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LA RESPONSABILITÀ DELLE CONSEGUENZE

Il Ferrara che sente la sostanza delle cose è passato leggero come una ballerina sull’accusa a Monti del rozzo opportunista Di Pietro che fa piazza con la violenza verbale, giustizialista a senso unico e mentalmente dissociato dalle sue colpe, che da anni si consola per la delusione del fallito affondo di mani pulite nelle ricchezze del suo partito. L’accusa è impropria ma ha un fondo su cui riflettere. Monti, campando senza un progetto sull’ignavia di partiti in aspettativa, logorati da anni di stupido contrasto, ha fatto manovre importanti: ha ferocemente difeso il Nuovo Marco, detto Euro, e con l’arroganza di un professore che studenti asini fanno sentire bravo rifiuta ogni critica ritenendo geniali le banali soluzioni che escogita. Ha finto di contenere la prepotenza delle banche aumentandone potere e ricchezza. Nel momento meno utile ha mazziato la vecchiaia, esplodente peso sociale, togliendo di mano ai pensionati i soldi contanti e i pochi spiccioli di rivalutazione e ha fatto agitare i lavoratori con l’art. 18, che mancando il lavoro è ora solo un inutile vincolo scritto in uno statuto. Ha imposto tasse su tasse e non ha ridotto di una lira gli sprechi. Ha aumentato i debiti dello stato. Ha tolto a famiglie e imprese più di quanto gli fosse rimasto dai sessant’anni di arrabattamenti e duro lavoro, di sperperi e dif-fuse corruttele burocratico-politiche. Con gli ultimi risparmi degli italiani ha sostenuto il Nuovo Marco per tener testa al Dollaro, Obama ringrazia, facendone produzione e benessere tedeschi. Ora non abbiamo più né soldi né lavoro né prospettive. Con la sua faccia triste Monti ha tolto tutto senza creare nulla. Ha fatto riempire di debiti famiglie e aziende ed ha spento la fiducia e la luce in fondo al tunnel della crisi, ha soffocato la speranza e la voglia di fare e di risollevarsi. Ha sbagliato. Ha sbagliato Lui, non io né altri né gli esautorati zombi del parlamento. Delle conseguenze la responsabilità, carente di democrazia, è tutta sua. Se crolla un ponte mentre ci passa qualcuno, che muore, l’ingegnere che l’ha progettato non è più solo un incapace. L’incapacità è una colpa, ognuno deve essere responsabile della propria e pagare per gli effetti collaterali e i danni che causa: il giudice che sbaglia la sentenza, l’avvocato che perde la causa, il medico che sbaglia la diagnosi, il tecnico che sbaglia il progetto.

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