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Caro Presidente Monti

A volte si passeggia per strade affollate, assorti nei propri pensieri, noncuranti della gente che si incontra. Tutta uguale, tutta già vista, specie nei posti di mare con quell’aria festaiola e vacanziera che rende gli sguardi annoiati e l’andatura strascinata. Magliette dai colori sgargianti con scritte demenziali che coprono pance debordanti, esiti di inverni pigri e stravizianti. Vestiti succinti su corpi sfatti, oliati, bruciati. Bambini capricciosi con palloncini colorati, ondulanti su macchinine a gettone. Un gelato, una crepes e come corpi inerti si struscia schivandosi gli uni con gli altri. Una madre anziana tiene per mano suo figlio, dai capelli grigi scomposti, disabile. Ti domandi cosa c’entrano in un luogo di festa, chi sono, perché vogliono ricondurci al dramma dell’esistenza umana. Sono la vita. Il dolore e la dignità di una madre che accompagna il proprio figlio, legati da quella stretta di mano che li rende un corpo unico. Quella donna ha lo sguardo al giorno che dovrà lasciarlo ed allora chi si prenderà cura di lui?

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