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MESOTELIOMA OVUNQUE(NON SOLO A CASALE)

MESOTELIOMA: I TEMPI DELLA CONOSCENZA Che l’amianto generasse tumori maligni ai polmoni era noto - urbi et orbi ed a cani e bariani- da tempo; ne scrisse, su "L’Unita’" nel 1964 Davide Laiolo. Nel 1965 l’ospedale di Casale certificò con il termine "Mesotelioma" il decesso di un noto industriale dei trasporti, il quale era stato curato con una terapia di un medico inglese che prevedeva iniezioni a base di oro (il metallo). Nel 1967 di mesotelioma si parlò a Roma in fase di rinnovo del contratto nazionale del cemento. Tutto fu risolto con un accordo che prevedeva, "horribile dictu", "La monetizzazione del rischio ", cioè un’indennità in busta paga. Nel 1969 le Acli di Casale organizzarono sull’argomento un convegno, presieduto dal sindaco Luigi Tartara, nel corso del quale il professor Moncalvo dell’Università di Pavia, disse:"Quando mi arriva qualcuno da Casale o da Broni (a Broni c’era uno stabilimento della Fibronit/Milanese ed Azzi che lavorava prodotti in cemento amianto)- ho già fatto la diagnosi. La fibra di amianto è un killer spietato che colpisce anche dopo venticinque anni. In convegni come questi sembra che tutti approvino; in realtà poi non cambia nulla …troppi interessi economici e non, occulti ed evidenti e soprattutto incrociati…"., Il professore, nonostante non fosse né di Broni né di Casale, era già anche lui nel mirino del killer.. Perché, se la cosa era risaputa e temuta , si continuava a lavorare ed a sognare un posto all’Eternit? Perché, come diceva Roosevelt- ed anche mio nonno Centin che aveva ‘fatto’ seconda elementare andando a scuola quando pioveva- "Quando l’uomo è oppresso dal bisogno , non è libero". E mio nonno, con la disperata e rassegnata saggezza dei poveri, aggiungeva: "Perché quando non hai una lira in tasca, devi avere il miele in bocca…". Nel Casalese erano sempre state viste, come molto più pericolose, le cave per l’estrazione della marna cementifera. Quando scoppiava il grisù o crollava una galleria, la causa e l’effetto erano immediati, ed è per questo che la miniera generava paura; mentre causa ed effetto per l’amianto erano remote e non immediatamente palpabili e poi colpivano non coralmente ma singolarmente (Ed anche perché, pur essendo consapevoli dell’esistenza di certe malattie, si pensa sempre che ne siano vittime solo gli altri…). L’Eternit muoveva a Casale ed hinterland un turbine di interessi sociali , economici ed anche religiosi; l’allora capo del personale, dottor Senigallia, era presidente della San Vincenzo. l’Eternit elargiva- oltre a copiose innaffiature di amianto ad uso e consumo della cittadinanza attraverso i micidiali ventilatori Govoni e le discariche di via dei Mulini(sopra alle quali oggi ci sono impianti sportivi, un supermercato, gran parte della Cannottieri)- consistenti contributi per le opere sociali e filantropiche; anche della Chiesa e negli anni cinquanta –inauguarazione nel luglio 1959- la proprietà Mazza aveva finanziato la realizzazione del centro marino di Spotorno- diretto dal cappellano di fabbrica don Campese- intitolato appunto all’ingegner Mazza, e destinato prevalentemente –almeno nelle dichiarazioni ufficiali- ai dipendenti ed ai figli dei dipendenti dell’Eternit. Ora è un albergo a quattro o cinque stelle... Nella prima metà degli anni settanta la nuova proprietà dell’Eternit parve intenzionata ad abbandonare il fatiscente ed infernale stabilimento del Ronzone per impiantarne un nuovo nella zona "Strada Valenza" dove, avrebbe utilizzato, al posto dell’amianto, una nuova fibra ecologica, già sperimentata all’estero. I sindacati (CISL, rappresentata da Gualtiero Tacchino e la CGIL con il segretario Migliora) portarono avanti con l’azienda una lunga e tenace trattativa, ma alcune titubanze dell’amministrazione comunale consentirono all’Eternit (che in realtà non aveva alcuna "voglia" di impiantare uno stabilimento con una nuova tecnologia- tutta da ammortizzare- che avrebbe consentito meno utili) di svicolare e continuare, realizzando la SPA "Eternit Casale", ad accumulare utili considerevoli sfruttando al massimo impianti obsoleti e puntando quindi al fallimento (metà anni ottanta); e chi si è visto si è visto. L’amianto cemento, oltre che dall’Eternit( Casale, Cavagnolo, Emilia/Romagna,Bagnoli, Siracusa) era prodotto dalla Fibronit (Milanese & Azzi) con stabilimenti a Broni e Bari; e dalla Sacelit (Italcementi) con stabilimenti a Genova, Senigallia e Messina. Anche in queste località, il mesotelioma è, tragicamente, di casa.( e non si capisce perché i responsabili non siano perseguiti come a Torino). GIANNI TURINO

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