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Professionisti dell'antiracket e solidarietà fumose

La mobilitazione dopo l'incendio - molto probabilmente accidentale - della pizzeria Sorbillo. Il silenzio dietro l'attentato subito da un commerciante di Bagnoli impegnato a combattere l'usura. Cose che succedono a Napoli. Una delle pizzerie più gettonate della città va a fuoco nella notte del 27 aprile, secondo i vigili del fuoco intervenuti, molto probabilmente per un corto circuito. Solo chi ha investito passione, tempo e denaro può conoscere il dolore provato nel vedere il risultato di una vita di lavoro andare in fumo nel corso di poche ore. Occorre mostrare rispetto e solidarietà per il proprietario e i dipendenti di quel posto. L'indomani si produce un secondo corto circuito. Stavolta investe la comunicazione e coinvolge autorità locali e personaggi in cerca d'autore. I Verdi diffondono nella mattinata un comunicato in cui parlano di "incidente non casuale", chiamando in causa direttamente il questore di Napoli invitato a seguire il caso personalmente. Da notare che non è casuale nemmeno l'interessamento da parte del movimento politico per questo esercizio commerciale, data l'amicizia del commissario campano Francesco Emilio Borrelli con il titolare Gino Sorbillo, protagonisti già in passato di iniziative politiche e sociali sul territorio. Per non essere da meno, l'assessore al commercio Marco Esposito si precipita a testimoniare la sua solidarietà al titolare della pizzeria ed emana un comunicato nel quale parla di “un gesto vigliacco, un attacco a una persona perbene, un tentativo di colpire la città”. L'esponente della Giunta comunale, senza conoscere le cause dell'incendio, si getta a capofitto in questa sorta di prova di forza (ovviamente a chiacchiere) contro la criminalità chiamata in causa, a quanto pare, a sua insaputa. E conclude con il pezzo forte: "al di là dei danni economici, che ammontano ad alcune decine di migliaia di euro, è inaccettabile pensare che si possa intimidire un imprenditore con la violenza. Sono sicuro che le forze dell'ordine faranno di tutto, grazie ai sistemi di videosorveglianza, per identificare gli autori dell'attentato. La Napoli migliore non si fermerà”. In sostanza Marco Esposito ha già stabilito le cause dell'incendio e individuato i mandanti dell'attentato, nella speranza che i suoi strali non fossero rivolti all'impianto elettrico del locale. Il Sindaco, da ex magistrato, non poteva certo sottrarsi al consesso di interventi accorati, al punto da spingersi ad autorizzare la pizzeria a proseguire l'attività disponendo i tavolini all'esterno nella vicina piazza Miraglia. La stessa piazza che qualche mese fa fu sventrata da una voragine e per la quale l'amministrazione comunale non mosse un dito per la sua messa in sicurezza, conseguita solo grazie all'intervento della Quarta Municipalità. Il vero capolavoro, tuttavia, lo si è prodotto sabato mattina con la conferenza stampa improvvisata all'esterno della pizzeria con la partecipazione del questore di Napoli, Luigi Merolla. Per il responsabile della polizia napoletana, i primi accertamenti escluderebbero la natura dolosa dell'incendio, "ma si tratta di un'indagine non approfondita che necessita della risposta ufficiale dei vigili del fuoco e della polizia scientifica". Comunque, ha aggiunto Merolla, "proprio per il valore dell'impegno di questo esercente, già dalla notte ci siamo attivati per indagare a tutto campo". Frase infelice che getta un'ombra sul tipo di impegno profuso nelle indagini dagli organi di pubblica sicurezza e sul trattamento di riguardo che in qualche modo viene riconosciuto a qualcuno rispetto ad altri. Una frase che tuttavia fotografa perfettamente la realtà, se è vero che appena due settimane fa un altro commerciante ha subito un attacco, quello sì definito doloso, al suo negozio senza suscitare l'interessamento di stampa e vertici dell'amministrazione locale. Si tratta di una macelleria situata alla periferia della città, nel quartiere Bagnoli, il cui titolare è un esponente dell'associazione anti racket. Nella notte tra il 13 e 14 aprile la serranda e l'insegna del suo negozio sono andate in fumo per l'incendio appiccato a un cumulo di rifiuti nelle immediate vicinanze. I vigili del fuoco hanno trovato tracce di liquido infiammabile sul cumulo di rifiuti andato a fuoco, svelando la dolosità del gesto. Così, mentre si favoleggia di una tavolata della legalità da realizzare nei vicoli del centro storico, con la partecipazione delle istituzioni chiamate a dare seguito a questo delirio 'comunicazionale' intriso di demagogia e finzione, Bagnoli resta isolata, troppo lontana dal centro di interessi e dalla propaganda cittadina. La lotta alla camorra è anche questo. Paolo Carotenuto

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