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ALL'ITALIA SERVONO LEGGI SVIZZERE

Gentile Direttore, gli Italiani, che tuttora, ma forse ancora per poco, rappresentano la maggioranza della popolazione nel nostro Paese, sono penalizzati da una natalità bassissima, che è tale anche a causa della miopia cronica della classe politica, rivelatasi nel corso di molti anni incapace sia di dare indirizzi propulsivi in tal senso, sia perfino di percepire la realtà del Paese nella sua prospettiva storica. Era ed è ancora utile, in assenza di capacità inventive, copiare da Paesi vicini al nostro che hanno avuto maggiore consapevolezza dei problemi che il decremento demografico avrebbe prospettato. Ancora non tutto è perduto, ma il tempo stringe e il rischio è quello di essere in qualche modo travolti da chi, sotto l’aspetto demografico, è ben più forte di noi. Il calo demografico mette ovviamente a rischio anche il nostro modello di società. Siamo in ogni caso liberi di decidere che i valori in cui crediamo possano essere sostituiti da altri, ovvero di decidere di conservarli, difendendo una nostra identità, ammesso che ce ne riconosciamo una. Di identità si parla molto, anche se non sempre si riesce a darne una adeguata definizione. Una più chiara percezione della propria identità, intesa come complesso di valori che si concretizzano in un modello di società, può scaturire per contrasto, ossia per confronto con altre identità molto distanti. Dal confronto emerge che la nostra è un’identità alquanto debole, ma purtroppo ad essa siamo in qualche misura affezionati e qualcuno vorrebbe nonostante tutto conservarla almeno in parte. Le migrazioni epocali cui stiamo assistendo riguardano una umanità varia, che si porta appresso culture diverse. Con tutta la buona volontà da parte di tutti, le differenze comunque si fanno sentire e risultano alla fine causa di forte tensione sociale. Se difendere la nostra identità o invece programmarne la rottamazione è una nostra libera scelta. Vi sono coloro che si schierano a difesa dell’identità, altri che ritengono tale difesa inutile o dannosa. Una volta operata la scelta, ci vuole però coerenza per sostenerla e per tradurla in atti efficaci. L’identità non si difende solo a parole, ma con fatti concreti. Chi dichiara di difendere l’identità e nello stesso tempo propone il diritto di voto per gli immigrati in tempi brevi, ben sapendo che un processo di integrazione reale (e non fasulla) richiede tempi molto lunghi, cade in palese contraddizione con se stesso e prende semplicemente in giro i suoi sostenitori. Per la difesa dei nostri valori è necessario perseguire una politica di effettiva integrazione degli immigrati nel nostro tessuto sociale, invitandoli ad accettare le nostre regole, piuttosto che fare l’esatto contrario, costringendo noi a sottostare a regole altrui. E’ del tutto evidente che, date le distanze culturali, la difesa delle nostre peculiarità non si concilia con la concessione del diritto di voto in tempi brevi e la legislazione attuale andrebbe profondamente rivista prendendo spunto da quella svizzera. Il diritto di voto, una volta acquisito, non può più essere revocato e perciò la sua concessione rappresenta un passaggio irreversibile. Se le nostre regole e i nostri modelli non vengono accettati, col voto altrui possono essere cambiati, che noi lo vogliamo o no. Spetta quindi a noi decidere se evitare che altre identità facciano un sol boccone della nostra. E’ assai facile che ciò accada, anzi per molti motivi quasi inevitabile, ma qualche scappatoia tuttavia sussiste. Per il momento ci possiamo ritenere in una certa misura ancora padroni in casa nostra, ma la festa potrebbe avere durata breve. Siamo come dei panda, e come noi tutta la vecchia Europa, una specie in via di estinzione che sta per essere soppiantata da specie più forti, capaci di mettere in atto strategie vincenti. Per i panda ci vogliono leggi che non ne accelerino l’estinzione. Se vogliamo tenerci le nostre regole e non essere travolti da chi è più forte e motivato di noi non dobbiamo lasciarci sfilare di mano l’arma democratica del voto, che è il solo mezzo che ci resta per preservare la nostra cultura e la nostra civiltà. Se il diritto di voto agli immigrati fosse concesso con eccessiva facilità e senza alcuna garanzia di accettazione del nostro modello di società si creerebbero i presupposti per una forte conflittualità e la nostra identità rischierebbe di essere spazzata via in tempi brevi. L’Italia è sempre di più una pura espressione geografica. E’ allora forse insensato chiedere leggi svizzere sulla cittadinanza? Con i più cordiali saluti.

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