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Su Morosini

Egregio direttore, volevo complimentarmi con il giornalista Fabrizio Biasin e con lei per l'articolo "Piermario, l'ultimo che doveva morire" sulla morte di Piermario Morosini. Un articolo pieno di pietà, umanità e rispetto, in cui si legge tra l'altro: "Piermario Morosini, giocatore del Livorno con un nome da appello in classe. «Marchetti, Mori, Morosini...». E lui: «Presente!». Un nome qualunque, da cinque in pagella, magari cinque e mezzo. Finisce in prima pagina solo perché è morto sabato pomeriggio in diretta tv. Su un campo di pallone poi, roba per pochi, stramaledetti atleti. Fino a ieri lo conoscevano i tifosi delle squadre per cui tirava pedate e qualche ultrà avversario". E' proprio così: Morosini aveva un cognome qualunque, da cinque in pagella (perché, Biasin per esempio non è un cognome da appello in classe? Anzi, dato che a scuola siamo andati tutti, qual è il cognome "non da appello in classe"? E perché da cinque, poi? Biasin, per esempio, da quanto è?) E' veramente grande il giornalista quando sostiene che al povero Piermario, che non era nessuno, "è andata di lusso" perché ha avuto il privilegio di fermare i campionati e che tra qualche giorno nessuno si ricorderà più di lui. Che cos'è, invidia? "Oggi però gli va di lusso perché è domenica e piove, e quando piove la gente non è che esce a fare la scampagnata, sta a casa a guardare la tv e in tv parleranno tutti di lui e diranno quanto era bravo e buono, persino quanto era bello e puoi giurarci che era davvero simpatico, brillante, unico, l’amico che tutti avrebbero voluto alle elementari quando si prova a diventare grandi insieme. E invece a essere cinici bisogna dirla tutta: Piermario Morosini aveva la faccia normale del tizio che incroci sul tram, al bar quando bevi l’amaro, quella che te ne freghi bellamente, al limite la faccia da buono e basta, mica quella sgargiante di Beckham e Cristiano Ronaldo, beati loro e rispettive fidanzate". Ma che bell'elogio funebre! Fuor di celia, mia moglie e io troviamo l'articolo scandaloso perché sembra rimproverare all'atleta scomparso di essere stato un calciatore comune. Personalmente, anche senza averlo mai visto giocare, conoscevo di fama Morosini, che è stato nazionale under 21, cioè nel suo campo ha toccato quasi il top (Biasin potrà dire altrettanto? E quando, il più tardi possibile, morirà lui, che cosa scriveranno sul suo conto?) Che senso ha un articolo del genere? Perché occupare tanto spazio per scrivere queste, come vogliamo chiamarle, corbellerie? ? Vuole andare di proposito controcorrente, contro il "de mortuis nihil nisi bene"? Vuol essere "simpaticamente trasgressivo"? Ci sembra che i risultati siano penosi e che danneggino gravemente l'immagine di "Libero". Quanto all'ironia sul cognome: ignora Biasin che il cognome Morosini è un cognome illustre, portato da dogi e da condottieri veneziani come quel Francesco che fu chiamato il "Peloponnesiaco" per aver vinto la guerra di Morea e a cui è intitolato il collegio navale della Serenissima, frequentato da principi di sangue reale? Più avanti si tocca addirittura il blasfemo: "Piermario Morosini è stramazzato al suolo come un soldato al fronte e subito viene da smoccolare e mandare all’aria la messa della domenica urlando all’altare: «Cosa ci stai a fare tu con la “D” maiuscola se poi ti porti via l’unico essere che aveva diritto a un risarcimento?»" Non lo sa il sig. Biasin che alla morte, altro che "smoccolamenti" e "mandare all'aria la Messa", si convengono solo il silenzio e la preghiera? Franco e Daniela Damiani Via Gomiero, 8 35010 Villafranca Padovana (PD) tel. 049 9051240

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