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" Tengo famiglia"

Egregio Direttore, Le notizie non sono buone per l’Italia: La lega Nord è nella bufera, la disoccupazione giovanile ed under 35 è arrivata ai minimi storici. La lega che poteva essere un baluardo allo strapotere del governo Monti e dei Bocconiani, ha fatto Karakiri, anche se la mano che ha armato viene dai " soliti noti". Il " tengo famiglia" come dice lei ha rovinato la Lega e Bossi; anche nel suo movimento puro quanto si vuole, si annida l’italico DNA della corruzione e delle più svariate ruberie. E’ la nostro piastrina di riconoscimento: dappertutto c’è corruzione, appropriazione indebita, falso : reati che noi italiani abbiamo potenzialmente nel sangue, ma che si manifestano in occasioni propizie. Anche nelle altre nazioni esistono ma sono delle ciliegine in una torta. In Italia è quasi una norma comportamentale: qualsiasi evento bello o brutto sono potenziali trampolini per tuffarci nelle ruberie a danno della"res pubblica". La maggior parte degli italiani non ha avuto mai il senso e rispetto dello Stato ( non inteso come governo) e quando hanno avuto l’occasione, si sono precipitati a rubare o ad approfittare della res Pubblica, senza capire di arrecare danno. Si colpisce gli individui che hanno rubato allo Stato con le falsità, ma non si colpisce in modo esemplare chi ha reso possibile e credibili queste falsità: queste persone dovrebbero essere il minimo licenziate. Di chi è la colpa? La colpa è degli italiani e di chi non è mai riuscito ad instillare il senso e il rispetto dello Stato. Per noi italiani lo Stato si identifica con il potente e malvagio signore, il cattivo padrone, a cui " era lecito poter rubare". Non credo che il Professor Monti riuscirà ad eliminare questo nostro comportamento; per ora gli italiani, la maggior parte, gli danno fiducia credendo che sia il novello Cincinnato. Per me dovrà essere dato fiducia quando emanerà provvedimenti per incrementare la produzione e la crescita: Anche il mio commercialista tributarista avrebbe emanato gli stessi provvedimenti.Purtroppo non c’è l’aria che si respirava dopo la guerra: la voglia di ricostruire, stante il tarlo dell’odio

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