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Crediti dallo Stato

Egregio Direttore, in questi giorni si parla molto di una proposta giustissima, ma, temo, del tutto inattuabile, dato lo stato delle nostre finanze: cioè di esentare almeno in parte dal pagamento delle tasse quelle imprese che hanno dei crediti nei confronti dello Stato, a causa dei quali, nel frattempo, ci sono stati molti fallimenti ed anche suicidi. Che dire allora della situazione di noi profughi giuliano dalmati (ancora esistiamo, anche se quasi nessuno lo sa!) che vantiamo crediti nei confronti dello Stato almeno dal 1948 per i beni che abbiamo perduto e di cui l’Italia si è servita per pagare i danni di guerra alla Jugoslavia, con l’impegno, sia ben chiaro, di rimborsare i legittimi proprietari? Potendosi considerare ogni singolo cittadino partecipe e responsabile del debito dello Stato, ha mai pensato, Direttore, che anche Lei, personalmente, mi deve dei soldi da 65 anni? Quando intende pagarmeli? Mio padre è morto ed ha avuto solo un piccolissimo acconto; io ho 79 anni, fra poco morirò anch’io, quando Dio vorrà, ed ho avuto un altro piccolo acconto: all’incirca sono stato saldato per il 20%. E il resto? Noi non facciamo scioperi, né manifestazioni, né ci leghiamo con catene a qualche cancello per protestare. Però paghiamo le tasse, IMU compresa. Penso che se il Suo giornale dedicasse due righe al problema, non sarebbe una forzatura. Sono una persona educata, e quindi non scrivo quello che mi verrebbe voglia di scrivere. Si abbia tutta la mia considerazione. Pisa, 2 maggio 2012 prof. Antonio Dianich ex insegnante nei licei statali

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