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Crisi economica

Un Paese che si occupa solo di chi sta meglio è luogo di prepotenze, soprusi e vigliaccherie. L’iniquità e sorella maggiore dell’illegalità e genera rassegnazione e con essa nipotismi, arroganze e sopraffazioni. Messi insieme legittimano abusi, corruttele e ladrocini ed ha un nome che si chiama Italia. Questo lerciume non conviene più neanche a quella gran massa che ha abusato e rosicchiato questo paese come topi con la gruviera. Servono regole che portano rispetto e siano capaci di garantire a tutti pari opportunità, sussidiarietà, giustizia e libertà e con esse il diritto di vivere dignitosamente mettendo il valore dell’uomo, di ogni uomo, prima dei mercati. Questi precetti non possono essere scritti da professori che non hanno la dote dell’equità. Togliere a pensionati e lavoratori e non alle banche ne è esempio. Non pagano neanche l’IMU in quanto ritenute “fondazioni benefiche”. Qualunque sia la traduzione giuridica di quelle fondazioni, i professori non l’hanno riconosciuta neanche alla Chiesa che ha la beneficenza nel suo stesso DNA. Un Vescovo prende poco più di mille euro al mese mentre il Suo rendimento per la società civile e mille volte quadruplicato. Senza la Chiesa, con tutte le sue debolezze umane, saremmo un Afghanistan europeo. Le banche invece non fanno bene a nessuno, sono come “chiattilli” che è un termine napoletano che indica le piattole e come loro si comportano non dandoti niente, tuttavia, sanno indicarti le loro consorelle finanziare dove puoi riscuotere quello che ti negano percependone beneficamente gli utili. L’Equitalia dei professori non è un santuario incriticabile ed è per questo lecito far sapere che i debitori sono quelli che non hanno da pagare e sono diversi dagli evasori costituiti in caste con tanto di lobby. Sui cittadini debitori tra l’altro grava anche l’onere, multiplo e indegno, del sostentamento dei gabellieri ed è la peggiore della iniquità perché sono stati messi in quella condizione da debiti derivanti da stipendi ridotti e tasse. Gli uni sono prede, gli altri predatori che utilizzano il sistema per distogliere l’attenzione dalla loro ingordigia. I partiti attuali, per quello che sono e per ciò che stati capaci di dimostrare, non possono concorrere alla formazione di nuove regole e quando lo fanno, come nel caso dei propri finanziamenti, ignorano la grave miseria della Nazione e si tengono i denari con ingannevoli palliativi, ignorando le sofferenze che li circondano, le corruttele, gli abusi e le sproporzioni dei privilegi che si autolargiscono. Le aziende dei partiti non conoscono disoccupazione e non s’hanno di crisi economica. I loro incarichi valgono più dell’enalotto e i loro stipendi non si riducono mai, semmai si possono sommare con plurincarichi. Anche i trombati, i portaborse e i portavoti godono di quelli che si chiamano diritti acquisiti e per loro l’occupazione non manca mai creata sulla misura con consociate e affini. Lascereste che la mafia dettasse una legge antimafia ?? Possono dunque i partiti emanare una norma anticorruzione?? Nel tempio dei mercanti i partiti non hanno più vergogna e nel mentre tolgono ogni aspettativa a chi lavora, da destra perpetuano la protezione di quelli che hanno depredato questo Paese preferendo mettere le mani in tasca ai soliti noti con emarginazioni e flessibilità; da sinistra s’industriano per la protezione delle proprie aziende e soprattutto dimostrano chi sono veramente pretendendo di difendere gli umili mentre dileggiano e disprezzano il Padre, la Madre e la fonte dell’umiltà che è il S.Vangelo, mediante loro fraterne trasmissioni televisive; al centro “azzuppano” dall’una e dall’altra parte. Chiedono sacrifici senza pudore e senza pudore si adoperano in sconcezze e insopportabili pubbliche recensioni. La crisi economica ha nomi e cognomi, da sinistra, dal centro e dalla destra. La spesa pubblica è configurata all’interno di un teorema che semplificato recita “ io prendo e tu paghi”. Agli insegnanti di questo tempo servirebbe insegnare che dalla crisi si esce riducendo la spesa a quella sostenibile. Un insegnante serio, estraneo a quelle caste, aprirebbe le casseforti dove sono confluiti e riposti i denari del “divario, della disparità e della disuguaglianza, talvolta del ladrocinio ” voluta da gentaglia famelica e volgare. Le pensioni sono state guadagnate e ottenute a spesa dei pensionati, gli stipendi dei dipendenti della P.A. non possono definirsi giusta mercè ma miseria. Ma, nella pubblica amministrazione vi sono impieghi e retribuzioni politiche che non hanno confronto in tema di disparità di trattamento. Non c’è impiego più stabile che formalmente può essere definito precario è di genere “family” - Si basa su una norma non scritta che recita. “Cambiando manico, io tutelo i tuoi, tu, tuteli i miei”. Nella politica degli annunci, il Sig. Prodi, negò aggiustamenti. Il Sig. Berlusconi ci ha goduto, i Professori ci studiano e nel frattempo ripetono quella “tiritera” - lo Stato non può permettersi spese per stipendi e pensioni - e questo ragionamento oltraggia la giustizia sociale fino ad ignorare perfino le professioni che offrono la propria vita per difendere quella degli altri. Le eccezioni riguardano se stessi e nel luogo dove si usano le asciugamani d’oro, li chiamano “diritti acquisiti” e i manager, soprattutto se sono amici degli amici (quando non sono familiari), anche se sono in possesso di doti da veri demolitori dell’economia, entrano di diritto nell’ambito dei benemeriti della disuguaglianza. C’è ne una marea. Il debito è loro ! eppure, le aziende dello spreco sono immutabili e i cambiamenti riguardano soltanto i loro stipendi limitatamente a politici, sub e affini. Le provincie, le inutili Municipalità ed i Consigli di quartiere ( che servono esclusivamente ai partiti come luoghi d’interesse e di formazione senza alcuna reale funzione e privi di attitudine al decentramento democratico) Gli Infiniti Consigli di Amministrazioni creati all’uopo per l’impiego di militanti, trombati e portaborse); L’occupazione permanente delle A.S.L. che ha degenerato il sistema ospedaliero (si tolgono gli ospedali ma non i consiglieri). Regioni, Province, Comuni, Comunità montane, ecc.ecc. possono condurre al loro interno affiliati con incarichi prestigiosi e stipendi d’oro e senza essere stati eletti dal popolo, bensì per scelta di chi viene eletto. Quanti ne sono ?? Quanto costano, direttamente per gli stipendi e per le varie indennità e consumi, e indirettamente ? su quanto denaro pubblico mettono le mani ?? Possiamo permettercelo ? Non è giusto abolire ogni forma d’incarichi esterni utilizzando quello interno senza ricorrere a squallidi motivazioni fiduciarie e professionali ?? Poi, ci sono un’infinità di consociate, associate, parificate, Onlus, ecc.ecc. che in buona parte sono veri centri d’impiego e di stipendi d’oro per la politica ed i suoi accoliti, quando non anche centri di corruzione. Non si contano i contributi alle O.N.L.U.S. che sono forme di associazionismo apparentemente senza scopi di lucro, ma tuttavia possono ricevere contributi per spese che se incassati non costituisce reato. A Napoli, c’era un efficiente servizio di nettezza urbana che era totalmente a carico del Comune. Nel mezzo di cinque/seimila netturbini comunque si trovava una pecora zoppa. Su questo fece conto chi ebbe cura di disgregare quel servizio attivando quotidianamente su alcuni giornali una vera e propria campagna di disinformazione e di declassamento. Nacque così una consociata dotata di un Consiglio di Amministrazione di politici e costosissime dirigenze sub. E’ un pozzo di S.Patrizio. Quei giornalisti beneficiarono poi di postume consulenze. Vi sono un’infinità di pozzi di S.Patrizio d è sufficiente potere essere nominati per pochi mesi per sistemarsi per tutta la vita. Questo ha prodotto la politica italiana. Fatta la legge trovato l’inganno e con l’inganno, da Scilli a Cariddi, si sono triplicati i vitalizi. Ora hanno bisogno di più soldi e per questo chiamano privilegiati quelli che hanno un posto fisso da mille euro al mese. Come si fece a Napoli con la NU comunale, stanno lordando la vita delle persone. Ecco dove trovare le risorse senza mettere le mani in tasca a coloro che affollano il nostro Paese con la loro onestà. Ridurre le disuguaglianze non significa togliere denaro a chi lo ha onestamente guadagnato semmai, si fonda sull’affermazione del merito, sulla eliminazione di storture che hanno determinato l’occupazione di posti di prestigio e di responsabilità a cura d’incapaci privando di quei poteri chi ne sarebbe stato capace. Non è utopia e neanche retorica e non serve nessuna rivoluzione che alla fine non porta niente di buono. Non è con la violenza che si risponde alla prepotenza. Serve UMANITA’ e chi non c’è l’ha sa dove trovarla. C’è stato un Uomo che ha tracciato la via. Per fare regole giuste che migliorando gli altri, migliorano noi stessi, serve Umanità. E’ una dota che. Oggi come oggi, non è riconoscibile nei Partiti e nei Professori, ma tra molti di loro la dote esiste e serve farla emergere. Forse la via giusta è quella tracciata da un Partito, discutibile quanto si vuole, ma che sta reagendo all’idolatria del denaro, sta dimostrando di avere al suo interno quella volontà e quella capacità di autoepurarsi. Quelli che restano formeranno il primo vero Partito. Gli altri appartengono ad un genere multivariegato di stile cosentiniano. Oilitta

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