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Parliamo di cose serie

Egregio Direttore, credo che, a questo punto, bisogna affrontare un argomento piuttosto serio: i nostri governanti, ci sono o ci fanno? Per prevenire, fin dall’inizio, possibili obiezioni sulla serietà dell’argomento, premetto che la trattazione che segue farà esplicito riferimento al noto trattato “Le leggi fondamentali della stupidità umana” del prof. Carlo M. Cipolla, esimio storico dell’economia, stimato docente in numerose università italiane - tra cui la Normale di Pisa – ed americane. Profondo conoscitore, quindi, degli ambienti accademici da cui provengono molti dei membri del governo. Occorre, innanzitutto, chiarire in maniera precisa ed incontrovertibile che cosa si intende per “stupidità”. A tale proposito, il Cipolla lega la condotta cosiddetta “stupida” al bilancio tra le conseguenze dell’azione per chi la commette e le conseguenze della medesima per chi la subisce. Mi spiego più chiaramente. Quando una persona commette un’azione essa, in generale, produce dei benefici o dei danni, di entità variabile a seconda della situazione. Benefici o danni che riguardano sia chi effettua l’atto, sia coloro che subiscono le conseguenze del medesimo. Si possono verificare, sostanzialmente, quattro casi: 1. L’azione determina benefici sia a chi la compie che a chi la subisce (esempio: un inventore si arricchisce con il brevetto di un dispositivo di utilità universale). Diremo di essere di fronte ad un’azione “illuminata”. 2. L’evento procura svantaggi al suo autore ma benefici per altri soggetti (si pensi ai gesti eroici o a chi sacrifica la propria esistenza in favore dei più derelitti, come Santa Teresa di Calcutta ). Siamo dunque in presenza di atti “eroici” o “santi”. 3. Poi ci sono quelle azioni – per la verità piuttosto diffuse – in cui l’autore trae vantaggio a scapito del suo prossimo (e qui Le risparmio l’esempio: ne troverà quanti ne vuole). Ci sono molti modi di definire tale condotta: la chiameremo, per semplicità, “banditesca”. 4. Infine – e qui arriviamo al fulcro della trattazione – ci sono eventi che causano un danno sia a chi lo compie che a chi lo subisce: è questa quella che il Cipolla definisce “azione stupida”. Qualcuno, a questo punto, potrà obbiettare che, effettivamente, si è parlato di “azioni” compiute dagli individui e non di “peculiarità” degli individui stessi. Cioè: chi effettua un’azione “stupida” è esso stesso uno “stupido”? E qua bisogna essere piuttosto cauti: chi non ha commesso, nella sua vita, almeno un gesto stupido (altrimenti definito “cazzata”)? E’ vero: come una rondine non fa primavera, una cazzata non rende stupidi. Tuttavia è legittimo introdurre un principio, diciamo, di “universalizzazione” (non mi viene termine migliore) che, appunto, consenta di superare il semplice atto e trasformarlo in attributo: da azione “stupida” ad individuo “stupido”. Ciò può avvenire in due casi: 1. il danno subito a causa dell’azione “stupida” è di tale gravità, per se e per gli altri (si pensi al disastro di Chernobyl, causato da alcuni operai, in seguito deceduti, che sentivano freddo e che invece di azionare l’interruttore che accendesse la stufetta hanno azionato quello sbagliato, che ha fuso il nocciolo del reattore: in questo caso è difficile trovare qualcuno che, sentita la storia, non esclami: che stupidi! Mai sentito uno che dicesse: che sbadati.), da legittimare l’estensione del concetto di “stupidità” dall’azione all’autore. 2. l’individuo inanella una cazzata dietro l’altra, a danno proprio e del prossimo, autorizzando la collettività a connotarlo come soggetto “stupido” ed a prenderne le dovute distanze. Ciò premesso, qual è la situazione dell’attuale governo italiano? Ogni giorno vengono presi provvedimenti che condizionano pesantemente la vita degli italiani. Poniamoci le seguenti domande: questi provvedimenti producono danni o benefici agli italiani? Producono danni o benefici al governo? E’ chiaro che le cose non sono solo bianche o nere. E i provvedimenti presi non sono solo negativi o solo positivi. Esiste sempre una gamma di sfumature e ciò che è utile per qualcuno è a volte dannoso per altri: la vita è così, nessun governo potrà mai accontentare tutti. Se accontentasse la massima parte dei cittadini sarebbe già un buon risultato. Riformuliamo allora le domande: i provvedimenti presi dal governo sono “mediamente” utili per i cittadini o inutili, se non dannosi? Il governo ne trae “mediamente” dei vantaggi o degli svantaggi? E qui ci starebbe bene un bel sondaggio. Ma poiché non c’è, azzardiamo delle considerazioni. Gli indici economici sono tutti peggiorati: PIL, debito pubblico, disoccupazione, consumi, mercato immobiliare, capitalizzazione delle grandi banche, ecc. ecc. Solo lo spread ha subito un miglioramento che però, alla luce degli ultimi dati, sembrerebbe solo temporaneo. Quindi, se anche qualcosa di positivo il governo ha fatto (non so cosa, probabilmente la legge delle pensioni, se si risolve il problema degli esodati) è plausibile affermare che l’azione di governo ha prodotto effetti “mediamente” negativi. E sui componenti del governo, quali sono stati gli effetti? Dal punto di vista finanziario negativi (anzi, per qualcuno, addirittura pessimi) poiché, per ammissione dello spesso Monti, i suoi ministri hanno rinunciato, per assumere l’incarico, ad una “paccata” di soldi. Dal punto di vista dell’immagine, sicuramente qualcuno ha ottenuto una visibilità che prima si sognava; ma alla fine dei giochi, quando si tireranno le somme, è probabile che molti ne usciranno con indici di gradimento bassissimi ed una reputazione tutt’altro che favorevole: praticamente, con le ossa rotte. A meno che, da qua a giugno 2013, le cose non migliorino: egregio Direttore, Lei pensa che sia possibile? Da altri punti di vista, non saprei: non ne vedo. Se qualcuno conosce qualche effetto positivo su membri del governo, lo esponi e tutti ne saremo lieti. Quindi, ritengo legittimo affermare che l’azione di governo non produrrà sui suoi componenti effetti “mediamente” benefici. In sostanza, applicando i criteri su esposti, se ne trarrebbe la conclusione che i nostri onorevoli governanti sarebbero “mediamente” stupidi. Cioè, non ci fanno, ma ci sono. Ma poiché il mio ragionamento potrebbe apparire un po’ troppo razionale e rigido, a questo punto lascio a Lei, che conosce molto meglio di me i soggetti, di approfondire la questione. Dirà Lei: non si può far di tutta l’erba un fascio. E poi, si tratta di professori universitari, stimati professionisti, ambasciatori, generali e chi più ne ha più ne metta Ed è vero: andrebbe esaminato caso per caso. Ma per quanto riguarda il resto mi permetta di enunciarle le prime due leggi fondamentali del Cipolla: 1. sempre ed inevitabilmente ciascuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione. 2. La probabilità che una certa persona sia stupida è indipendente da qualsiasi altra caratteristica della stessa persona. Dice che l’argomento non è serio? Legga allora la quarta legge fondamentale della stupidità umana: 3. Le persone non stupide sottovalutano sempre il potenziale nocivo delle persone stupide. In particolare i non stupidi dimenticano costantemente che in qualsiasi momento e luogo, ed in qualunque circostanza, trattare e/o associarsi con individui stupidi si dimostra infallibilmente un costosissimo errore. In altre parole: contro la stupidità non c’è difesa. E allora si, che le cose si fanno serie. P.S. “Le leggi fondamentali della stupidità umana” di Carlo M. Cipolla sono state pubblicate dall’editore “Il mulino” sul libello “Allegro ma non troppo”, collana “Contrappunti”: un libro che dovrebbe essere reso obbligatorio in ogni scuola. Non sono pagato per fare pubblicità al libro suddetto (non so neanche se sia ancora in catalogo).

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