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Le accuse a padrea Dante

In questi giorni mi è capitato di leggere su questo Giornale di una tal Sereni che accusa verso il poema di Dante di «opera piena di luoghi comuni, frasi offensive, razziste, islamofobiche e antisemite». Evidentemente lei e i suoi amici dell'associazione Gherush92, piccati per le presunte offese del Poeta al popolo ebraico e alla figura di Maometto, non hanno compreso che la “Commedia” è innanzitutto un’opera di poesia (e che Poesia!) e non un trattato filosofico o sociologico, o peggio, un pamphlet ispirato alle opinioni dominanti nella società del tempo e che la poesia, come ogni espressione artistica, ha valore non per ciò che dice ma per come lo dice. E poi non è lui, padre Dante, ad ergersi a giudice, egli s’incarica semmai di scegliere le pene adeguate alle colpe che vengono riconosciute da altri, ma sempre in una visione fantastica e soprattutto poetica. La prego, dottissima Sereni e amici suoi, siate più sereni nel trinciare giudizi, altrimenti rischiate che l’Alighiero, che ha in Paradiso potenti santi protettori, vi scovi un posticino in un girone dell’Inferno riservato agli “spregiatori e diffamatori”.

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