ricordo a me stesso che il bene tutelato dalle leggi, non sono gli interessi della vittima, ma il mercato creditizio. Ricordiamo forse quale scandalo finanziario è emerso in Italia (Parmalat, Cirio , Bond argentini etc), scoperto dall’Autorità di vigilanza? Nessuno, mai . Certamente il ruolo ed il conflitto di interessi tra vigilato e vigilanza prima o poi andrà affrontato. Criminalizzare le banche è sbagliato , ma capire ed intervenire per riportarle nella legalità credo sia un dovere di tutti , nascondere la polvere, sotto il tappeto sposterà il problema, credo che il nostro paese abbia il diritto ad avere un sistema bancario “trasparente” e gestito nel pieno rispetto delle norme. La gente prima o poi chiederà conto dell’enorme “elusione o evasione fiscale” che ruota intorno alle banche per circa 3 miliardi di euro ; chiederà conto, come lo sta chiedendo la procura di Milano per “operazione Brontos”, sulla consapevolezza dei vertici delle banche di commettere dei crimini. Il mondo delle imprese e delle famiglie sicuramente è stanco di pagare prezzi illegittimi ed illegali, per servizi bancari più cari d’Europa. Queste mie modeste considerazioni vogliono solo essere un contributo, forse alla verità, ed in ogni caso aiutare a capire di cosa parliamo in un momento storico dove la confusione genera “tutto e il contrario di tutto”. Antonino De Masi http://news.liberoreporter.eu/?p=21123

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