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richiesta di ascolto e parere

Se possibile, richiesta di ascolto e parere. Grazie comunque. Per una democrazia legale e partecipata. Non si può negare che oggi l’economia, in tutte le sue declinazioni, viva un momento difficile ma anche ricco di opportunità, come dicono i cinesi (nel cui vocabolario non esiste l’equivalente della parola crisi ma per l’appunto quella di opportunità). E’ evidente che le condizioni materiali non sono ottimali: la crisi che investe l’Occidente industrializzato ha toccato anche psicologicamente: la sanità (e il welfare in generale), il lavoro (l’erosione di posti interessa soprattutto il privato), le famiglie (solo quelle a basso reddito). Basti solo pensare ai dati Censis ed Istat che sottolineano un calo ai minimi storici dell’indice di fiducia dei consumatori. Ciononostante, non sono pochi i segnali che indicano come alla nostra economia si aprano ampi e futuribili spazi di sviluppo, grazie alla crescente consapevolezza che alla base dell’aumento della produzione industriale e delle esportazioni all’estero ce: l’improrogabile indipendenza energetica, mediante incentivi all’efficienza energetica, alla produzione in proprio di strumentazione per fornitura di energie non fossili e al ricavo di energie e materie dallo smaltimento e recupero di rifiuti urbani (l’indifferenziata costa il doppio rispetto alla diversificata senza contare il costo in termini sanitari e ambientali), agricoli e industriali. Gli strumenti normativi (grazie innanzitutto alle imposizioni dell’UE) almeno iniziatici e anche le premesse culturali (grazie all’elevata diffusa scolarizzazione), per uscire dalla crisi ci sono, dunque, quello che manca, e non deve mancare, è la nostra (riferita alla cittadinanza attiva e alle imprese che si sentono socialmente responsabili) rapida iniziativa, la nostra decisa azione per tradurre in realtà concrete le opportunità epocali che ci si offrono. Insomma, meno soldi ai nababbi russi, cinesi, arabi e transalpini e più soldi all’italica salute, famiglia e laboriosità. Oltre alla riduzione al massimo possibile di tale differenziale di spesa (estera-interna), altro imprescindibile modo per creare un quadro di maggior sviluppo, sostenibilità ed equità (evitando che la degenerazione della convivenza nazionale raggiunga esasperanti livelli di lotta di classe, alla criminalità organizzata e spicciola), è: quello di tagliare la clientelare spesa pubblica, sprecona, col ricorso alla sussidiarietà e alla dismissione del patrimonio immobiliare (dai teatri di scarso valore storico agli stadi e palazzetti sportivi,) e di partecipazioni totali o parziali nelle aziende di servizi locali. E’assurdo che la prima industria della Sicilia invece del turismo o la “green economy” sia: la sanità pubblica! Ma più di tutti gli innumerevoli esempi di cattiva amministrazione vale la madre di tutta la pessima (perché perfida) gestione degli esecutivi succedutisi dagli anni ‘70 fin ad ora: la boiata pazzesca dell’enorme debito pubblico accumulatosi in tali decenni. Ecco perché, nella politica economica italiana, occorre passare da Tolomeo a Copernico. Al centro deve stare la crescita economica. Attorno deve ruotare una spesa pubblica corrente ridotta e misurata in termini di servizi veri ai cittadini. Azzerare il deficit alla Tolomeo, cioè con più tasse, significa frenare la crescita di uno o sue punti di Pil. Azzerare il deficit con Copernico, cioè tagliare i costi di spesa della politica (i soli ex onorevoli ci costano di vitalizi la bellezza di 220 milioni l’anno!), significa aumentare la crescita di uno o due punti di Pil. Se poi tagliamo le altre spese pubbliche: “allora si che si apriranno le cateratte del cielo”. Piova benessere su di noi! Amen. La crescita morale ed economica non deve essere ne un auspicio, ne uno slogan, ma l’unica alternativa per una vita qualitativa e quantitativa (lunga e degna di essere vissuta). In tal senso una questione fondamentale è quella di prodigarsi per far aumentare la sensibilità dei cittadini nei confronti dei reati ambientali, delle attività produttive eco-compatibili, e dell’indipendenza energetica dall’estero come base per lo sviluppo di tutte le attività di produzione di beni e servizi. In pratica se consideriamo l’Italia come una famiglia, è auspicabile che i soldi per energie e materie prime rimangano nel mercato interno per arricchire imprese nostrane per la produzione di energie rinnovabili (è possibile la nascita di minimo 200mila nuove Irpef stabili tra costruttori, installatori e manutentori di minieolico, fotovoltaico, ecc.) invece che foraggiare i magnati russi e gli sceicchi arabi con tutti i costi: compresi quelli bellici e psicologici visto che tali nababbi “ci tengono per le palle” (basta solo considerare i disonorevoli oltre che immorali asservimenti ai Putin e Gheddafi di turno). Il tutto in attesa dei paperoni cinesi (la conveniente videofonia della “3” ne è solo l’avanguardia), indiani e brasiliani. Molti dei quali hanno profitti esorbitanti grazie a uno sfruttamento della manodopera (oltre che ambientale) che farebbe impallidire qualsiasi caporalato nostrano. Mentre noi continuiamo a fare i “peperoni” con tutto il rispetto per tali ortaggi. Due esempi per tutti di cattiva amministrazione. In Campania tra fondi comunitari e nazionali arrivano 2 miliardi l’anno che dovrebbero creare sviluppo ed occupazione. Con 2 miliardi l’anno a Napoli e dintorni non ci dovrebbero essere disoccupati ma un grande benessere. Se fossero spesi bene. Invece in parte vengono utilizzati per cose inutili, in parte sottratti, in parte spesi per opere non concluse. Il Molise ha una popolazione vasta quanto 2 quartieri di Roma, eppure ci sono 2 Provincie senza contare enti e comunità montane, e con consiglieri regionali (equiparabili a consiglieri municipali anche come stipendio) lautamente remunerati. Ma L’economia non si rilancia solo con la lotta all’evasione, allo spreco o con le liberalizzazioni ( che dovrebbero riguardare però solo le caste). Questa è giustizia sociale, che però è incapace di farci uscire dalla recessione e depressione con relative tossicodipendenze, accattonaggi, criminalità, suicidi di imprenditori, ecc. Ciò che conta per la crescita è la produzione industriale di prodotti che ci rendano indipendenti energeticamente da libici, russi, sauditi, iraniani, ecc. (risolto il problema energetico tutto il resto va da sé). Ogni soldo che va fuori Italia per l’acquisto di energia è a fondo perduto e limita la nostra sovranità e le sacrosante ingerenze umanitarie (… ci tengono per le palle pronte a strizzarcele appena parliamo di diritti civili e sociali), bisogna invece incentivare con prestiti senza interesse e defiscalizzazioni (come l’abolizione dell’Irap regionale) la “strategica” industria della “economia verde” (sviluppo della “provvidenziale” industria dell’impiantistica per lo sfruttamento delle energie rinnovabili) grazie ai soldi tolti ai finanziamenti pubblici dei partiti ( avrebbero in cambio comodato d’uso di strutture pubbliche durante il loro orario di chiusura in luogo delle costose sedi private e gratuita visibilità in canali tv e internet della Rai e altre strutture pubbliche in luogo della“spartitocrazia” mascherata da campagne elettorali) e a pubbliche pensioni (le baby pensioni ci costano 164 miliardi per non parlare dei vitalizi ai politici di rango)), consulenze (5 milioni di euro bruciati), liquidazioni e stipendi d’oro nonché accumuli di incarichi (cariche), tra cui il dimezzamento di retribuzione dei 700 supermanager di società pubbliche, di dirigenti istituzionali (Barack Obama guadagna meno di un presidente di provincia italiana, lo stenografo del Senato riceve dallo Stato più del re di Spagna, il capo di Polizia percepisce la metà di quello di Scotland Yard, per non parlare di presidenti Inps, Consob, Poste Ferrovie, Finmeccanica, ecc.). Bisogna solo fissare il tetto alla media europea (tenendo conto dei Paesi più evoluti civilmente ed economicamente). Inoltre siccome sono tante le persone capaci e desiderose di essere manager, consulenti e dirigenti, la proposta è quella non di un incarico “a chiamata” ma di un asta lavorativa: “vince il posto” non il qualificato che si svende ma chi offre di meno sotto il tetto europeo (dei 300 mila euro per i manager e dirigenti), l’altra parte della retribuzione sarà costituito dalla “premialità” stabilita in base a rigorose tabelle di marcia. Ciò può solo portare centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro con ritorni remunerativi per lo Stato sottoforma di creazione di nuove Partite Iva e dichiarazioni Irpef. Inoltre tale travaso di moneta servirebbe a dare un po’ di ristoro ai sacrosanti assistiti dallo Stato Sociale (cosiddetto welfare), in particolare alle famiglie a medio e basso reddito che devono farsi carico di malati cronici e disabili gravi. Non essere più schiavi del dio petrolio(quello più economico incomincia peraltro a scarseggiare). La super non può mandare in rosso il pianeta!Ci vuole energia decentrata e pulita. Ogni edificio dovrebbe essere indipendente energeticamente grazie ai pannelli solari termici, fotovoltaici e mini pale eoliche verticali (tra l’altro si può bonificare l’amianto installando nel contempo i pannelli). E inoltre produrrebbe energia per la ricariche delle disinquinanti auto elettriche (rilancio industria automobilistica anche grazie alle auto con motori ad aria compressa) senza contare che non ci sarebbero perdite energetiche lungo le linee di trasporto. Costruzione di depuratori di acque reflue che nel contempo producano energia (metano + concime organico) grazie ai digestori anaerobici e da affiancare a impianti di compostaggio a norma e controllati. Cosi avremo acque marine pulite per rilanciare il turismo dall’ estero e prodotti biologici grazie ai fertilizzanti naturali (compost) acquistati a basso costo dai depuratori. Gradualmente (nel giro di un ventennio) i gestori dei distributori di carburanti, gli imprenditori delle compagnie petrolifere e relativi dipendenti ( gli italiani regolarmente assunti) dovrebbero avere corsie preferenziali, precedenze, agevolazioni, riguardo la fabbricazione, vendita, montaggio e manutenzione degli impianti di utilizzazione delle energie rinnovabili. Le ex aree adibite alle stazioni di rifornimento per autotrazione saranno convertite in zone edificabili, ecc. Nel 2011 in Italia gli impianti fotovoltaici, per fortuna in crescita, han prodotto energia pari a quella che avrebbe prodotto una grande centrale nucleare. Il “salvifico” settore delle “rinnovabili è l’unica voce economica in crescita. Basta all’Italia con 2 pesi e 2 misure No al Paese diviso tra burocrati e sudditi, tra nordisti e sudisti, guelfi e ghibellini, stabilizzati e precari, militanti e qualunquisti, privilegiati e sfigati, ecc. Se ogni punto della rete web si unisce facendo diffondere via email e social network tale tipo di appelli propositivi, etici e razionali nonché pacifici sit in permanenti di sensibilizzazione in prossimità di Camera e Senato (con cambio turno tra veri associazioni e movimenti civici) e altri punti nevralgici dell’apparato burocratico, è, possibile l’impossibile: cambiare lo “status quo” ed essere un esempio per tutte le altre nazioni. Unire movimenti apolitici, agnostici e apartitici, sindacati lavorativi e associazioni religiose contro la stupida, cinica e incompetente partitocrazia, da abolire tramite referendum popolare. Riprendiamoci il Paese. E’ un atto dovuto per i padri della patria, i malati, anziani, poveri, disabili, disoccupati e precari. Ma anche per non essere presi per i fondelli e ridotti sul lastrico da questi crudeli, impietosi, demagogici e sanguinari mostri della casta politica, mafiosa e massonica. Terra avvelenata. Non ha più ragion d’essere il motto: “non nel mio giardino”. Stiamo già tutti, dappertutto, sopra (cielo e aria)) e sotto ( suolo e falde): “ belli che inguaiati”. E siccome il nostro territorio (a differenza per es. di quello francese) è già fortemente antropizzato ( oltre a città, sobborghi distaccati e paesini, non ce campagna che non abbia masserie, casolari, ruderi vari e persino chiesette!). Le commissioni regionali e comunali per l’occasione costituite devono (per l’appunto) commissionare agli analisti pubblici e privati un rapporto dettagliato sul dissesto idrogeologico ed eco sanitario del territorio sia rurale che urbano. Con creazione o aggiornamento di varie mappe dello stesso territorio, ognuna dedicata ad uno specifico problema possibile (novello, inedito) o irrisolto (pregresso, riacutizzabile, annunciato) e con elencazione e indicazione dei punti e aree del territorio a maggior criticità e rilievo della questione in esame. Quindi mappe a rischio ambientale ottenute con tutti i mezzi possibili (foto satellitari, campagne aereomobili, metal detector, centraline elettroniche di misuratori di inquinati aerei, idrici, geologici, ecc.) dedicate: all’erosione delle coste; al rischio esondazione dei fiumi (per la messa in sicurezza dei torrenti da attuare innanzitutto cercando di tagliare di meno la vegetazione di sponda); al ripopolamento di fondamentali specie faunistiche e vegetali estinte o semi scomparse dal territorio; all’inquinamento del suolo, nonché delle cavità e tubazioni (condotte) idriche con scarti tossici e/o non biodegradabili con gogna mediatica nei confronti di coloro che vengono contravvenzionati o arrestati per versamento illecito in strade e campagne di immondizia urbana (carcasse, rottami, ecc) o di rifiuti tossici industriali; allo stato di manutenzione ampliamento delle reti idriche (idrodotti), fognarie (allargamento dei collettori che non reggono il carico con rischio rottura e vasche di contenimento e di filtrazione e depurazione di modo che il flusso piovano fluisca pulito nelle fognature), automobilistiche, elettriche (elettrodotti), e del gas (gasdotti); alle discariche speciali di materiale proveniente da risulta (demolizione edili), dai Cdr (sovvalli), dagli inceneritori (di fabbriche e termovalorizzatori); alle presenze archeologiche e alla stratificazione urbana; alla vulnerabilità (staticità) tellurica ed atmosferica di edifici ma anche di muri, reti e tubi metallici di contenimento frane e smottamenti (scivolamento lento di terreno imbevuto d’acqua); all’incremento delle campagne di derattizzazione e di disinfestazione varie; ai viadotti e metro a rischio voragini, sprofondamenti, allagamenti; alla situazione di livellamento (di cambiamento di pendenza) di strade e piazze che presentano avvallamenti; alla costruzione su suolo sicuro di edifici; allo stato di fortificazione e riempimento di cavità vuote del sottosuolo urbano; allo stato di espurgo delle caditoie (grado di apertura delle cunette della strada per l’immissione dell’acqua piovana nella fognatura) e condotte (il cui grado di otturazione e sedimentazione è proporzionale agli allagamenti e alle infiltrazioni in strutture portanti che si verificano durante gli eventi pluviali abbondanti come nubifragi, cicloni, uragani, ecc.). In tal modo e soprattutto in assenza di diverbi, ostruzioni e lungaggini (soprattutto quelle riguardanti l’attesa di espletamento di gare per affidare a ditte sempre in odor di mafia e lobby, gli appalti di cantieri) si potranno: progettare e realizzare interventi razionali, rapidi, e integrati fra di loro per la definitiva messa in sicurezza (consolidamento) dei vari elementi naturali possibili fonti di emergenze; richiedere gli interventi finanziari al Cipe. Destinare a tale scopo i 2 miliardi che lo Stato deve incamerare dalla scoperta di 1 milione e 82 mila immobili fantasmi. Scoperti guarda caso, col metodo più logico possibile: sovrapporre le ortofoto aeree ad alta risoluzione del territorio italiano alla cartografia catastale. Quindi controllo (monitoraggio e analisi) costante, aperto a vari soggetti qualificati (Enea, Arpa, Asl, ecc) e supervisionato dalla Procura della Repubblica e dalle Forze dell’Ordine (Noe dei Carabinieri e Guardie Forestali): dell’acqua di rubinetto; dei prodotti ortofrutticoli e caseari; del livello di fanghiglia, anche mediante videosorveglianza interna alle condutture (acqua piovana e domestica mista a detriti vegetali scarti biologici umani e animali); di aree urbane e (speriamo) industriali che crescono rapidamente a dismisura; del grado di fatiscenza di residenze popolari o abbandonate; ecc. Riguardo alla rete fognaria, la crescita della pressione del fango può essere causata: dalle piogge intense in tempi brevi; inadeguatezza delle dimensioni delle condotte (collettori e vasche) cioè di sopportazione del carico in rapporto a una eccessiva rapida urbanizzazione; vetustà e incompletezze, come la riduzione o totale assenza di copri ferro con conseguente ossidazione delle armature tonde (tubi) sprovviste di ricoprimento, quindi a rischio crepe; di naturali caratteristiche morfologiche e geo-litologiche, es. città sorte su zone di depressione naturale (bacini) e circondate da colline di relativa facile saldabilità (erosione), esse, sono appunto causa della presenza di trasporto solido (detriti e vegetali) all’interno della rete fognaria, poiché il materiale eroso proveniente dalle pendici e declini delle colline, è trascinato dall’acqua piovana e convogliato nei collettori; di maggior presenza di suoli asfaltati e quindi impermeabilizzati, di modo che nelle fogne penetra + acqua quando piove e a maggior velocità. La furia dell’acqua genera una pressione elevata che fa saltare i tombini (fuoriuscita dell’acqua dalle fogne) rendendo impraticabili i piani bassi delle abitazioni, danneggiando strutture e infrastrutture, trascinando auto e eventualmente san pietrini che si staccano facilmente (meglio usarli solo per i marciapiedi), rendendo indispensabile spalare fango e detriti asciugati e l’uso di idrovore (pompe per asportare acqua). Si deve dunque adeguare il sistema fognario e il sistema di smistamento delle acque piovane alle nuove esigenze di urbanizzazione (il + delle volte selvaggia) per evitare drammi, disagi e altrettanto fatidici inquinamenti di coste, terreni, fiumi e mari. Cosi facendo si potrà cercare di evitare al max possibile: i transennamenti (sbarrare l’accesso a strade e luoghi); la conta dei danni; le evacuazioni di famiglie; ma soprattutto i lutti. In ultimo aumentare i centri operativi di telerilevamento di incendi, grazie al collegamento via etere con videocamere antiroghi aventi sistemi a raggi infrarossi in grado di rilevare focolai di incendi quasi sempre dolosi (che in poco tempo distruggono vaste aree boschive) nell’arco di 10 km. Case pulite e strade sporche. I cittadini devono poter trarre notevoli vantaggi (economici, sanitari,ambientali) dalla compartecipazione allo smaltimento differenziato e recupero rifiuti e dalla propagazione capillare delle nuove tecnologie che consentono l’utilizzo delle fonti naturali rinnovabili nelle proprie strutture abitative e lavorative. Trasformandosi così da utenti passivi, depauperati e deresponsabilizzati in auto produttori e risparmiatori di energia. Non prorogare ma rendere definitiva la detrazione fiscale del 36% prevista sulle spese sostenute per il recupero del patrimonio edilizio e quelle del 55% per l’installazione di strumentazione che sfruttano le energie rinnovabili. In tal senso riordinare gli incentivi per la improcrastinabile e rapida disseminazione generativa diffusa che comporta l’annullamento delle perdite sulle linee elettriche di distribuzione e di inquinamento di vario genere (atmosferico, elettromagnetico, acustico). Con tutta l’economia che muoveranno i sinergici utilizzatori locali di risorse non fossili riformabili (microeolico ad asse verticale e pannelli fotovoltaici), finalmente si smetterà la triste litania di una continua revisione al ribasso delle stime di crescita. Ci saranno infatti notevoli incrementi: occupazionali, di fatturato e di ordinativi per l’industria tecnologica italiana, grazie alla creazione di questo nuovo, insaturabile, provvidenziale mercato interno, sicuramente espansibile anche all’estero con esportazioni soprattutto verso i Pesi arabi! e africani. A ciò bisognerà aggiungere la riduzione dei costi sanitari e ambientali per i danni all’uomo e al territorio causati dai combustibili fossili: malattie (neoplasie, intolleranze, allergie, ecc.), piogge acide, buco dell’ozono, effetto serra e altri disastri terrestri , atmosferici e marini da repentini cambiamenti climatici. Lo smaltimento degli scarti urbani deve essere composto dallo smaltimento porta a porta dei sacchetti biodegradabili trasparenti, per una prima cernita sommaria nei centri di trasferenza (a valle) in aree comunali messe a disposizione dall’ente, poi ci sarà seconda vagliatura automatica presso gli specifici impianti di differenziazione. Obbligare all’uso delle bioplastiche a base di amido (da mais, frumento, patate) e cellulosa per prodotti per le quali il loro uso è soddisfacente: come bastoncini per orecchi, sacchetti per la spesa (parallelamente all’uso di sacchi di tela) e raccolta differenziata, le stoviglie a perdere (posate, piatti e bicchieri), le patatine per imballaggi, coperture di serre. Comunque, in generale rendere biodegradabili tutte le plastiche non solo quelle dei sacchetti di spesa e dell’immondizia. Impianti di depurazione obbligatori per ogni abitazione non collegabile a un impianto fognario, Obbligare all’uso di fertilizzanti, antiparassitari, detersivi, coloranti, detergenti e sanitari (acaricidi, fungicidi, insetticidi, antibatterici) biologici e comunque biodegradabili. Promuovere l’uso di idrogeli (gel polimerici superassorbenti) a sostegno dell’agricoltura in terreni aridi, perché tale polvere secca fa trattenere acqua con conseguente possibilità di irrigazione non continua, garantendo nel contempo un alimentazione continua alle piante, che rispondono con una crescita superiore alla media. Indipendenza energetica L’offerta di energia elettrica in Italia: l’84% è di provenienza nazionale, il 16% dall’estero. Le fonti sono 68% da termoelettrici, il 14% da idroelettrico, il 2% da geotermia, eolico e fotovoltaico, il resto dal nucleare. I consumi: industriali il 35%, agricoli il 2%, domestici il 40%, terziari il 23%. Ebbene si può risparmiare + della metà dell’elettricità consumata dal paese sostituendo tutte le apparecchiature elettriche (elettrodomestici, lampade, motori industriali, ecc.) con i modelle ad alta efficienza, efficacia e risparmiosità. Le possibilità di risparmio sono ancora più significative nel settore industriale e dei servizi (uffici, commercio, P.A., ecc.). In tal senso: incentivare la sostituzione (rottamazione) obbligatoria di elettrodomestici con sorpassati motori elettrici. Con i motori ad alto rendimento si può risparmiare fino al 70% di en. elettrica rispetto ai vecchi motori di: lavatrici, lavastoviglie, asciugacapelli, frullatori, frigo, ecc. Ciò farebbe risparmiare + del 60% dei consumi elettrici nazionali! Nella fattispecie quelli attuali hanno un etichetta A+++. Es. i frigo consumano fino al 60% in meno rispetto alla “vecchia” classe A, con un risparmio in bolletta di 40 euro l’anno. Nel contempo eliminare tutti gli ostacoli alla diffusione delle apparecchiature + efficienti, che sono di 3 tipi: una scarsa propaganda con pubblicità informative ancora poco chiare e convincenti; insufficienti ausili finanziari e fiscali da parte dei vari livelli di Governo per sostenere gli ancora elevati costi iniziali; la non facile reperibilità sul mercato di tutti i prodotti a costi competitivi (a causa non solo del costo di produzione e materie prime ma anche ma anche per gli scarsi ordinativi) e delle necessarie competenze tecniche per l’installazione e manutenzione di tali strumentazioni. Attivazione in ogni Regione (e a livello centrale) nell’ambito degli Assessorati (e dei Ministeri) dell’ambiente e delle attività produttive, dell’Ageas, l’agenzia per la produzione di energie alternative e lo sviluppo sostenibile avente il compito di sfruttare i milioni di euro assegnati ai Por (Programmi operativi regionali) dal Fondo sociale europeo, per promuovere occupazione e mobilità geografica e professionale dei lavoratori per facilitare l’adeguamento alle trasformazioni industriali e i cambiamenti dei sistemi di produzione con formazione e riconversione professionale. Allo scopo di convertire aziende elettro-meccaniche e affini in crisi, in produttori di microeolico ad asse verticale e pannellatura solare fotovoltaica. L’impresa è un valore non solo economico ma sociale. La privatizzazione tanto impostaci dal (vergognoso per noi) commissariamento Ue del nostro Governo, è l’unico modo per innovare e dunque ottimizzare con eque e oculate manovre finanziarie l’uso di beni e servizi pubblici soprattutto quelli locali (si chiama devoluzione sussidiaria). La politica deve essere al servizio delle imprese (oltre che dei cittadini) di libero mercato perché sono loro le artefici dello sviluppo economico che paga i dipendenti pubblici è li dove ce produzione diffusa di ricchezza ce anche diffusa partecipazione responsabile alle sorti della collettività. E le imprese si devono anche rendere conto che hanno una responsabilità sociale, una vera e propria missione: essere al servizio della comunità oltre che di se stesse. Ecco perché bisogna far tutto il possibile per richiamare in Patria: gli imprenditori nostrani che hanno preferito disinvestire e delocalizzare fuori dal suolo natio; e nel contempo attrarre i capitali delle multinazionali nonché il rientro dei capitali nostrani dai “paradisi fiscali” senza bisogno di scudi. Come? Bastano 4 sole uniche mosse. Offrendogli occasioni per investire: gestione di beni e servizi pubblici (dalla gestione di siti turistici a quella dei trasporti collettivi) in ossequio a principi di devoluzione e sussidiarietà, sviluppo di energie alternative a quelle fossili, che stanno seppur lentamente, avviandosi all’esaurimento, diffusione della banda larga e del trasporto ferroviario emarittimo privato, rifacimento e completamento di porti, aeroporti, eliporti, interporti, ponti, viadotti, ecc. Offrendogli informazioni conoscitive e interlocuzione collaborativa mediante anche agenzie promozionali di scopo cooperanti con le diverse sedi estere di rappresentanza. Offrendogli condizioni favorevoli di profitto mediante contenimento dei costi di spesa più che col guadagno da forniture e/o prestazione ( cioè crediti d’imposta, semplificazioni burocratiche, comodati d’uso con o senza variazione di destinazione d’uso) di modo da non pesare sugli assunti (decurtazioni, licenziamenti, cassa integrazione, prepensionamenti), contribuenti (spesa pubblica per ammortizzatori sociali) e clienti (necessità di maggiorazioni di costi di merci e di canone e tariffe di servizi per far fronte a lievitati costi d’impresa). A tal proposito rendere obbligatoria la formazione di multiservizi (multiutility) multicomunale proprio per abbassare ulteriormente i costi amministrativi dell’azienda non più pubblica ma privatatizzata…con la condizionale riguardante prezzi, tariffe e canoni da applicare agli utenti. Ma facciamo un pratico esempio dell’”uovo di Colombo”. Io PA dopo vincita ti vendo il parco vettura di trasporto pubblico ma ti sgravio dalla vendita o affitto del deposito, in quanto dato in comodato gratuito. Tu impresa, per contratto ti impegni a trattarlo come una bomboniera ciò che io ti faccio usufruire e a offrire in “economia” un servizio eccellente alla clientela. Tutto ciò a “vita natural durante” fino a quando non spunta un miglior offerente a parità di parametri richiesti (occupazionali, tariffari, manutentivi, professionali). Ce un pericoloso deficit di investimento estero in Italia a causa sopratutto della criminalità organizzata (che ormai ha allargato i suoi tentacoli su tutto il Paese) e della giustizia lenta (all’estero i contenziosi per mancato pagamento delle fatture ai fornitori si risolvono nel giro di pochi mesi). Per cui è necessaria una militarizzazione delle aree industriali e processi brevi per evitare intimidazioni della malavita organizzata. Dismissione dunque del patrimonio immobiliare e delle partecipazioni pubbliche nei servizi pubblici locali: due elementi che sono gli ultimi scorci di Unione Sovietica in Italia. Sono oltre 5000 le società di capitale partecipate, controllate dai governi periferici. La loro vendita ai provati muoverebbe un fatturato intorno ai 30 miliardi di euro. In pratica, alienazione dell’ingente patrimonio demaniale inutilizzato o sottoutilizzato (tranne i terreni non antropizzati) e privatizzazione “condizionata” delle municipalizzate in perdita ovvero con canoni e tariffe stabilite dagli enti regionali e locali dopo popolare parere referendario. Il ruolo dello Stato nell’economia deve essere quello di controllare e non di gestire le attività produttive ( con la nazionalizzazione di interi settori dell’economia) per poter così procurare all’erario un cospicuo introito di denaro per ridurre il debito pubblico (il ricorso ai titoli di Stato), grazie alla max semplificazione di appesantiti carrozzoni clientelari (voto di scambio tra politicità e mafiosità). E’ sotto gli occhi di tutti che è esplosa anche la “bolla” fatta di tanti miliardi prodotta dalle numerose municipalizzate schiacciate daui debiti per la cattiva gestione aziendale da parte di manager e direttori di nomina politica.Così da un lato abbiamo le aziende controllate da enti locali e/o regionali che devono pagare alle banche interessi passivi elevatissimi, dall’altro imprese a partecipazione pubblica che si devono ricapitalizzare emettendo obbligazioni sul mercato borsisitico. Ovviamente il pagamento di “cambiali” e “cedole” è una montagna di denaro che finisce per gravare sulle spalle di Comuni, Province e Regioni e quindi dei cittadini sottoforma di addizionali, accise, tarsu, abbonamenti a mezzi di trasporto, imu, e chi più ne ha… Le banche ovviamente hanno una maggiore propensione a finanziare imprese pubbliche piuttosto che concedere prestiti alle private. La garanzia di solvibilità è assicurata da… “pantalone” (lo Stato). i flussi creditizi a favore delle imprese private si stanno sempre più deteriorando. Le dolenti note suonano sul fronte delle condizioni di accesso: aumento dei tassi di interesse praticati, peggioramento delle garanzie richieste, aumento dei tempi per la concessione. Ce poi il dramma delle richieste di rientro anticipato, di riduzione o di revoca dei prestiti concessi. Che fare? Semplice tutte le aziende produttive (escluse quindi quelle del terziario) essendo il motore portante dell’economia: devono essere defiscalizzate al massimo possibile soprattutto se reinvestono nell’azienda stessa i propri utili e poi semplificare al max possibile tutte le pratiche burocratiche. Anzi l’ente territoriale con apposito sportello per l’impresa (una specie di pro loco per la produzione) deve incentivare e per certi versi tutorare gli aspiranti imprenditori soprattutto se giovani, volenterosi qualificati, innovativi e… italiani. Destinare risorse finanziarie alle cooperative di OSS domiciliari in luogo delle badanti estere. Riqualificare i tanti figli nostri disoccupati e sottooccupati OSS a livello infermieristico secondo la “vecchia scuola” in luogo dell’inutile diploma universitario di infermiere che serve solo come poltronificio per professori. Ce un enorme carenza di infermieri da coprire al più presto con italiani. Riutilizzare i beni (edifici e terreni) confiscati ai clan affidandole a cooperative non profit di operatori sanitari (OSS e infermieri) sempre allo scopo di sgravare le famiglie in difficoltà dalla cura di parenti non autosufficienti. E da affidare anche a coop non profit agroindustriali per ricostituire un filiera di prodotti agroalimentari non più adulterata (sofisticata). Basta mozzarelle alla diossina e pane cotto con legno di bare e con chiodi arrugginiti ! Modifica delle leggi sul lavoro (revisione di come è applicata la legge Biagi) per una riduzione drastica del precariato, sia giovanile che degli over 50. Perché l’articolo 18 vale solo per aziende sopra i 15 dipendenti? Perché non equiparare lavoratori pubblici e privati? Scorporare dal Min del Lavoro, l’Agenzia per il terzo settore che ha il compito come autority sia di controllo (in collaborazione con GdF e Agenzia delle Entrate) che di indirizzo. Bisogna infatti fare molta attenzione ai falsi enti di beneficenza e solidarietà che beneficiano delle agevolazioni fiscali e…. della buona fede delle persone (sia donatori di risorse finanziarie che di tempo libero per lavoro volontario). Nel 2010 la GdF ha recuperato 65 milioni di euro intascati illecitamente dalle false onlus carpendo la buona fede delle persone. Tra l’atro visto il compito delicato, bisogna affidare a cooperative aziendali di mutua assistenza (con manodopera proveniente da cassa integrazione e disoccupazione totale) la gestione dei depuratori delle acque reflue trasformati in produttori di compost (sia da fanghi che da organico urbano) ed energia metanifera. Le vere opere pubbliche da cantierare sono proprio la costruzione di tali impianti industriali energetici e di riciclo organico oltre che quelli per completate quelle opere iniziate e mai finite (porticcioli, strade, ponti, gallerie, palazzetti, ecc) che deturpano il paesaggio e… le casse dello Stato. L’economia annaspa e noi tassiamo chi produce nei settori strategici? Abolire l’Irap, l’imposta regionale sulle attività produttive, per le imprese che operano nell’imprescindibile campo della produzione di energie rinnovabili e dell’efficienza energetica, darebbe una nuova spinta produttiva a tali piccole e medie imprese che: saranno la spinta propulsiva della nostra crescita. L’Italia tra i trainanti dell’UE, è, il paese, con l’Irpef media più bassa ma anche con le retribuzione medie più basse. Solo aumentando la produzione in settori non saturi (quali quelli dell’”Energy green”) sarà possibile aumentare entrambe! In Italia il cuneo fiscale, cioè la differenza tra quanto paga il datore e quanto finisce nelle tasche del lavoratore (dopo le ritenute previdenziali) è enorme. Ridurlo (ai soli imprenditori che reinvestono gli utili nella azienda stessa) diminuirebbe il costo del lavoro e aumenterebbe la competitività delle aziende. Raggruppare i vari incentivi alle imprese (governativi e regionali) in un unico fondo dedicato al finanziamento delle nuove imprese, soprattutto quelle giovanili e a carattere cooperativo (dove teoricamente, il capitale umano conta allo stesso modo di quello finanziario) e sotto gestione di un unico ente. La concessione di contributi in conto capitale a fondo perduto deve esser parzialmente sostituita da crediti agevolati o a interesse zero, molto dilazionati nel tempo. Inoltre semplificare al massimo l’iter burocratico relativo agli adempimenti autorizzativi, certificativi, e fiscali. Basta datori di lavoro autonomi e dipendenti che si suicidano perché considerati insolvibili dagli istituti di credito. La Bce ha prestato 139 miliardi di euro alle banche italiane con un tasso di interesse pari all’uno per cento, da restituire entro tre anni. L’iniziativa è mirata a far aumentare la liquidità in Europa, evitando che le banche rimangano senza risorse per concedere a loro volta prestiti a privati e aziende. Ma siamo sicuri che andranno alle imprese e famiglie? I fondi europei esistono. Usiamoli. Solo per il nostro Sud, nel periodo 2007-2013, la UE ha stanziato 44 miliardi di euro ma al 2011 ne sono stati spesi circa 4! In tal senso copiare la Basilicata,che ha ottenuto 1 miliardo di finanziamenti UE grazie a un team di superspecialisti che aiuta i 130 Comuni a districarsi tra le scartoffie. Una delle tante note ancora dolenti per il nostro Paese, a livello di territori locali, nei rapporti con Bruxelles, è la mancata finalizzazione, ad un anno dalla loro scadenza, dei finanziamenti del Fondo Sociale Europeo, che ammontano a oltre 15 milioni di euro e di cui alla fine del 2011 quasi il 71% risultava non ancora richiesto. Occorre innescare con urgenza nuovi meccanismi virtuosi per utilizzare al massimo le risorse europee disponibili altrimenti, si corre il rischio concreto di perdere questi finanziamenti a favore di altri paesi europei. Il bel Paese? In Italia ci sono il 45% dei beni artistici tutelati dall’Unesco, nonostante ciò ha il minimo indice di sfruttamento in rapporto agli altri Stati a minor percentuale di siti. Non solo ma abusi edilizi e industriali con le loro colate di cemento hanno progressivamente deturpato un tesoro naturalistico che difficilmente potrà essere recuperato alla bellezza originaria anche se per utopica ipotesi verrebbero abbattuti tutti i piccoli e grandi ecomostri mediante utilizzo del’Esercito. Se poi aggiungiamo il traffico dei tesori artistici rubati e il degrado dei musei chiusi, la sciatteria in cui versano quelli aperti e a cielo aperto degli scavi archeologici: è lo scempio che l’Italia sta facendo di se stessa agli occhi delle nazioni. E pensare, che Goethe diceva che non trovava le parole per descrivere le coste del Mezzogiorno. Evidentemente ha ragione l’onorevole Cetto la Qualunque nel dire: “basta con questa minchiata degli alberi, bisogna invece piantare un pilone di cemento armato per ogni bimbo che nasce!”. Le soluzioni potrebbero essere : multare sonoramente (anche con i fermi amministrativi) non solo i clienti committenti dell’ecomostro ma anche i conniventi architetti, geometri, ingegneri e maestranze; bonificare le aree marine e territoriali dai fusti tossici, buste di plastica, relitti meccanici, ecc mediante esercito, volontari e scolaresche (mese di giugno). l’abolizione del Fus (Fondo unico per lo spettacolo) a favore del Fai (Fondo ambiente italiano); Destinare tutti il ricavato della vendita all’asta delle frequenze del digitale terrestre al Fai. ronde volontarie di vigili ambientali provenienti da un servizio civile facoltativo over 18 (il mese di giugno per gli studenti) e over 65 (w le pantere grigie), dagli Scout, da Lega Ambiente, ecc. in cooperazione ausiliare a Polizia Municipale, Guardie Forestali e Forze dell’Ordine. Affidare ai privati la gestione dei piccoli e grandi siti archeologici e in generale turistici. Allo Stato e alla cittadinanza attiva la loro salvaguardia. W la squola. Come al famiglia non deve essere ne permissiva ne autoritaria ma autorevole. I formatori (maestri e professori) devono essere preparati con gratuiti intrascolastici corsi di pedagogia: ad essere educatori e modelli di eticità e meritocrazia. sostegno all’istruzione pubblica, meritocratica per i professori che lavorano e severa con quelli che “rubano” gli stipendi e diffondono ignoranza (valutazione della professionalità dei docenti) Revisione degli istituti scolastici parificati che in molti casi sono dei veri e propri diplomifici per giovani rampolli della “buona società” Sostituire l’ora di ed. religiosa (già ben svolta dai catechismi e scuole bibliche e coraniche delle varie autorità ecclesiastiche) con quella di ed. civica (per infondere il senso del rispetto del bene comune) e sanitaria volta al mantenimento dello stato di salute corporeo con corretti comportamenti igienici, alimentari e farmacologici). No a buoni libro per figli di famiglia a basso reddito ma riutilizzo di ben tenuti libri usati dalle classi precedenti. Si a buoni quaderni e album. Utilizzo pomeridiano o serale delle strutture scolastiche (assolutamente da ristrutturare) per associazioni umanitarie, cooperative onlus, e anche per imprese di multi servizi locali. Il fondo interventi strutturali per la politica economica ha sei miliardi a disposizione. Nelle scuole pubbliche, mancano pennarelli e carta igienica. Ce qualcosa che non torna. Altro che gioventù bruciata. Recupero di energie giovanili sprecate. Si, l’intera collettività ne ha bisogno. I Comuni in accordo programmatico e esecutivo col Dipartimento di Protezione civile, Scuole, Asl, ed Associazioni onlus, devono gestire e coordinare un obbligatorio servizio mensile estivo per tutti i ragazzi di sana e robusta costituzione, dal primo anno delle scuole medie inferiori all’ultimo delle Superiori da impiegare per LSU. Innanzitutto verrebbero impiegati in team per tenere netti e ordinati aule, uffici, corridoi, bagni, palestre delle proprie scuole in ausilio ai bidelli, come fanno in Giappone. Aggiunta di un facoltativo servizio civile annuale (over 18 e over 65anni) da impiegare come ausili sanitari, psicologici e domestici di anziani, malati e disabili soli o facenti parte di nuclei familiari a basso reddito. Stato e privati remunererebbero tali “badanti” (già formati scolasticamente nelle ore di Ed.Civica) che sarebbero a pieno titolo in ausilio gestito di defiscalizzate Cooperative di Operatori socio-sanitari. Le quali a loro volta verrebbero riqualificate a rango pre-infermieristico mediante corsi regionali di abilitazione all’uso di defibrillatori e alla somministrazione endovenosa e intramuscolare oltre che all’ossigenoterapia. In alternativa in collaborazione con la Guardia di Finanza, Agenzia delle Entrate, INPS e altre Forze dell’Ordine possono essere impiegati: durante gli scrutini elettorali in aggiunta ai rappresentanti dei partiti, per evitare brogli; per scovare falsi invalidi (il cieco che investe un pedone non è una barzelletta … tale piaga ci costa un miliardo all’anno) ed evasori-elusori fiscali; nei tribunali civili e penali per aiutare “l’ingolfata” giustizia oberata dai processi lunghi e dalle mancaza di personale addetto. In tal senso potenziare le strutture dei Giudici di Pace: vera conquista di “civiltà giuridica”. In tale ambito si devono prevedere forme di premialità per coloro (per privati, singoli e associazioni) che denunciano e riescono a documentare e denunciare tali comportamenti fraudolenti ( e anche quello dei falsi sinistri), in quanto sgravanti il compito investigativo degli organi preposti (Procure e Caserme). Fermo amministrativo di auto e altri beni mobili in caso di gravi evasioni ed elusioni fiscali e in caso di grandi morosità ( mancato pagamento di multe ) da parte di soggetti ad alto reddito. Le Agenzie delle Entrate hanno sempre confermato la bontà delle ganasce fiscali. Tale strumento funziona in termini percentuali più degli altri. In generale dunque, inasprire, le pene detentive ma soprattutto le sanzioni pecuniarie per le associazioni a delinquere per: bancarotta fraudolenta, falso in comunicazioni sociali, falso in bilancio e in fatturazione, ecc. Curare la sanità … malata. Tempo fa un indagine contabile della Guardia di Finanza ha permesso di constatare in un centro di riabilitazione di una Asl, la presenza di schede riportanti false attestazioni di prestazioni terapeutiche e di denunciare i responsabili e i terapisti della struttura alla procura. Nei loro confronti sono stati emessi avvisi di garanzia per il reato di falsità ideologica. Una caso isolato o sporadico? La soluzione è quella già prospettata per gli evasori e abusivi: stabilire forme di premialità a coloro che documenteranno (con videofonini, videocamere, ecc) e denunceranno alle autorità anche in forma anonima (garanzia di anonimato) tali comportamenti scorretti nei confronti dell’intera collettività. Incentivare cioè i cittadini ad essere dei veri e propri “cacciatori di taglie”. La taglia in questo caso corrisponderà a una parte della sanzione pecuniaria a carico dei furbi parassiti di turno. E verrà remunerata in forma anonima e in contati presso una caserma dei Carabinieri o della G di F, o commissariato di propria scelta. Forse Paperon de Paperoni può pagarsi da solo la badante. Vincoliamo al reddito l’indennità di accompagnamento per gli invalidi civili e innalziamola invece per chi ha davvero bisogno. Destinare i fondi dell’Osservatorio per l’imprenditoria agricola giovanile (192 mila euro) al Registro italiano donatori di midollo osseo (zero contributi). Potenziare i contributi finanziari per onlus come la AIL. Associazopne italiana contro le leucemie, linfomi e mielomi (malattie in aumento perché sempre più connesse all’inquinamento dei terreni e falde acquifere). In particolare per il capitolo di spesa riguardante le case alloggio per ospitare i familiari e malati ematologici costretti al “nomadismo sanitario”. Le Case AIL oggi realizzate rappresentano un passaggio importante nel cammino dell’Associazione verso l’obiettivo finale: dotare ciascun centro di cura di una propria residenza. Il malato ematologico deve necessariamente sottoporsi a lunghe terapie che possono essere garantite soltanto da Centri di Ematologia altamente specializzati. Per il paziente che risiede lontano dal proprio Centro queste terapie comportano ulteriori periodi di ricovero, dopo il primo periodo di ospedalizzazione. Le Case AIL consentono di evitare non solo periodi di ospedalizzazione prolungata, ma anche di realizzare forti economie per la sanità pubblica. L’evoluzione delle cure ha permesso, infatti, di anticipare la dimissione di tali pazienti per fare trascorrere loro, in una CASA AIL, il periodo critico del rischio di infezioni ed emorragie o per proseguire le terapie iniziate nel reparto di degenza. Recenti studi hanno dimostrato inoltre un valore aggiunto: quello della minore incidenza delle infezioni insorgenti post-trapianto per i pazienti ospitati nella CASA AIL rispetto a quelli ospedalizzati. Comunque l’iter gestionale deve essere sempre quello di introdurre ticket o variazioni di quelli esistenti ma calibrando (proporzionando) il pagamento al reddito dell’utente su: farmaci, pronto soccorso, diagnosi cliniche, prestazioni ambulatoriali, ecc. Giustificando la loro impopolarità con la necessità di evitare il nomadismo sanitario: grazie alla creazione di nuove strutture nosocomiali, alla riqualificazione e potenziamento di quelle funzionanti, al risanamento di quelle mal ridotte. Rendere obbligatoria per tutti, la donazione degli organi in caso di decessi naturali e traumatici non sospetti. Le Asl (e relativi distretti) di grandi dimensioni, dovrebbero essere divise e affidate ognuna a un d.g. aventi funzioni simili a quelle di un presidente di consiglio d’amministrazione, composto da consiglieri delegati in rappresentanza di medici, infermieri, diagnostici, fisioterapisti, amministrativi, pazienti (Garante del contribuente). Dove però ogni consigliere, ha il suo peso specifico in grado di sfiduciare anche su singole azioni, l’operato del direttore generale, quando non rispondente a criteri di agilità, efficienza ed efficacia. Si tratta in sostanza di rendersi conto che le Asl attuali corrispondono per volumi finanziari alle più grosse holding dello scenario nazionale ed internazionale, e come tutte le aziende, anche in campo sanitario, quelle troppo vaste non possono essere gestite nel miglior modo possibile. Uno dei modi per razionalizzare la spesa corrente, deve essere la centralizzazione degli acquisti sanitari (e anche comunali e regionali) grazie ad un apposita Agenzia regionale per la omogenea spesa sanitaria (e anche comunale e regionale). Questa in sostituzione e su delega delle Asl (comune e Regione) deve effettuare quegli acquisti di merce tali da impedire prezzi differenti spuntati dalle ditte fornitrici sul territorio regionale e nazionale. Si tratterebbe in pratica di una centrale operativa con i listini a tempo reale di tutte le imprese fornitrici di materiali e servizi presenti sul territorio nazionale. Per un rapido confronto e conseguente razionalizzazione. Recupero di coloro che la casta politica e imprenditoriale considera: rifiuti solidi umani. Proteggere e non rivedere anzi completare la legge Bossi-Fini. E’ un dovere civico oltre che etico “rottamare” le carovane dei rom (o zingari che dir si voglia), le baraccopoli degli immigrati (che non solo extracomunitari), i ricoveri all’aggiaccio dei clochard (noti meno romanticamente col nome di “barboni”), bisogna quindi provvedere alla rimozione forzata da tali improvvisati e fatiscenti “alloggi di fortuna” e trasloco degli occupanti verso più dignitose domiciliazioni in: recuperate residenze pubbliche e popolari destinate all’abbandono e all’incuria (basti pensare alle caserme semivuote e alle vecchie carceri che occupano vaste aree del centro delle grandi città), in edifici confiscati alle organizzazioni della criminalità organizzata e in strutture ecclesiastiche inutilizzate e sotto utilizzate (es. ex seminari, monasteri, conventi e convitti vescovili e religiosi). Nello specifico avviare campagne di sensibilizzazione delle prelature ecclesiastiche (non solo cattoliche) a darle in comodato d’uso ad associazioni umanitarie come la Caritas, allo scopo di convertirle in case di prima accoglienza per i senza tetto e senza fissa dimora. Programmare quindi col concorso di varie istituzioni pubbliche la loro stabilizzazione lavorativa presso settori industriali, agricoli e assistenziali alla persona (anziani, disabili e malati) aventi carenza di mano d’opera. Con particolare attenzione per la cultura zigana che rende oltremodo difficili determinati utilizzi cooperativistici o aziendali a causa di stereotipati pregiudizi dell’opinione pubblica. In pratica, la Regione grazie a fondi europei finanzia corsi di formazione presso Istituti Scolastici Tecnici e Professionali (comunque ripagati da LSU) allo scopo di diminuirne i costi, oppure formando le persone direttamente presso le aziende che ne fanno richiesta grazie a progetti Aifa (Accordi di inserimento formativo per l’occupazione a tempo indeterminato) mentre le Agenzie per l’Impiego di concerto con Sindacati, Onlus e Agenzie di lavoro interinale si occupano di indirizzare i neo qualificati lavoratori presso (anche sovra regionali) imprese e cooperative deficitarie di tali figure professionali. Tale regolarizzazione e stabilizzazione coatta, servirà a far accettare le necessarie e per molti versi ineluttabili: multi culturalità e multi etnicità (pluralismo culturale ed etnico), evitando segregazioni e ghettizzazioni sociali. Le prigioni dell’anima e del corpo. Risolvere sovraffollamento e costo delle carceri. Non bisogna inasprire le norme penali con detenzioni improduttive e costose per la comunità ma diversificarle rendendole alternative, avendo come fine primario l’autofinanziamento della reclusione con: lo svolgimento di lavori socialmente utili, la partecipazione obbligatoria a corsi di formazione professionale scelti dal recluso (es. corsi di impiantistica elettromeccanica come il montaggio e la manutenzione di pannellatura solare termica e fotovoltaica), il maggior ricorso agli arresti domiciliari sotto sorveglianza della Polizia Penitenziaria, che verrebbe anche liberata come il condannato, dall’apprensione ansiogena di Case Circondariali disumanamente sovraffollate. E’ dignitoso che i detenuti paghino la loro reclusione, potranno poi integrare l’eventuale quota mancante facendo ricorso ai propri risparmi in caso di cospicuo patrimonio mobiliare e immobiliare. Accompagnare poi il reinserimento sociale degli ex ristretti che ne facciano richiesta, mediante: associazioni onlus e cooperative di ex detenuti, il coinvolgimento di servizi sociali comunali, la cancellazione del passato penale, come se il reato non fosse mai avvenuto. L’istituto di pena (che deve garantirsi una totale indipendenza energetica e magari anche introiti mediante le microturbine ad asse verticale eoliche e fotovoltaico a concentrazione solare) non può essere una discarica umana ad alto costo monetario. Non si possono chiudere nei penitenziari i problemi della popolazione ma favorire la riabilitazione e il reinserimento in collettività dei pregiudicati. In modo da diminuire anche la spesa del sistema penitenziario. Così facendo la frase fatta del saldare il debito con la giustizia finisce per assumere una significativa bivalenza. Pagare tutti per pagare meno. Sul fronte delle entrate ogni manovra finanziaria e ogni decretazione d’urgenza, deve sempre uniformarsi a criteri e parametri di austerità, rigore, ed equità. Da uno studio di Bankitalia (belli questi altri, con quello che guadagnano!) emerge il dato che il 45% della ricchezza totale è in mano al 10% delle persone. Inoltre è ridicolo parlare di Pil quando il 40% della ricchezza prodotta è occulta. E’ ora di partire da questo 10% e 40%. Quindi: anche i ricchi (ma sopratutto i furbi) piangano. Le tasse sono alte perché l’evasione è alta. L’evasione è alta perché le tasse sono alte. E’ un cane che si morde la coda. Che facciamo allora? Aumentiamo ancora le tasse? E allora aumenteranno di più le frodi fiscali. Certamente la Guardia di Finanza si darà da fare Tapperà un buco e se ne apriranno dieci …. Hanno mai fatto il conto di quanto è grande il costo per catturare gli evasori? Il compito di ogni governo dovrebbe solo essere quello di potenziare tutti gli strumenti antidumping sociale e ambientale: antievasione, anticontraffazione, antisfruttamento. Nello specifico italiano, ci vuole una task force (composta da investigatori istituzionali affiancati da “cacciatori di taglie” occasionali o professionisti) in grado di scovare e far emergere le “fabbriche sommerse”: autonomi senza partita Iva che lucrano sfruttando la mano d’opera a bassissimo costo e con grossi rischi per la salute e la sicurezza dei dipendenti. Penalizzando tra l’altro anche le legittime aspettative dell’erario e dei capitani d’azienda che lavorano “in chiaro”. Fabbriche che essendo fondate su modelli di massimo ma cinico profitto monetario, sfruttano ambiente e uomini. Ma prima di ogni azione investigativa, ci vuole l’introduzione nel codice penale del delitto fiscale e ambientale e la certezza della pena. Di una esemplare pena severa che faccia da monito per tutti gli “autonomi furbetti”. Ovverossia per i parassiti erariali (evasori ed elusori): arresti domiciliari (per non pesare sugli istituti penitenziari), sanzioni pecuniarie e/o confisca di immobili con reversibilità ereditaria (cosi a quella legislativa si aggiungerà anche la deterrenza della pressione familiare), lavori socialmente utili (la cui finalità etica ed economica è di indubbia efficacia). Per ciò che riguarda le sanguisuga salariali (dai bancari di bankitalia agli uscieri di Bruxelles, dai commessi delle Camere ai politici tangentisti locali e nazionali): diminuzione delle “auree” (o dorate che dir si voglia) retribuzioni e pensioni statali finanche al dimezzamento (tranne che per incarichi pubblici obiettivamente rischiosi e gravosi) di quelle oltre i 10 mila euro netti, con associato inversamente proporzionale aumento delle contribuzioni ad effetto retroattivo (500 euro da rifondere per ogni 1000 erroneamente e ingiustamente beneficiati), e riversabile sugli eredi in caso di mancato adempimento per insolvibilità o decesso del pregiudicato parente: per recuperare gli anni di godimento a carico dei soliti noti La lotta all’evasione si fa coi controlli ma ancor di più con sanzioni vere, efficaci, ovvero incarcerando chi non paga. O meglio arresti domiciliari per evasori oltre il milione di euro. Gli americani hanno arrestato migliaia di persone, perché per gli amministratori a stelle e strisce non dichiarare i redditi è considerato un furto alle casse dello Stato (quindi dei cittadini). Da noi un danno, ma nulla più E’ stato fatto molto per sanare il buco provocato dall’evasione tributaria. Eppure i frodatori fiscali sono ancora tantissimi. Miliardi di euro che lo Stato non incassa : e “si incassa” col solito cittadino medio. E’ sotto gli occhi di tutti che migliaia di dichiarazioni dei redditi sono fasulle. Invece di fare manovre aggiuntive e successivi ritocchi a carico dei contribuenti dipendenti di ceto meno abbiente, urge una politica compatta di accertamenti con sanzioni penali esemplari nonché tagli agli sprechi della P.A. Per inciso negli Usa si premia la delazione per denunciare la fuga dagli obblighi fiscali. Magari è la volta buona che lo si faccia anche da noi. Se tutti fossimo indotti a pretendere da chi ci fornisce un prodotto o un servizio la ricevuta fiscale o la fattura al fine di farci tassare il meno possibile, sparirebbe, intanto, il lavoro nero. L’evasione fiscale, conseguentemente, si azzererebbe così come la rabbia dei tartassati e vi sarebbe, da subito, una vera diffusa equità impositiva. Imposta comunale sugli immobili a carico di percettori di pensioni anticipate (baby) facenti parte di famiglie con casa di proprietà con rispettiva revisione degli estimi catastali nei Comuni dove sono in atto trasformazioni urbane, ciò comporterà un incremento di valore di tale rendita che si tradurrà in un gettito Ici + elevato. Tale patrimoniale progressiva deve riguardare non solo il metraggio e numero di immobili ma deve essere anche rapportata al periodo di usufrutto incongruo di tale vitalizio. Si tratterebbe in pratica di una tassa patrimoniale retroattiva con eventuale ricaduta a carico dei familiari stretti. Tale risparmio dovrà essere in parte allocato in un fondo pensione a favore di chi ha veramente diritto alla pensione prima degli altri, ovvero coloro che hanno svolto lavori usuranti stabiliti dall’apposito elenco dell’esecutivo (Governo). Un'altra parte andrebbe ai Comuni, i quali possono salvarsi dai tagli di spesa, anche tassando e dunque regolarizzando le case d’appuntamento: il mestiere più antico del mondo. Una piaga che non sarà mai tolta. Si toglierebbe così dalle strade l’indecente spettacolo, si combatterebbe lo sfruttamento delle ragazze non consenzienti ma ricattate, e si avrebbero controlli sanitari (oltre che fiscali) che eviterebbero il diffondersi di malattie per rischiose prestazioni obbligatorie chieste alle schiave del sesso a pagamento. A salvare l’Italia non saranno certo le cicale, ma forse le lucciole sì. Ici anche a carico di ex dipendenti pubblici percettori di pensioni alte (d’oro) …. Idem come sopra. Nessun riordino della Tassa di successione con la soglia di esenzione a un milione di euro. Soglia da far valere con le attuali rendite catastali e non sui valori di mercato. Nessuna revisione dunque degli estimi catastali. Il gettito prodotto si attesta sui 25 0 milioni di euro medi per anno. Attualmente a valere catastalmente + di un milione di euro sono davvero le abitazioni di lusso: dalle ville in aperta campagna ai mega appartamenti nelle zone pregiate delle grandi città. Contributo di solidarietà del 50% sulle liquidazioni da 1 milione di euro in su. Nessun riordino della tassazione delle rendite finanziarie con l’introduzione dell’aliquota unica al 20% tranne per i Bot e Cct al posto delle 2 aliquote attuali al 27% per i depositi di conto corrente e per le obbligazioni con scadenza inferiore ai 18 mesi, e del 12,5% per i titoli di Stato, obbligazioni con scadenza superiore a 18 mesi, plusvalenze azionarie (tranne le partecipazioni qualificate che sono tassate per il 40% del valore attraverso l’Irpef), fondi d’investimento e dividendi. Che senso ha far pagare una tassa sul deposito dei titoli pubblici e privati in un momento in cui invece bisognerebbe invitare i cittadini a comprarli: per dare fiato alle imprese nostrane e rendere più italiano il debito pubblico (… sempre più “pubico” vista ormai l’ampiezza del buco). Decurtazione di tutti gli stipendi pubblici oltre i 5000 euro netti, ad esclusione di incarichi rischiosi e con gravose responsabilità. Iniziando innanzitutto dai 2mila dipendenti della Camera e dai 1000 del Senato (che ci costano 250mila euro l’anno!) che dovranno essere riassorbiti cioè ridistribuiti e reimpiegati (magari presso le Procure della Repubblica oberate dalla lotta per la legalità) con la riduzione dei Parlamentari. E poi i “bancari” di Bankitalia e così via. Rincaro di superbollo auto per i fuoristrada, gipponi da città e auto di grossa cilindrata, e alto peso e livello di emissioni inquinanti. Ma varare anche superbolli per yacht, aerei ed elicotteri privati. Imposta di bollo sul dossier titoli (anche se spalmato su + istituti di credito e Sim, e in comune con altri soggetti) solo per i depositi oltre i 100mila euro con 3 scaglioni: oltre i 100mila euro (250 euro), oltre i 250mila euro (500euro), oltre i 500 mila euro (1000 euro). Franza e spagna basta che se magna. Unificare elezioni Regionali e di tutti i Comuni all’interno della Regione (election day). Le annualità di differenza tra i Comuni verrebbero coperte da Commissari prefettizi in caso di fine mandato del Sindaco. Inserire i referendum nelle giornate elettorali ( non come l’ultima volta), le quali dovranno essere a turno unico e quindi a maggioranza relativa (sistema proporzionale in luogo dell’arrogante maggioritario) con soglia al 5%. Capilista e liste di candidati dei partiti devono essere scelti obbligatoriamente mediante “primarie” con scrutini da svolgersi nelle sedi di partito. Sperando che non ci siano brogli elettorali! A tal proposito unificare (attenzione nel senso di fusione e non di Unione di alcune funzioni) le amministrazioni dei Comuni sotto i 15 mila abitanti che si trovano nel raggio di 10 km. L’Unione dei Comuni varrebbe solo per Comuni grandi. Il risparmio annuo dell’accorpamento dei 7400 Comuni con meno di 15mila abitanti varrebbe un risparmio di 3,2 miliardi. Eliminazione (non geografica ne amministrativa ma solo politica) delle Province (costo globale per le casse dello Stato di 13 miliardi di euro e il solo mantenimento dei politici a scaldare le sedie ci costa 2 miliardi e rotti) nelle aule parlamentari senza aspettare l’esito favorevole del referendum abrogativo. O meglio delegare le loro funzioni agli assessorati della Regione e dei Comuni, ma mantenendo la suddivisone territoriale. Quanto tempo ancora si dovrà sopportare: un Presidente di provincia dell’Alto Adige che prende un stipendio di 25600 euro lordi al mese. Mentre il Presidente francese ne incassa al netto 6600. Certo il Cancelliere tedesco ha una retribuzione di 16000 euro ma è il governatore della più forte nazione UE e non un politico locale di Bolzano. Che dire poi quando tali enti intermedi, spendono 61mila euro per uno studio sui pipistrelli ( tanto già si sa che bisogna costruirgli casette in ogni comune, visto che sono degli incredibili mangia zanzare). Ciò accade alla Prov. di Prato. O che opinione esprimere per i 30mila euro spesi per rinfrescare due stanze alla prov. di Venezia. Per sostituire rappresentativamente le Province, basterebbe un assemblea dei Sindaci presieduta dal presidente del virtuale Comune capoluogo. Conservare dunque gli stemmi araldici. Solo i salari dei dipendenti costano allo Stato, 7 miliardi di euro (più altri 6 di extra). Il personale in esubero di tale ente intermedio e di altri enti verrebbe dirottato in caserme, questure, commissariati, per sgravare i militari dai compiti burocratici, liberandoli per pattugliamenti, appostamenti nonché per indagini e visite fiscali. E poi ancora presso Procure, Tribunali e uffici dei super partes Difensore civico e Garante dei consumatori. Tra l’altro chiudere spazio Bergamo, l’ufficio romano di rappresentanza della Provincia di Bergamo che costa ai cittadini 73.500 euro l’anno. Con l’abolizione delle Province non è il caso di attuare raggruppamenti regionali. Ma è possibile (senza colpo ferire per la collettività) abrogare le Comunità montane e isolane. Eliminare il CNEL, il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, trasferendo gli 80 dipendenti. Vendere quindi la romana Villa Lubin col suo parco. Risparmio: circa 40 milioni Avanti tutta contro sanguisuga, vampiri e compagni di merenda. Ridurre del 70% il finanziamento dei partiti. Detto eufemisticamente: rimborso elettorale, per cercare di coprire con i termini linguistici la più grande porcata. I partiti possono per il restante essere delle onlus che posssono godere delle donazioni di attivisti, militanti e simpatizzanti ma con assoluto divieto di imbrattare muri e quant’altro con gli inutili manifesti elettorali. Si, invece a comizi, dibattiti e conferenze in palazzetti, piazze, aule consiliari, ecc, dati dalle PA in comodato d’uso gratuito. Si anche al porta a porta. Solo di rimborsi elettorali, dal 1994 ad oggi, siamo a oltre 2,7 miliardi di euro, ai quali vanno aggiunti i 70 milioni di euro annui destinati ai gruppi parlamentari e gli altri milioni investiti per i giornali di partito (senza parlare delle donazioni dei privati, 80 milioni di euro l’anno in media). C’è poi il tasto, anche in questo caso dolente, della corrispondenza tra le spese effettivamente sostenute per la campagna elettorale e l’importo del rimborso. La Corte dei Conti afferma: “Dei 2.253.612.233 euro (la somma è arrotondata per difetto però…) di rimborsi elettorali, i partiti hanno in realtà speso, per le campagne elettorali dal 1994 al 2008, circa un quarto. Ma la differenza si è accentuata con l’aumentare degli importi del rimborso. Le elezioni del 2008, sono costate ai partiti 110 milioni di euro di campagne elettorali, ma allo Stato sono costate cinque volte di più in rimborsi”. E’ pazzesco che dopo ogni elezione. un PD o un PdL prendano all’incirca tra i 55 e 50 milioni di euro (4 euro per ogni elettore). Non meglio va il capitolo controlli, con le verifiche che dovrebbero essere condotte, oltre che dalla Corte dei Conti, anche dal collegio dei revisori nominato dall’ufficio di presidenza de

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