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17 marzo festa della Patria.

17 marzo. Non festeggio. Il mio Tricolore rimane abbrunato. Sto ancora pensando ai nostri due "Marò" detenuti in India. Penso a questa brutta storia ogni giorno. Ho massimo e assoluto rispetto per entrambi i militari rinchiusi in India. Essi meritano tutta la mia simpatia. Ho già scritto che mi sento il loro compagno di prigionia: se si trovano sottochiave in una prigione indiana anch'io sento che dovrei essere lì con loro. Ho scritto che in quella cella è come se gli Indiani avessero rinchiuso il Comandante in Capo delle Forze Armate della Repubblica italiana, il Presidente della nostra Repubblica. E con lui, tutta la gerarchia tecnica e politica. Le intere istituzioni del nostro Paese. Questa è la verità e la vergogna che stiamo sopportando finora. Una tragedia che coinvolge due uomini, ma che avvolge tutto il popolo italiano. La questione non è "solo" quella di salvare la vita dei due Marò che sono oggi nelle carceri indu con la loro uniforme (divise nostre, perché le loro uniformi appartengono a tutti noi italiani). La vera questione è quella di ripristinare il senso dell'ordine giuridico e della sovranità nazionale, nelle coscenze della maggior parte di noi italiani. A cominciare da quelle di coloro che sono chiamati ad amministrarci e cui spetta la la responsabilità di comandarci. Occorre che le parole e i proclami che ogni giorno sentiamo riacquistino il vigore della verità. La pienezza di parole VERE. Ecco qualcosa di molto importante è stata persa, e dobbiamo ritrovarla in fretta. A tutti quelli di noi che sono liberi qui nella Penisola e che inveiscono contro gli indiani io dico - ancora una volta - che la colpa di ciò che sta accadendo è in gran parte di noi italiani. Tutta nostra, della nostra umiliante ingenuità. Che si direbbe di qualcuno che dopo essersi infilato il portafogli gonfio di danaro nella tasca dei pantaloni si avventura distratto nella metropolitana di una grande città e poi tornato a casa a sera di avvede di essere stato derubato? In questa brutta storia i due Marò rappresentano il nostro "portafoglio" nel quale c'è dentro tutto ciò che essi rappresentano e simboleggiano con le loro uniformi e le loro stellette, con gli ordini che hanno ricevuto e le armi che gli sono state affidate per eseguirli! Il tesoro che ci siamo fatti rubare dagli indiani è qualcosa di più di due pur valorosi soldati: è la nostra sovranità nazionale e la nostra dignità di Nazione democratica. E quando ci restituiranno i due Marò ne servirà di tempo per recuperare tutto il resto che non si vede ma che doveva essere difeso (ovviamento con la previdenza di chi ha la responsabilità di farlo) prima che divenisse impossibile farlo, prima che fosse troppo tardi per poterlo fare. Ma il dovere di mantenere la sicurezza di questo inestimabile tesoro, appartiene solo a noi italiani. È un dovere per tutti gli italiani. Per ciascuno di noi. Nessuno si senta escluso da questo dovere. Nessuno! Se gli indiani sono stati scorretti e prepotenti noi siamo stati assolutamente ingenui. E per una Nazione che aspira a far valere i propri diritti e i propri valori nel mondo non è una colpa da poco. E per quanto ne sappiamo non è finora stato chiesto il conto di tutto ciò a nessuno ... Oggi esprimiamo dolore per i due poveri pescatori indiani uccisi non si sa ancora per mano di chi. Da Italiano ricco e paffuto esprimo dolore anche per le centinaia di milioni di indiani costretti a viaggiare sul tetto di treni fatiscenti, a vivere di stenti rovistando nelle discariche, emarginati e immiseriti dall'ignoranza più abissale e sfruttati come nei gironi infernali. Esprimo dolore per le decine di migliaia di indiani che muoiono di stenti ogni giorno nelle strade delle città di quel paese immenso e i cui corpi sono poi raccolti come rifiuti e gettati nelle discariche senza alcuna carità. Esprimo dolore per le decine di migliaia di donne che bruciano nei roghi delle salme dei loro mariti. Esprimo il mio più profondo dolore per tutta questa infinita umanità soggiogata dalla miseria, dalle malattie, dall'ingiustizia, dalla disperazione, dall'indifferenza e tenuta sotto scacco dai potenti di quella terra. C'è più di un motivo per essere incazzato e per festeggiare in silenzio il compleanno della MIA Patria. Saluti fraterni a tutti i miei concittadini.

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