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La nave Italia ed il comandante Monti

Egregio Direttore, svolgo da oltre 20 anni la professione di dottore commercialista e non mi sono mai piccato di essere un economista. Tuttavia in questa fase terribile, di crisi profonda del paese non posso rimanere silente di fronte a certe scelte di politica economica che appaiono, ictu oculi francamente incomprensibili. Non Le scrivo per commentare il bassissimo profilo tecnico delle scelte sin qui operate ma è di tutta evidenza che nulla si risolve, continuando a far pagare cittadini e imprese. Siamo in un Paese allo stremo, vessato dalle tasse, perseguitato da Equitalia (con richieste spesso infondate), con un sistema bancario che – dopo essersi ripulito dai bond avvelenati (con i soldi dell’Europa procacciati da Monti in cambio della resa delle armi alla Germania della Merkel) – si è ora concentrato impunemente su come far finta di non avere un portafoglio “incagli e Workout” che tende a superare, in media, il 75% della gestione. L’IMU nelle aziende ha di fatto duplicato il costo della ex ICI e, in buona sostanza, diventa un canone di locazione allo Stato, con la differenza che il mutuo sull’immobile, le spese per la manutenzione e la gestione le continua a pagare l’azienda. L’attuale sistema fiscale, vuole le imprese in utile forzato (se sei in perdita per tre anni ti aumentano le tasse al 38%), con redditi ormai definiti su parametri anziché sulla realtà, prevede un’imposta ulteriore – unica al mondo nel suo genere – che colpisce, appunto, le imprese in perdita – purché abbiano dipendenti e siano indebitate con le banche: proprio quelle che andrebbero sostenute… Guarda caso l’IRAP incrementa la base imponibile con il costo del personale (nonostante il cuneo fiscale) e con gli interessi, realizzando il perverso meccanismo di creare base imponibile… dove semplicemente non esiste! Ma nessuno commenta: mi chiedo che ne sarà dei dipendenti di aziende che falliranno? Magari basterà vietare il fallimento per legge? Mi chiedo cosa abbiamo fatto di male, come cittadini di questo Paese, per meritare tutto questo e constato come sia senz’altro onestà (l’unica e la vera), quella di coloro che si sono tolti la vita perché incapaci di pagare i propri debiti (magari quelli dello Stato che da cattivo amministratore non paga ciò che compra). Ma è possibile che nessuno abbia il coraggio di denunciare questo stato di cose? di “liberalizzare“ la burocrazia che favorisce tangenti e malaffari? di ridurre gli stipendi di parlamentari e politicanti vari che guadagnano (meritatamente?) venti volte un impiegato? di privatizzare seriamente mastodontiche aziende a conduzione pubblica che vivono a nostre spese? di creare un reale meccanismo di compartecipazione alla spesa sanitaria facendo salvi grandi interventi salva vita così da eliminare sprechi? di ridurre le tasse per consentire di aumentare produzione e consumi? di tenere in carcere chi realmente ruba allo Stato? Mi scuso ed affido a queste righe il mio grido di dolore perché sono veramente stanco, stanco di sopportare impotente, cent’anni dopo il Titanic, questa “rotta tecnica” del Paese, non verso il porto sicuro, ma piuttosto su di una secca accuminata, sperando che nessuno affoghi e che qualcun altro raccolga i pezzi dei danni fatti. In questo, i nostri professori appaiono ispirati alla più nostrana teoria dell’ex Comandante Schettino, che dopo aver provocato una tragedia immane, ha rivendicato di aver salvato centinaia di vite! La saluto con rispetto . Marco Ciccozzi

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