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REPETITA IUVANT, GUTTA CAVAT LAPIDEM

Se certe considerazioni sono così scontate (tagli agli stipendi dei parlamentari, riduzione del loro numero, riduzione delle spese del Quirinale, tagli dei rimborsi elettorali, ecc.), il che significa fin troppo condivise nell’opinione pubblica, tanto che ripeterle genera solo noia, perché non si riesce a ottenere che vengano realizzate, almeno in minima parte? Ha senso ripeterle, sapendo di generare solo sbadigli? Oppure è meglio stare zitti, far finta di niente, parlare d’altro? Io penso che starsene zitti sia la cosa più sbagliata e meno produttiva. Il proverbio dice: “chi tace acconsente”. Credo dunque che non dobbiamo acconsentire, a costo di essere ripetitivi, di sentirci dire che si è scoperta l’acqua calda, che altri l’avevano già detto prima. Chi dice queste cose sa di non essere il primo a dirle, ne è perfettamente consapevole. Si aspetta già anche di sentirsi ripetere sempre le stesse obiezioni: le ha già preventivate e messe in conto. Ritengo che tacere sia la cosa peggiore, sarebbe un grosso favore che faremmo ai politici più indegni. Pur provando quasi vergogna a doverci ripetere, sapendo che nulla è stato fatto, dobbiamo continuare a farlo. Questi nostri indegni rappresentanti bisogna marcarli stretti, far loro sentire il fiato sul collo. La noia è un inevitabile effetto collaterale, ma bisogna metterlo in conto se si vuole che la terapia abbia qualche possibilità di successo. Annoiamoci pure, ma ripetiamolo. Gutta cavat lapidem, la goccia scava la roccia. Con i più cordiali saluti.

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