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Cittadino Giornalista Trucchi, falsi, manipolazioni del giornalismo italiano e i segreti della Repub

Gabriele Paradisi è stato contaminato dalla verità ed è diventato un cacciatore solitario. Abbiamo la stessa malattia e pochi la sanno apprezzare. Ci incontrammo sulle pagine del mio blog Rivoluzione italiana molti anni fa – ormai – ed eravamo su posizioni antitetiche o antagoniste: lui uno stereotipo di sinistra ed io nei panni, non desiderati, di un ideologo considerato di destra perché anticomunista e dunque diventato un paria. Gabriele è un uomo di perfetta onestà intellettuale e non è dunque “diventato” nulla: ha soltanto seguito le tracce dell’orso fino alla sua tana e ha acceso un fuoco che emana bagliori nella notte in cui tutte le ombre e tutti i misteri sembrano uguali. Quante volte avrete sentito dire che i misteri d’Italia costituiscono una massa di pece nera e indistinguibile? Gabriele, bolognese e di sinistra, partito dalle questioni sollevate dalla Commissione Mitrokhin da me presieduta dal 2002 al 2006, arrivò a formulare dubbi sulla verità di Stato imposta sulla strage di Bologna del 2 agosto 1980, che consiste nell’aver sigillato, col coperchio della “strage fascista”, un groviglio di tutt’altra natura, nascosto con una operazione di “cover up” del Sismi. Questo libro è un sentiero disseminato dalle tracce che Gabriele ha messo in luce con un gruppo di lavoro eccezionale per puntiglio, competenza e determinazione. Il valore di questo lavoro è immenso perché mostra e dimostra che non esiste sistema in grado di garantire il totale insabbiamento della verità, che lascia sempre dietro di sé elementi visibili. Chi conosce un po’ la storia della Commissione Mitrokhin troverà qui i fasti e i nefasti dei giornalisti di Repubblica e le domande cui non hanno mai risposto. Uno di loro, il povero Giuseppe D’Avanzo, non c’è più e Carlo Bonini in altre occasioni ha dichiarato con alterigia che mai avrebbe risposto alle mie contestazioni. È straordinario che proprio questi giornalisti siano famosi, anche, per l’insistenza con cui hanno posto con ritmo quotidiano e martellante le varie «dieci domande a Silvio Berlusconi» per le sue vicende pubbliche e private. Quando si sentono, o si sentivano, porre le domande precise e circostanziate che qui Gabriele riepiloga e ripete, non fiatano, non hanno fatto mai una piega, o – come cantava un tempo Enzo Jannacci – “neanche un plissé”. E così, chi ha letto Periodista, di la verdad! di Paradisi o Il mio agente Sasha che scrissi dopo l’omicidio di Litvinenko mio informatore segreto, troverà qui grande messe di argomenti, concatenazioni logiche, fatti irrefutabili e insomma di nuovo le tracce calcificate ma visibili della verità nascosta. Paolo Guzzanti (prefazione)

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