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MONTI E LE PALLE

Per poca lungimiranza e molta presunzione la voglia di fare di un luogo comune una moneta per tutti e per sempre sarà presto travolta dal fallimento dell’Euro-Europa; questione di mesi. Dopo che con mosse da banale ragioniere ha bruciato risparmi e lavoro ostinandosi su un’idea senza fondamenta, dopo che le tasse hanno sottratto soldi alla sopravvivenza delle aziende, seminato paure e mietuto vittime, dopo che le zone industriali sono diventate mercati di capannoni vuoti e un’avvilente devastante tiritera di speranzosi vendesi, affittasi, vendesi, affittasi, vendesi, affittasi, vendesi, affittasi ……, dopo che il lavoro è diventato un bene raro, dopo che le nostre case non sono più una ricchezza ma un debito, dopo che benzina e bollette hanno sballato i bilanci delle famiglie, dopo che un futuro nel benessere è diventato un’utopia, dopo che con blitz da teatro ha scoperto(?) che molti non pagano le tasse i bar rilasciano pochi scontrini del caffè e alcuni hanno automobili lussuose (quasi mai italiane), dopo che si è crogiolato nei complimenti che non costano niente di governanti che pensano di più ai casi loro, dopo che non ha eliminato gli sprechi e i costi che non possiamo permetterci della politica e dell’organizzazione dello stato giù giù fino ai consigli di quartiere, dopo che ha pensato di potere fare sviluppo correggendo l’articolo diciotto e togliendo i soldi contanti, dopo che ha pensato di fare crescita con opere pubbliche (ma i soldi necessari li stampa?), dopo che le banche hanno continuato ad arricchirsi, dopo che … dopo che … non cerchi, ora, di togliersi d’impaccio provocando sproporzionati contrasti politici su questioni al momento secondarie come le pensioni salva Inps, l’articolo diciotto inutile se manca lavoro o le semplificazioni, illusorie se non si cambia la testa dei burocrati e dei dipendenti pubblici (le code agli sportelli sono il problema minore), per farsi licenziare dalla sfiducia del parlamento. Non cerchi di svignarsela col trucco buttando le colpe sul passato; non può uscirne lasciando le macerie in mezzo alla strada; prima pulisca. Oppure scappi lasciando la dignità e portandosi via presunzione, errori e fautori. Se ne faccia una ragione, al grido di "governo tecnico", "governo tecnico" è servito solo per smantellare un governante da vent’anni sgradito a istituzioni, giudici e avversari politici ma che più che dalla loro azione concentrata e martellante è stato reso inefficace dalla stupidità dei suoi parlamentari che non credevano di essere, da soli, niente. Con l’immodestia di chi insegna a studenti ancora ignoranti si è prestato alla dissennata demolizione e ha messo la sua voce nel coro che tacciava di tradimento ogni critica all’Euro tacitando ogni dubbio sulla sua utilità, tacendo le storture che ha prodotto e censurando ogni resistenza alla supremazia tedesca. Ora che tutto sta rovinando non scappi, rimedi agli errori. Non c’è banca centrale che tenga. Noi non siamo come i tedeschi, non ci comporteremo mai come loro e non vogliamo diventare il loro mezzogiorno. I tedeschi non sono come noi, non vivranno mai come noi e mai vorranno mantenere un costosissimo mezzogiorno. Manca poco al momento che i partiti riprenderanno il controllo, anticipi l’inevitabile, ci prepari all’Europa senza Euro, chieda consiglio a un tecnico che non insegni, come sanno fare i professori, solo cose già sapute ma sappia inventare soluzioni.

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