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Il portinaio tra il mito e gli sfratti

“Un portinaio che si spegne è un piccolo vuoto nello scorrere della vita quotidiana, una certezza biologica a cui non è associata nessuna tragedia”. Con questa parole Muriel Barbery nel libro “L’eleganza del riccio” ha evidenziato una delle figure lavorative più semplici e apparentemente meno rilevanti nel contesto sociale: il portiere di condominio. Un tempo il lavoro di una vita, un mestiere di quelli che seppur dal <>, senza troppa autorità, ma con molta umiltà ha spesso segnato il cammino di chi ha incrociato la sua strada. Il portinaio conosce e dispone poiché il suo potere è situato sul crinale che separa pubblico e privato. Un padrone, di solito ha molti sottoposti. Che per definizione sono quasi sempre più dei superiori. Il portinaio invece è un caso raro di sottoposto a tanti padroni. Sta all’incrocio delle voci, delle abitudini, siede tra interno ed esterno. Si è proprio vero, un tempo il lavoro di una vita oggi dura solo pochi mesi. Il caso di cronaca del portiere cinquantaseienne di Napoli che si uccide perchè licenziato dal suo condominio, ci affaccia, non solo ad una realtà di società in crisi segnata da congedi ed espulsioni ma, ci riporta a mente quanto il senso della figura lavorativa oggi perde non solo la sua presenza ma anche il suo valore. Il senso di fiducia, di affetto, equilibrio e stabilità del portiere di condominio ha un fascino che non passa mai di moda, nonostante le reti informatiche abbiano contribuito alla scomparsa di questo mestiere. Infatti, i processi telematiche anteponendo la modernità ad una figura tradizionale e secolare hanno allontanato la magia che un tempo ha suscitato l’interesse di poeti, scrittori e registi proprio per la sua capacità di ascoltare, accompagnare, guidare lo scorrere di generazioni. Una storia come molte quella del custode Giovanni Caccavalle, vittima della crisi economica e del disimpegno economico del condominio che presi dalla piaga della morosità non sostengono più i servizi, incuranti che tutto ciò porterà alla soppressione del servizio di portierato ma soprattutto incuranti di contribuire alla formazione di una città senza storia, senza gusto, “come una zuppa senza pepe né sale una ratatouille informe “ come scriveva Celine.

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