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Dalla protesta alla proposta

DALLA PROTESTA ALLA PROPOSTA La protesta della gente comune nei confronti della classe politica e del governo è ogni giorno più forte. D’altra parte la protesta è ampiamente motivata e continuamente alimentata. La protesta costa nulla. Dunque la protesta è facile. Per arrivare però a qualcosa di concreto, la protesta deve diventare proposta. E la proposta presuppone l’esame del problema, il confronto con altre idee, l’impegno del tempo nella ricerca di una soluzione e lo sforzo per la sua propagazione. Dunque la proposta è difficile ed onerosa. C’è chi ha proposto, molto semplicemente, l’astensione dal voto. Ma, anche nel caso in cui i non votanti diventassero il primo partito nazionale o raggiungessero la soglia del 50%, il problema non sarebbe risolto. I politici eletti si limiterebbero, nei vari salotti tv, a “rilevare con preoccupazione il crescente distacco tra la politica e il popolo” ribadendo “la necessità di un’analisi approfondita del problema”. Dopodiché la questione sarebbe dimenticata. C’è chi ha proposto di entrare in uno dei vari partiti per cercare di cambiarlo dall’interno. I tentativi sono stati numerosi ma i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Ora la classe politica ha fatto un passo indietro, lasciando spazio ad un governo tecnico. Il quale, per salvare l’Italia, ha aumentato le tasse portandole ad un livello mai raggiunto prima nella storia della nostra repubblica. Recentemente lo stesso governo ha varato le misure per il rilancio dell’Italia. E qui si è veramente toccato il fondo. E’ ridicolo pensare ad un rilancio del nostro Paese aumentando il numero dei taxi e delle farmacie e concedendo ai giovani “l’opportunità” di fondare un’azienda con 1 euro di capitale sociale. Certamente le banche faranno la corsa per concedere a queste imprese i fidi necessari alle migliori condizioni di mercato. Certamente con la realizzazione di queste misure staremo tutti molto meglio. Nel momento in cui la pressione fiscale ha raggiunto i massimi livelli è stato reso noto il nuovo record storico del debito pubblico italiano: 1.935 miliardi di euro. E’ quindi del tutto evidente, come peraltro ampiamente dimostrato dalla storia, che l’aumento della pressione fiscale non comporta automaticamente la diminuzione del debito e del deficit pubblico. Occorre intervenire drasticamente sulla riduzione dei costi. Il che non significa eliminazione o riduzione dei servizi sociali, ma completa eliminazione degli sprechi, dei privilegi e dei costi inutili. Ecco quindi alcune proposte in tal senso: 1. Riduzione del 50% dei deputati, dei senatori, dei consiglieri regionali, provinciali e comunali. 2. Riduzione del 50% dei loro emolumenti, sotto qualsiasi forma percepiti. Ritengo che anche con queste riduzioni non avremo difficoltà a trovare i candidati per le elezioni politiche ed amministrative. 3. Eliminazione della carica di senatore a vita e riduzione dei costi relativi alle più alte cariche dello Stato: i presidenti della Repubblica, della Camera e del Senato. 4. Eliminazione totale del finanziamento pubblico dei partiti, come voluto, a stragrande maggioranza, dal popolo italiano nel relativo referendum. I partiti potrebbero essere finanziati con il 5‰ dell’irpef dai cittadini che desiderano farlo. Eventualmente si potrebbe anche destinare l’8‰, oggi destinato solo allo stato o alle chiese. 5. Dismissione di gran parte delle società partecipate da comuni, provincie e regioni che servono principalmente a retribuire lautamente gli amministratori degli enti suddetti ed i loro accoliti. 6. Dismissione di parte del patrimonio mobiliare ed immobiliare dello Stato. Una diminuzione, ad esempio, di 100 miliardi di euro del debito pubblico, derivante da queste alienazioni, comporterebbe non solo la diminuzione percentuale degli interessi pagati dallo stato, ma abbasserebbe pure la percentuale stessa di calcolo a causa della maggior fiducia del mercato, innestata dalla diminuzione del debito. 7. Riduzione degli spropositati emolumenti, liquidazioni e pensioni percepiti da alcuni amministratori di aziende statali, con l’applicazione di un tetto insuperabile. 8. Pagamento dei fornitori da parte dell’amministrazione statale entro 60 giorni dalla data della fattura. Queste misure potrebbero permettere la diminuzione della pressione fiscale, la riduzione del costo del lavoro, tra i più alti al mondo, per i dipendenti e le imprese e l’eliminazione di alcune accise, almeno quelle storicamente più inaccettabili, sui prezzi dei carburanti. Si potrebbe inoltre evitare l’aumento dell’iva e tornare all’aliquota del 20% come in passato. In questo modo si innesterebbe un volano per il rilancio dei consumi, con conseguente aumento della manodopera e maggior ricchezza per i cittadini e lo Stato. Queste naturalmente sono solo alcune idee che possono essere migliorate e integrate. E’ utopia pensare di trovare 1.000 persone oneste disposte ad impegnarsi per la realizzazione di queste idee? E tu, cosa sei pronto a fare per cambiare le cose? Cosa sei disposto a fare per il tuo Paese? Pino Ramonda

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