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La "sinistra di regime", il commissiario Calabresi ed il colonnello Montezemolo

In questi giorni è di nuovo all'ordine del giorno la vicenda di Piazza Fontana e del commissario Calabresi per un film uscito da poco che sta sollevando notevoli discussioni. Al di là della tragica vicenda della bomba alla Banca dell'Agricoltura e di chi e come abbia fatto l'attentato è giusto ricordare come venne trattato il commissario Luigi Calabresi a seguito della morte dell'anarchico Pinelli nella Questura di Milano e di come questo trattamento abbia poi portato alla sua uccisione. Per questo è giusto leggere l'articolo di Giampaolo Pansa per Libero in cui fornisce una sincera ricostruzione di come il commissario Calabresi venne letteralmente "linciato" moralmente da numerosi esponenti della sinistra, in particolare di quella intellettuale, moralistica e snobistica che purtroppo per molto tempo ha avuto un ruolo di "regime" con la sua influenza e potere concorrendo in grande misura al degrado dell' Italia allo stesso modo con cui hanno concorso quelli che loro hanno ritenuto essere stati i "nemici" (e, come tali, eliminati o delegittimati). Credo sia importante sempre ricordare cosa dissero questi personaggi e rendersi conto di come questi "intellettuali" - insieme a numerosi esponenti dell'allora Lotta Continua che si incaricò di rapppresentare il braccio armato del linciaggio a Calabresi - abbiano avuto e abbiano ancora un ruolo di opinione in Italia e come siano stati parte dell' establishment del nostro paese o di come siano stati successivamente cooptati nel sistema di potere e di opinione portando dentro tutte quelle "devianze" mentali, morali e culturali che allora seppero esprimere in modo così chiaro contro il commissario Calabresi. Adriano Sofri è stato condannato per la morte di Calabresi ed è certo che, al di là delle responsabilità penali stabilite dalla giustizia, Lotta Continua cavalcò il linciaggio di Calabresi. Tuttavia, come ci ricorda Pansa, Sofri non firmò il pubblico atto di accusa contro Calabresi uscito allora su L'Espresso, mentre molti di quelli che lo sottoscrissero hanno continuato a "pontificare" e a "moraleggiare", senza alcun pentimento e riconoscimento della verità e sono stati indicati come delle autorità intelletuali e culturali...ma si sa...l'amoralità e la mediocrità attirano sempre i simili...e questi tendono facilmente a mistificare, giustificare e dimenticare le loro azioni negative e a trovare alleati che ne condividono la stessa sostanza o che desiderano attaccarsi al carro del potere. In particolare, è giusto che Pansa ricordi Giorgio Bocca tra i firmatari di quell'appello delatorio contro Calabresi perchè io ben ricordo cosa egli disse sul colonnello Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo, torturato in via Tasso (senza mai confessare) e poi trucidato alle Fosse Ardeatine e medaglia d'oro al valor militare, che, dopo l'8 settembre, non seguì Badoglio e il Re in fuga da Roma, ma rimase nella capitale per avviare ed organizzare la Resistenza, e che venne poi arrestato dai tedeschi sulla base di "delazioni" non ancora chiarite e in un contesto che poi portò all'attentato di via Rasella (che, guarda caso, viene anch'esso ricordato in questi giorni per la morte dell'esecutore Bentivegna) e al successivo eccidio delle Forze Ardeatine...e la verità su questo arresto e sulle reali motivazioni dell'attentato a via Rasella farebbero capire meglio la storia della Resistenza e le successive dinamiche politiche che portarono prima alla Liberazione e poi alla Repubblica. Ebbene, Giorgio Bocca, nel libro "Storia dell'Italia Partigiana", ebbe a dire di questo autentico eroe e martire che, tuttavia secondo lui, ebbe il torto di voler condurre la Resistenza, anche in accordo con altre forze di ispirazione repubblicana, senza una deriva massimalista e anche, per la sua formazione e tradizione monarchica, con la possibilità di un ritorno del Re a Roma, nonostante la scelta scellerata di abbandonarla senza lasciare alcun presidio: <>. In realtà, secondo molti altri che parteciparono alla Resistenza, anche di appartenenza socialista e comunista ma di ispirazione moderata, il colonnello Montezemolo fu fondamentale per avviare ed organizzare al meglio la Resistenza non solo a Roma ma in tutta Italia e furono proprio il suo arresto e la sua morte un elemento di destabilizzazione che favorì le parti più massimaliste e oltranziste che intendevano la Resistenza come la via per la rivoluzione e per fare "pulizia" di ogni nemico ideologico (così come poi ci ha ben dimostrato lo stesso Pansa in alcuni suoi libri). Per questo, ripensando alla vicenda Calabresi e al pari di questa, potrei pensare che allora ci furono alcuni che credettero (e continuarono sempre a pensarlo) fosse meglio che Beppo, il cugino di mio nonno, venisse prima "venduto" e poi ucciso perchè anche lui era un "intralcio" alle idee che Giorgio Bocca dimostrò contro di lui e contro Calabresi, fondate su una visione massimalista, moralistica, giustizialistica, retorica e antagonistica che, tuttavia, la storia ha dimostrato essere stata portatrice di conseguenze tragiche e ancora più "reazionarie" di quelle che Bocca dichiarava di voler combattere. Ebbene sì, ogni tanto serve proprio ricordare e provare a guardare la verità senza pregiudizi, senza retorica e falso moralismo e senza "interpretazioni di regime" per portare le persone alle loro responsabilità, anche quando molto tempo è passato, se le loro idee hanno generato morte e disprezzo e quando queste persone hanno continuato ad esprimere nel tempo le loro posizioni senza alcun pentimento e riconoscimento della verità.

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