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Politica energetica e conflitti di interessi

Egregio Direttore, vorrei porre alla Sua attenzione e a quella dei lettori la questione della politica energetica del Paese e dei contestuali conflitti di interesse del Ministro Corrado Passera. Da poco sono stati presentati i decreti che intendono rivedere la politica energetica italiana, con particolare riferimento allo sviluppo delle energie rinnovabili. Senza entrare nel merito dei singoli provvedimenti(ci sarebbe troppo da dire, peraltro), vorrei sottolineare il macroscopico conflitto di interessi del Ministro Passera nella gestione del tema in questione. Il Ministro infatti è un ex-dipendente della Società di consulting e lobbying McKinsey, come d'altro canto l'a.d. di ENI, Paolo Scaroni, e l'a.d. di Enel, Fulvio Conti. Per sapere come opera la Società McKinsey basta leggere quanto riportato dal sito wikipedia (http://it.wikipedia.org/wiki/McKinsey) dal quale riporto un breve stralcio: "(...) Un aspetto controverso dell'operatività della McKinsey è il suo non vincolarsi in esclusiva, ciò infatti potrebbe far sorgere un conflitto di interessi qualora team diversi di consulenti lavorassero per concorrenti diretti in uno stesso settore. (...)Tradizionalmente, McKinsey ha rivelato i suoi clienti solo in seguito di azioni legali, o nei casi in cui il cliente ha pubblicamente affermato ciò, pratica questa che l'azienda sconsiglia.(…) La stessa azienda in genere non commenta le situazioni degli specifici clienti e mantiene un'immagine esterna attentamente costruita e di basso profilo, che ha il vantaggio ulteriore di tenerla al riparo dal pubblico scrutinio sui risultati del suo operato, rendendo una ricognizione dei suoi clienti, del suo tasso di successo e della sua redditività difficile. Tale segretezza inoltre aiuta a tenere nascosti i prezzi di McKinsey, che spesso superano di molto i 15.000 euro al giorno per un team di consulenti.(…)" E' un fatto che la Società McKinsey, grazie anche alla guida di suoi ex-dipendenti, è consulente di ENI ed Enel. E' un fatto che i due soggetti che più hanno lamentato la concorrenza delle energie rinnovabili nei giorni scorsi, siano stati proprio ENI ed Enel. A quest'ultima, poi, è stata addirittura paventata la reale paternità del decreto ministeriale sulle energie rinnovabili (sembra ne sia rimasta traccia nel file trasmesso ai media). Ma l'operazione di drastica riduzione degli incentivi al fotovoltaico a chi gioverà in realtà? Non agli utenti finali, che non se ne accorgeranno proprio vista la ridotta incidenza in bolletta, come già spiegato dai tecnici del settore. Certamente gioverà ai maggiori produttori di energia da combustibili tradizionali (ENI ed ENEL) e a chi è verticalmente integrato in Europa, e in Italia in particolare, ovvero chi ha una propria fabbrica di pannelli fotovoltaici nel Paese: guarda caso proprio Enel ha recentemente investito nello stabilimento di Catania, finanziato (neanche a dirlo) dalla Banca IMI Sanpaolo (la banca di Corrado Passera). Non gioverà, invece, alla liberalizzazione del mercato, che vedrà sparire le piccole e medie imprese non più competitive sul mercato o le imprese straniere e italiane non verticalmente integrate. Per tutto quanto sopra mi chiedo: la politica energetica di un Paese come l'Italia può essere sviluppata e/o condizionata in modo così evidente da soggetti esterni alle istituzioni e certamente non votati all'interesse del Paese, ma di singole Società e/o persone? Più specificamente l'elaborazione degli studi a supporto dei nuovi decreti e della nuova Strategia Energetica Nazionale (SEN), come l'hanno chiamata con enfasi quelli del Ministero dello Sviluppo Economico, è frutto di una consulenza e/o collaborazione della McKinsey con il Ministero dello Sviluppo Economico, guidato da un suo ex- dipendente? Se così fosse non sarebbe giudicato inopportuno, sia per gli alti compensi richiesti, ma soprattutto per l'evidente (e altamente preoccupante) conflitto di interessi di questa Società che lavora già da anni al servizio degli ex-monopolisti (ENI ed Enel), come pure per altre realtà del settore? In caso di conferma, su un tema di tale importanza per il Paese, non sarebbe opportuno che Passera rassegnasse le dimissioni? Cordiali saluti Francesco Giunto

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