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Viva l'antipolitica

In questi giorni si fa un gran parlare di antipolitica, in vista delle prossime elezioni amministrative. Lo si fa soprattutto volgendo lo sguardo al movimento del comico prestato alla politica che risponde al nome di Grillo. Questa cosa mi ha fatto pensare parecchio e sono persino giunto a una conclusione. La posizione di Grillo è da sposare. Badate, che chi scrive ha frequentato sezioni di partito fin da adolescente; è cresciuto credendo in un certo tipo di Politica; quella fatta d’ideali, sacrificio e passione. Se allora mi avessero parlato (e in fondo successe) di antipolitica sarei insorto, perché non avrei permesso a nessuno di tarpare le ali a un sogno, un sogno che aveva quale epilogo un Paese migliore, un Popolo fiero e felice, una Comunità rispettosa e rispettata. Ma erano gli anni ottanta-novanta e la storia non attende nessuno, va avanti travolgendo tutto e tutti, persino i muri. Già, i muri, come quello di Berlino, che sancì la vittoria del capitalismo nei confronti del comunismo. Una parte del mondo gioì, l’altra accusò il colpo, ma chi perse veramente fu l’intera umanità. Ma ciò sarebbe successo chiunque avesse vinto il titanico scontro durato decenni. In un batter di ciglia cominciò a diffondersi per il mondo quel diabolico termine che ancora oggi è il simbolo della “modernità”, del “progresso”, del “benessere”: la GLOBALIZZAZIONE. Fummo globalizzati e le prime cose a essere fagocitate furono proprio le ideologie. Il nuovo corso del mondo non prevedeva passioni profonde, romanticherie d’altri tempi, orpelli dell’anima per nulla funzionali al vivere moderno. La politica perse così il privilegio della maiuscola e divenne appannaggio di chi stava al passo coi tempi, di chi meglio interpretava il New Deal proveniente d’oltre oceano e destinato a dominare il mondo intero. Fini bissò l’armistizio di badogliana memoria, cancellò un partito storico e antagonista confluendo nel calderone preparato dal guru Berlusconi e prese a indossare il kippah, come esatto dalle lobbies mondiali. La sinistra si riprese rapidamente dall’aver visto cancellato con un colpo di spugna ciò nel quale avevano ciecamente creduto per quasi un secolo riciclandosi più e più volte, perdendo a ogni nuovo acronimo un pezzetto del proprio passato, della propria identità, della propria dignità, concludendo la propria parabola allorché consegnatasi a Prodi, elaborò un programma elettorale e di governo che era esattamente la copia di quello berlusconiano. Tangentopoli diede l’illusione che una nuova aria avesse cominciato a spirare, ma fu solo una illusione appunto, a uso e consumo di coloro che avrebbero dominato le scene da lì a venire. E arriviamo così ai nostri giorni. L’Italia è allo stremo. Un paese che avrebbe delle risorse umane ed economiche da far invidia a chiunque ridotto a dover mendicare presso i grandi che grandi non sono. Un popolo che è stato educato, dal dopoguerra in poi, a pensare al proprio orticello, al proprio tornaconto, al “tengo famiglia”. Un meccanismo di vita quotidiana basato sulla conoscenza del potente, sulla raccomandazione, sul favore. Un popolo educato alla elusione del dovere, sempre e comunque, perché fino agli anni novanta anche solo pronunziare la parola Patria era una bestemmia. Amare la propria bandiera e il proprio inno era da estremisti. Nulla doveva richiamare il concetto di unità nazionale, di Popolo, di Nazione. Da una parte la DC, dall’altra i comunisti. Da una parte la corruzione dall’altra lo spauracchio di perdere la libertà. E così intere generazioni hanno dovuto turarsi il naso e votare DC (cit.), hanno preferito la corruzione alla prigionia. Un popolo intero cresciuto tra un bieco e controproducente assistenzialismo garantito da sindacati corrotti e partigiani (specie nel pubblico impiego) e uno stile di vita a immagine e somiglianza della Democrazia Cristiana, dove tutto è possibile se si hanno le conoscenze giuste. Ma con queste premesse dove avremmo mai potuto finire? La risposta l’abbiamo oggi sotto gli occhi. Con Berlusconi è iniziata la nuova era della politica italiana e noi, bravissimi a prendere il peggio dalle altre culture e andare oltre, abbiamo assistito a una degenerazione del nostro paese senza eguali. Ciò grazie anche a una alternativa inesistente: comunisti, ex comunisti, comunisti-capitalisti, gruppuscoli radical chic, imprenditori capitalisti di sinistra e chi più ne ha più ne metta. Prodi ha racchiuso nella sua persona tutte queste contraddizioni e la situazione in quelle lande è oggi ancora più ingarbugliata: i nostalgici (Rifondazione eccetera) sono fuori da tutto; il gigante (PD) senza più forze vacilla ma rimane al suo posto mentre gente come Vendola tiene il piede in due staffe, volendo far parte del famoso arco costituzionale e nello stesso tempo essendo il paladino dei compagni di staliniana memoria. Non solo. I compagni che inorridivano fino a pochi lustri fa, di fronte a tricolore, inno di Mameli e a concetti quali Patria e Nazione e che dileggiavano le istituzioni di un sistema del quale non riconoscevano l’autorità, oggi si sono tutti “indoppiopettiti”, si commuovono alle note di Mameli e richiamano tutti all’amor patrio, dimentichi di essere stati proprio loro i principali artefici della lobotomizzazione del Popolo italiano che ha estirpato dal suo DNA qualunque sentimento verso il proprio Paese. Veniamo perciò da vent’anni di saccheggio e non è che vent’anni fa partivamo da posizioni tanto favorevoli! Abbiamo visto all’opera tanti di quei signorotti che fatichiamo a ricordarne tutti i nomi, anche se basterebbe dare un’occhiata alle liste elettorali (e ahimè agli scranni parlamentari) per ritrovarli tutti lì, dal primo all’ultimo. Hanno creato il berlusconismo e l’antiberlusconismo in modo da scannarsi come in uno stadio di calcio, mentre il Paese andava a puttane. Ci hanno fatto diventare tutti degli ultras, mentre sotto sotto strappavano a morsi anche l’ultimo lembo di carne dalla carogna qual é ormai diventata l’Italia. Hanno portato il debito pubblico alle stelle, creando sempre più divario fra caste e popolo; hanno divorato miliardi di euro con lavori pubblici inutili, incompleti o semplicemente costati cinque volte tanto quanto programmato; hanno infilato in ogni ente pubblico uomini loro, portando ovunque la mala gestione, l’affarismo, il proprio tornaconto anziché la soddisfazione della comunità. Ovunque. A cominciare dalla RAI. Non sono stati in grado di proporre una legge valida per l’immigrazione e ci ritroviamo travolti da milioni di stranieri che si ritrovano un Paese costruito nei secoli dai nostri padri, dai nostri nonni, dai nostri avi e che fra qualche anno verrà consegnato nelle loro mani. Esportiamo laureati perché non siamo in grado di offrirgli lavoro e importiamo bassa manovalanza. Questo sta succedendo, quando invece avremmo potuto accoglierli dignitosamente, ospitandoli in un paese efficiente e pieno di opportunità, anche per loro. Invece quel poco di lavoro che c’è è nero. Ma ovunque volgiamo la testa ci troviamo di fronte gli scempi che hanno combinato questi politici. Emergenza rifiuti: in tanti decenni non sono stati in grado di prevedere e risolvere il problema. E intere città vivono nella immondizia. Abbiamo le assicurazioni auto più alte del mondo. E questo vale come esempio, perché questi politici non sono in grado di proteggere il popolo che rappresentano da situazioni capestro legalizzate. Siamo alla mercé delle banche. Comandano loro. Spillano soldi a ogni stormir di fronda, non concedono finanziamenti se non a chi già è ricco, investono in titoli spazzatura facendo ricadere su di noi le conseguenze. E la sanità? Forse è la pagina più vergognosa di questo pseudo paese. Altra vigna dove arraffare miliardi su miliardi. E vogliamo parlare del finanziamento pubblico ai partiti? Lo avevamo abolito con un referendum. Bastarono pochi mesi e i politici trovarono la soluzione con i rimborsi elettorali. Fu una delle prese per il culo più grandi della storia, deglutita e metabolizzata. Oggi intascano tanti di quei soldi che per il 70% non sanno che farci e sono “costretti” a investirli. I politici! E guai a parlare di abolire tale privilegio, neanche adesso che stiamo affondando come la Grecia! E i sindacati? Lo sapete che non sono tenuti a presentare alcuna rendicontazione dei propri bilanci? E non è un clamoroso schiaffo all’intero popolo italiano anche questo? I politici sono stati talmente corrotti e incapaci che si sono dovuti fare da parte e lasciare il posto ai tecnici, ultimo affronto al popolo. I tecnici. Da quando sono arrivati non hanno fatto altro che alzare le tasse, il che andrebbe anche bene se venissero fatte pagare in maniera equa e razionale. Dall’IRPEF lo stato ha introitato 173 miliardi quest’anno. L’IRPEF la paghiamo tutti, è sulle persone fisiche. Dai guadagni sui capitali (in pratica chi investe soldi e guadagna) ne sono entrati solo 8. Ci sarà qualcosa che non va o no? La breve cronistoria che ho fatto nelle righe precedenti deve far pensare proprio a questo: dopo tanti anni di governo (dell’una e dell’altra parte) perché siamo giunti a oggi con queste differenze sociali ed economiche? I politici hanno la responsabilità di tutto ciò. I politici ci hanno portato ad avere pochissimi che posseggono tanto quanto possiede il resto della popolazione. Come possono non vergognarsi i politici sapendo che ci sono persone anziane che vivono con 300, 400, 500 euro al mese? Chi ha permesso ciò? E chi ha permesso che altri andassero in pensione con liquidazioni milionarie e continuino a percepire pensioni da capogiro? Volete davvero fare qualcosa per il vostro popolo? Mettete un tetto massimo alle pensioni per cui chiunque smetta di lavorare non prenderà più di tremila euro al mese. Voglio dire: uno che ha lavorato quaranta anni con stipendi elevati per sopravvivere non ha bisogno di prendere cifre astronomiche ogni mese. Tagliamole e tutto il surplus ridistribuiamolo a chi ha le pensioni minime. Facciamo vivere la gente con almeno mille euro al mese, non più con 300. Anche perché nel frattempo tutto aumenta. Abbiamo la benzina più cara del mondo e la gran parte della spesa per i cittadini è dovuta alle accise. Tasse. La casta dei parlamentari ha ogni tipo di benefit, in gran parte tagliabilissimi, ma fino a oggi non hanno rinunciato a nulla e a nulla rinunceranno. La giustizia? Lenta e spesso ingiusta. Ciò dovuto principalmente a due motivi: da una parte la politicizzazione della magistratura per cui chi è lì non opera secondo giustizia ma secondo fede politica o di interesse. L’altro motivo è la scarsità di risorse destinate a questo essenziale settore del paese. Ma siamo sempre alle solite: chi ci ha portato a ciò? Chi ha governato? E potrei continuare per ore, perché non esiste settore nel quale non sia arrivato il malaffare generato dai politici. Giungiamo così all’ultima fatale domanda: vogliamo l’antipolitica? Assolutamente sì! La politica l’abbiamo vista cosa sia in grado di fare; i politici li conosciamo uno per uno, stanno lì da decenni e sotto la loro guida siamo giunti ai risultati odierni. Allora eccome se vogliamo l’antipolitica dal momento che la politica è questa! Siamo arrivati a un punto per cui ci potrebbe salvare solo una rivoluzione ma un popolo lobotomizzato quale siamo non è in grado di scendere in piazza. Alcune frange lo fanno e lo hanno fatto in passato, ma sono frange con interessi del tutto particolari non certamente quello del benessere del paese. Anarchici, ultra comunisti, antagonisti. Menano, rompono, sfasciano senza un obiettivo preciso se non il caos. Invece dovremmo scendere tutti in piazza, estrema sinistra, estrema destra, popolo: tutti uno al fianco dell’altro, con un obiettivo preciso, rimettere in piedi questo paese. E’ pura utopia, lo so e infatti continuiamo a subire soprusi dal Monti di turno, dalla piangente Fornero, dal sorridente Passera, tutti uomini dei poteri forti, tutta gente che viene dalle banche e i risultati già si vedono. Concludo. Non essendo in grado di scendere in piazza come popolo c’è bisogno di qualcuno che dia una spallata a questo sistema marcio e l’unico in grado di farlo è Grillo col suo movimento. Buttiamo giù le impalcature di questo stato dei ricchi, di questo sistema a caste, di questa dittatura del denaro mascherata da democrazia. Cominciamo con una bella spallata, poi il resto verrà. Di certo non potrà andare peggio di come siamo messi ora. Marco Milani

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