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Riforma del Lavoro; semplicemente un "pacco"

Caro Direttore, ho 40 anni e sono lavoratore precario dal 2002. In questi ultimi dieci anni, ho dovuto (mio malgrado) cambiare spesso lavoro per via dei maledetti contratti a termine. Dal 2009 al 2012 ho alternato ben tre datori di lavoro (ovviamente sempre contratti co.co.xx.), può immaginare quindi con quale spirito possa commentare una riforma del lavoro che entrerà in vigore non prima del 2015, anno in cui forse il pianeta terra non esisterà più, vaporizzato dal collasso del sole o incenerito dall'impatto del meteorite "KX560H". Questa riforma del lavoro, non è altro che un "pacco", nel senso di contenitore vuoto; una fregatura, questa volta definitiva, per l'esercito dei precari di cui io faccio parte. Niente aumenti salariali, niente prospettive certe di stabilizzazione, niente diminuzione delle tipologie contrattuali, insomma niente diritti se non l'aumento (ridicolo) dei contributi per una pensione di cui, per ovvie ragioni matematiche e macroeconomiche, io non potrò assolutamente godere. Neppure i tecnici, dopo il fallimento dei politici, sono quindi riusciti a garantire i diritti delle "generazioni 1.000 Euro", che dal 2015 avranno finalmente riconosciuto il loro ruolo ufficiale di "schiavi moderni". Non avrei mai pensato di dover rimpiangere i governi precedenti, ma di fronte allo scempio perpetrato da tecnici e sindacalisti, mi auguro che ritorni presto la politica, per mettere fine a questa marmellata informe e disgustosa preparata da tecnocrati dalle capacità indubbiamente sopravvalutate. Un sentito ringraziamento a Fornero, Camusso, Bonanni e compagnia cantante che dopo notti insonni passate in discussioni interminabili, non hanno trovato di meglio da fare che condannarci alla prospettiva del precariato eterno.

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