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MERITOCRAZIA: UN MODELLO DAGLI USA

Gentilissimo Direttore, l’Università italiana è appena stata oggetto di riforma, ma a mio parere ancora molto resta da fare. Tra le altre cose, si è ritenuto opportuno adottare misure per contrastare la cosiddetta “parentopoli”, cioè i perversi meccanismi intesi a favorire i parenti di professori universitari nei concorsi a cattedre. Credo che si sia perseguito un giusto fine con mezzi non adeguati. Impedire a soggetti legati da un vincolo di parentela di diventare docenti nello stesso ambito universitario mi pare una discriminazione che va contro il principio per cui a tutti sono riconosciuti gli stessi diritti, compreso quello di partecipare a un concorso pubblico a prescindere dalle parentele. Se i concorsi, sia nazionali che locali, prevedessero l’utilizzo anche di filtri di sbarramento altamente meritocratici sul modello dell’USMLE statunitense, che sono a prova di qualsiasi raccomandazione, non ci sarebbe alcun bisogno di divieti non conformi con la nostra Costituzione quali quelli ora previsti. In realtà credo che l’utilizzo di tale modello possa e debba andare ben oltre l’ambito applicativo testé menzionato, ossia che tale modello debba trovare un impiego più generale. Ma che cos’è l’USMLE? Per spiegarlo, e anche per sottolineare quanto tempo sia passato senza che si sia fatto alcun passo avanti verso la soluzione del problema (forse invece se n’è fatto qualcuno indietro), vorrei riportare, tal quale, una mia lettera pubblicata nella Rubrica “Opinioni” de “Il Medico d’Italia” oltre 15 anni fa, per l’esattezza nel numero datato 24 novembre 1995. La lettera fu pubblicata sotto forma di articolo, dal titolo: “Ma con quale criterio è fatto questo esame?”, seguito da una nota esplicativa:”Si ritiene che nei concorsi per l’accesso alla carriera universitaria od ospedaliera le selezioni avvengano senza criteri oggettivi di giudizio. La situazione negli USA”. Riporto dunque il testo tra virgolette. “Attualmente nei concorsi per l’accesso alla carriera universitaria od ospedaliera o comunque a posti a vari livelli nel pubblico impiego è prevista almeno una prova scritta, che generalmente consiste nello sviluppare un tema su un argomento proposto dalla Commissione d’esame. Credo che difficilmente prove di questo tipo possano far luce sulla preparazione generale del candidato, atteso che l’argomento d’esame è solo uno tra le centinaia di possibili argomenti che formano l’oggetto di una determinata disciplina. L’aspetto più negativo è però secondo me quello legato alla mancanza di un criterio oggettivo di giudizio, il che permette la massima discrezionalità nella valutazione della prova stessa. In non rari casi tale discrezionalità è venuta in soccorso di commissari poco sensibili ai principi di meritocrazia e più inclini invece a criteri di selezione a priori dei candidati vincitori. Gli stessi limiti presenta questo tipo di prova anche quando essa venga utilizzata in concorsi per il conseguimento di specifiche idoneità (per es. idoneità primariali). A mio avviso è possibile in molti casi adottare un modello di prova scritta che non solo consente di condurre la verifica in forma analitica su tutta la materia d’esame, ma che, cosa non meno importante, garantisce anche una effettiva obiettività nel giudizio. Mi riferisco a un modello di esame che ricalchi in qualche misura quello utilizzato per l’esame di abilitazione alla professione medica negli Stati Uniti (United States medical licensing examination, USMLE), un mirabile esempio di prova che consente di valutare in profondità e nella sua globalità la preparazione dei candidati. L’USMLE consiste in circa 1600 domande a risposta multipla tratte da un unico pool di domande elaborate e aggiornate da una Commissione di Stato formata da docenti universitari, ricercatori e clinici di provata esperienza nei rispettivi campi. I questionari destinati a ciascun candidato vengono ottenuti attingendo dal pool di domande attraverso una selezione operata dal computer, al quale è affidata anche la lettura dei moduli di risposta. Questo modello potrebbe essere utilizzato, adattandolo alle specifiche esigenze delle singole discipline, nei seguenti casi: concorsi pubblici che richiedano una preparazione di tipo prettamente “tecnico” (sensu lato); vari tipi di esami universitari (per inciso, negli Stati Uniti gli esami della Facoltà di Medicina vengono espletati non in forma orale, ma per iscritto, attraverso questionari a risposta multipla); esami per il conseguimento di idoneità, quali per es. le idoneità primariali; esami di abilitazione a professioni ad impronta “tecnica”, compresa quella medica. Nel caso particolare dell’esame di abilitazione alla professione medica in teoria sarebbe sufficiente copiare fedelmente l’USMLE, che però, così com’è, porterebbe a una selezione formidabile, che verrebbe forse ritenuta eccessiva. A mio parere questo modello trova tuttavia piena giustificazione solo a determinate condizioni, e cioè che la prova sia articolata su un numero di domande sufficiente per una verifica analitica su tutta la materia oggetto d’esame e che le domande stesse siano di elevato livello concettuale (la prova, in altri termini, non dovrebbe rassomigliare granché all’esame a quiz per la patente di guida!). A garanzia di un elevato livello concettuale riterrei necessario che la elaborazione dei questionari e il loro continuo aggiornamento fossero affidati a Commissioni nazionali permanenti specifiche per ogni singola disciplina oggetto d’esame, sull’esempio dell’USMLE. Una eventuale legge che istituisse Commissioni di questo tipo dovrebbe indicarne la composizione, specificando peraltro i criteri per la selezione dei componenti, eventuali meccanismi e tempi per il loro avvicendamento, e così via. Mi rendo conto che non sia facile varare una legge che istituisca Commissioni specifiche per ogni singola disciplina, tuttavia ritengo la cosa non impossibile; è in ogni caso più semplice proporre una soluzione limitata all’esame di Stato, perché a tale scopo è sufficiente istituire per ogni professione una unica Commissione nazionale deputata a elaborare i questionari.” Così scrivevo nel 1995. A distanza di oltre 15 anni la mia opinione è ancora (purtroppo) la stessa, ma forse la situazione è peggiorata. Mentre io auspicavo che si elaborasse un sistema più rigoroso e fondato sulla verifica oggettiva delle competenze, il sistema è cambiato in senso diametralmente opposto. Mentre prima esisteva una idoneità primariale che si conseguiva a livello nazionale con criteri imperfetti e sicuramente migliorabili, ma che comunque consentivano di saggiare in qualche modo la preparazione dei candidati, si è poi passati dalla padella nella brace, dal momento che tale idoneità nazionale è stata abolita, per essere sostituita da una selezione ispirata non a criteri oggettivi, ma al contrario del tutto soggettivi, quand’anche la scelta possa spesso (certamente non sempre e necessariamente) cadere su persone degnissime e preparate. Ciò che in passato veniva fatto di nascosto, cioè di manipolare i concorsi perché vincesse Tizio al posto di Caio, e che non sarebbe stato possibile con l’applicazione rigorosa del modello che ho descritto, ora può essere fatto alla luce del sole; in altre parole, ciò che prima era reato, ora è legge dello Stato. I primari possono ora essere scelti del tutto liberamente e senza vincoli dai politici di turno. Ritengo che ciò rappresenti un peggioramento del sistema e che una selezione a livello nazionale basata su criteri oggettivi e che prescinda da meriti politici sia preferibile. Vorrei sottolineare il fatto che il modello USMLE potrebbe essere benissimo impiegato anche solo come primo filtro, ossia come primo passaggio di un iter più complesso che preveda la valutazione di titoli e di altre prove, quali la trattazione articolata e analitica di argomenti specifici. Esso garantisce che chi accede alle prove successive abbia una preparazione generale soddisfacente e lascia meno spazio alla mera “fortuna”. L’impiego di un tale filtro potrebbe inoltre rendere più omogenee le valutazioni negli esami di profitto nei diversi atenei (una sorta di “Invalsi”), garantendo una preparazione di base comune, che attualmente è aleatoria (servono ovviamente Commissioni nazionali specifiche per le singole materie, cosa che ritengo non impossibile da realizzare). Anche in tal caso l’esame può poi essere completato in forma scritta od orale secondo gli schemi più tradizionali. Per concludere, invito il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Prof. Francesco Profumo, a prendere in considerazione il modello USMLE, che, opportunamente adattato alle singole situazioni, può essere utilizzato, almeno in prima battuta, a mo’ di filtro, come modello generale per una selezione rigorosamente meritocratica basata su criteri univoci e oggettivi, cioè a prova di raccomandazione. Con i più cordiali saluti, un Grazie per la pazienza e gli auguri di buona Pasqua.

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