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Necrologio della nazione, trionfo dell'anarchia

So di scriverLe quasi “un libro”, caro Direttore, con poche speranze di essere pubblicato nelle pagine del Suo giornale. Pur ci provo per avvilimento e disperazione, mi passi questo termine enfatizzato. Avevo iniziato (e praticamente ultimato) questa lettera poco più di un mese fa, senza mai decidermi a rifinirla, eppure nel rileggerla sembra già superata dal precipitare degli eventi: chissà, forse sono solo depresso. Chi Le scrive lavora in un'associazione di categoria, non farò nomi così evitiamo malintesi e sospetti, da qualsiasi direzione essi possano provenire od approdare. “Purtroppo” ci lavoro da tanti anni, migrando spesso a livello di funzioni e ruoli, tecnici, sindacali o politici; troppi anni per non constatare come l'Italia abbia una malattia autoimmune, votata all'autodistruzione nella ultra ventennale ricerca di: equità effettiva, semplificazione pratica, unità nazionale reale e non demagogica, lotta agli sprechi, rilancio. Prima di proseguire voglio mettere i puntini sulle i: sono prima di tutto un dipendente, ragiono da dipendente non da autonomo, però sono anche un cittadino, che per sua sfortuna ha avuto la possibilità di toccare con mano tanti ambiti. Un cittadino che negli ultimi venticinque anni è stato politicamente incantato da tanti, evitando gli estremi direi sia a destra sia a sinistra; incantato e deluso, adesso non più: solo distaccato. Completo questa premessa aggiungendo che per me il Dott. Monti è uno dei tanti commissari straordinari che l'Italia deve periodicamente convocare per mandare (trascinare) avanti la baracca: come tale, trascorso il suo tempo, finirà, divorato e rigettato dal precipitare degli eventi o dalla classe politica. Una classe politica che concerta su ogni cosa, pur di non assumersi responsabilità o competenze: divisa nei colori ma pronta a unirsi quando la patata diventa troppo indigesta e serve un (inconsapevole?) Don Chichotte, onesto per vocazione. Ecco, un onesto e “tecno competente” Don Chichotte, quale appunto l'attuale Premier. Basterà?? Non mi illudono gli altalenanti spread al ribasso rispetto all‘epoca Berlusconiana, spread in balia di una finanza globale ormai in mano a se stessa; perché in fondo l'Italia è sì una Torre di Pisa…. costruita in cima ad un'altra Torre di Pisa: resta da verificare che la prima torre non caschi. Torniamo a casa nostra: in questi mesi si è parlato di rilancio, di liberalizzazioni di sostegno all'impresa, di rinascita ecc. ecc. Parole grosse come macigni. Sorrido amaramente quando scorro i provvedimenti che dovrebbero rimettere in moto quello che giustamente chiamiamo Bel Paese, o meglio Bei Paesi (sì paesi, perché una nazione è un'altra cosa ma non è il nostro caso). Mi spiego meglio, ormai è assodato come una parte importante dell'economia italiana sia stata e sia sorretta da un miriade di Micro o piccole aziende. (ndr: una eventuale appartenenza a questa o quella sigla di categoria non rileva nel mio discorso, contano solo le dimensioni reali di un‘azienda). La Media impresa certo esiste, la Grande è più rara. Malauguratamente la Grande impresa è anche quella meglio attrezzata per sopravvivere in un sistema ingessato e burocratizzato come quello italiano, grazie alle dimensioni, alla strutturazione e organizzazione aziendale ed alle proprie economie di scala. La micro o piccola impresa è radicata e legata al territorio, molto meno la media o la grande: sono qui a testimoniarlo le fughe all’estero di reparti, investimenti, intere fabbriche o produzioni, per scelte tecnicamente lecite a livello di convenienza economica, tassazione, mercato. Di là delle buone intenzioni, anche il Dott. Monti deve inchinarsi a questa realtà, l'Italia, sia nel breve sia nel medio periodo, dovrà fare ancora più affidamento su: 1) una base economica polverizzata in centinaia di migliaia di piccole aziende 2) l'autoimprenditorialità dei cittadini. Così sono nate le liberalizzazioni, gli incentivi più o MENO tangibili per aprire un'attività, le nascenti riforme degli ammortizzatori sociali e dello Statuto dei Lavoratori, od ancora i “simpatici” anatemi contro il posto fisso e magari vicino a casa (sembra passato un secolo eppure è roba di qualche settimana). Qual è il comune denominatore di questi interventi? quello credibile, visti i tempi di magra globale. A) La competitività oppure l'allargamento della base sulla quale poter operare ogni forma di controllo e di burocrazia? B) Il rilancio del paese o il contenimento SOLO di UNA CERTA spesa pubblica? (spesa gestita malissimo per anni ma fondamentale in uno Stato civile) C) L'aumento del gettito fiscale (in tempi di recessione??) oppure delle possibilità, alla bisogna, di IMPORRE maggior prelievo, senza temere importanti fughe di imprese all'estero (dove scappa “uno da solo” o con due-tre dipendenti?) La morale é spingere il cittadino a mettersi in proprio. Non male in se come principio. Non male in altre nazioni!! Nel paese Italia la morale esatta diventa: spingere il cittadino a mettersi in proprio, perché pesi meno sullo Stato e sia nel contempo più solo/indifeso nei confronti dello Stato stesso. Ad abbozzare certi concetti provo imbarazzo, mi sembra di essere anarchico. Oggi quando qualcuno viene in associazione per chiedere informazioni su come iniziare un'attività, vorrei dirgli di “non fare cazzate”, pensarci, aspettare che passi la voglia: rischierei il licenziamento a farlo. Quante partite iva stanno aprendo per disperazione/necessità, senza sapere a cosa vanno incontro! Quante ne chiudono subito dopo?! Tra il mettersi in proprio e scappare (emigrare) all'estero, in cerca di miglior fortuna, capitasse a me scelgo la seconda strada. Non sto scherzando, più avanti scenderò nel pratico. Qualche mese fa è venuto a trovarmi un uomo dell'est europeo. Voleva qualche informazione, gliel'ho date per le mie competenze, i colleghi hanno fornito le loro. In un italiano stentato, la sua conclusione è stata (giuro): “se sei a piedi ho capito che in Italia per SOPRAVVIVERE devi decidere se fare il ladro oppure se fare il falso quando o se ti metti da solo. Tanto vai sempre contro la legge”. Sarà stata sicuramente una eccezione nel nostro Bel Paese…. Sto parlando di una persona che cerca di vivere normalmente, mica vivere alla grande, magari permettendosi fughe in amene località come Cortina grazie a laute entrate. Ad ogni modo quell’uomo non l'ho più rivisto. Caro Direttore per un’impresa non è solo un problema di TASSAZIONE delirante bensì di tutto quello che insensatamente gira intorno all’impresa stessa. Ancor più insensato visto l’attuale disastroso momento. Anzi non tocco neppure l’argomento tasse IMU & C., mi basta pescare a caso dal mucchio delle altre assurdità ed ipocrisie del nostro sistema. Prima pesca. Parliamo di rifiuti, ambiente ecc: questioni spinose in Italia, da sempre. Bene. Cinque anni fa è diventato operativo l’ennesimo carrozzone all’italiana: il cosiddetto “Albo dei Gestori Ambientali“, figlio del vecchio Albo nazionale gestori rifiuti. Come sempre gli intenti ed i principi di fondo sono sacrosanti, gli input sono comunitari (direttive varie) mentre caos, burocrazia, chicche, varianti e assurdità sono made in italy. NOTA, prima di proseguire: se ha voglia vada a scorrersi queste tre direttive cardine: 75/442 del 1975 (peraltro abrogata) - 91/156 del 1991 e 12/CE del 2006; poi prenda in mano la legislazione italiana e capirà anche Lei che l’Italia non confina con la Svizzera bensì con la Cambogia, con rispetto parlando. Non entro inutilmente nei dettagli, mi limito ad un esempio pratico. Oggi un giardiniere per portare i propri rifiuti (intesi come tagli e potature, ramaglie, foglie secche ecc) fino alla discarica/compostaggio deve: 1) pagare per il servizio discarica, giustamente, 2) avere un documento di accompagnamento del suo carico di sterpaglie. Fin qui tutto ok. Nel caso del giardiniere fa sorridere considerare la natura alla stregua di un rifiuto….pazienza perchè in questo caso è l’eccezione. Ma??? Deve essere anche iscritto (guai a lui, guai a lui) alla sezione regionale dell’Albo Gestori Ambientali, annotato cioè tra le imprese che effettuano il trasporto dei propri rifiuti. Come per il giardiniere il discorso vale per il muratore, il vetraio, il falegname, o ancora per il carpentiere, per l’edile (non intendo amianto od ethernit ma cose più semplici) ecc. ecc Vediamo di capirci: parliamo di imprese (quasi sempre micro) che non stanno andando a scaricare nel fiume Mincio bensì di persone che, in ossequio a quella giusta e lecita esigenza collettiva che è l’ecologia, scaricano già nel posto giusto cioè la discarica attrezzata. Tutti gli altri, quelli che della legge se ne fregavano prima, continueranno a fregarsene dopo, ovvio. Qual è la vera fregatura? Semplice: se non hai quel pezzo di carta, per lo stato (la s maiuscola va meritata) diventi un criminale con tutte le conseguenze del caso, anche se stai facendo la cosa più corretta sia sul piano pratico che civico: cioè lavori con partita iva, NON trasporti plutonio, magari in nero, hai il tuo documento/bolla di trasporto, paghi per il servizio di smaltimento, stai scaricando in discarica e non alla rotonda dall’autostrada. Vuole una definizione più pratica di Albo Gestori Ambientali rispetto a queste situazioni? 168 euro di tassa di Concessione governativa (lo stato ti CONCEDE di essere rispettoso dell’ambiente) cinquanta di diritto annuale, qualche marca da bollo, diritti di segreteria per l’iscrizione, un po’ di attesa e via. Capito l’antifona? Non solo; dal 2008, in ossequio all’ennesima modifica legislativa, moltissime imprese già iscritte in precedenza all’Albo dovevano ri-presentare la domanda, per integrare alcuni dati che in passato non erano richiesti (si sa che le leggi non nascono al primo colpo in Italia). In pratica: altro tempo perso, altri diritti di segreteria, altra marca da bollo, altri oboli per le spedizioni se (logicamente!) non si ha tempo per recarsi di persona a ritirare il nuovo provvedimento di iscrizione. Come si potrà ben immaginare: migliaia di aziende non hanno provveduto al sacro rito di adeguarsi nei termini, solo per non conoscenza, disinformazione, ignoranza o sottovalutazione. Risultato? Cancellate d’ufficio da questo albo. Ad esempio in Lombardia sono oltre seimila imprese! Potenzialmente criminali. NOTA, per chi ha stomaco: dal sito dell’Albo scaricarsi e consultare le centinaia di pagine in formato pdf, con gli elenchi dei cancellati Quindi? Tutto da rifare altrimenti….senza l’iscrizione non entri neppure in discarica, persino se hai la bolla d‘accompagnamento, il certificato iva e l’iscrizione alla CCIAA: niente di niente, i delinquenti stanno fuori!! e prega che non ti fermi “la Stradale o la Finanza“. Mi domando chi è il vero delinquente. Morale ironica: penso che sia proprio con provvedimenti come questi che si svuotino le discariche abusive e gli angoli dei boschi. Ho in mente due scene che mi fanno piangere. -prima scena: la copertina di un semplice quaderno a quadretti, regalatoci alle elementari da qualche istituto bancario, quaderno dove per la prima volta leggevamo la parola ECOLOGIA… e ci piaceva, era bella, naturale, semplice. - seconda scena (non me ne vogliano gli interessati): Monti che parla di semplificazioni, liberalizzazioni e altre amenità o Berlusconi che raccontava di avere risolto il problema dei rifiuti. Altra pesca-esempio. Rimango sui rifiuti; per la verità potrei attingere da altre tematiche…come la legge 81, meglio conosciuta come 626: evito questo campo perché non vorrei passare per demagogico e qualunquista ma ne avrei di cose da scrivere!! Sulla 626 mi limito a considerare che c’è un business vergognoso, anche grazie alla facile suscettibilità dei sindacati e all’interesse degli addetti ai lavori. Un business fine a se stesso, è tutto da dimostrare che migliori significativamente la sicurezza; di sicuro è che lascia invariata o al ribasso la capacità di crescere e meglio competere del nostro paese. Non mi si fraintenda: la sicurezza è sacra ma si deve trovare un compromesso, visto che competere significa combattere con Paesi dove le persone lavorano in regime di semi schiavitù. Altrimenti chiudiamo le frontiere ai loro prodotti: bisogna scegliere. Invece? Giù adempimenti, variazioni, adeguamenti continui. Sempre più complicati, ripetitivi e costosi: dai corsi che scadono o non sono più a norma, passando per l’obbligo di valutare lo stress, finendo con l’estensione a tutti degli obblighi finora riservati ad aziende con almeno dieci addetti. Sorrido, ancora amaramente, quando vedo il premier o qualche suo emissario (Grilli in giorni recenti) fare il giro e la questua in Asia, al massimo possiamo sperare nell’elemosina, cioè soldi regalati, mica investimenti!! Riprendiamo dunque con gli esempi. Restiamo appunto in tema di ambiente e parliamo di Sistri, cioè di un maxi sistema informatizzato per controllare il flusso dei rifiuti a livello nazionale in ogni istante e momento. Peccato che: non ha finora funzionato, è macchinoso, aumenta i costi di gestione, complica tremendamente la vita ai soliti noti (mentre chi ha pelo sullo stomaco non andrà certo a raderselo in ossequio al Sistri) Il Sistri è stato istituito nel 2009, prorogato, modificato, finalmente sepolto (l’estate scorsa) poi purtroppo resuscitato sulla spinta di: buonismo trasversale ambientalista (magari bastasse un Sistri), tecno/burocrati tirati per la giacca da qualche lobby di servizio, rivincite politiche, capricci e smanie di informatizzazione e modernizzazione della nazione a tappe forzate. Il Sistri si interseca e stratifica con la normativa preesistente in tema di rifiuti, abolendone solo parzialmente i costi ed i dettami, in sostanza complicando le cose. Lo chieda ad un parrucchiere, cosa deve fare per smaltire le bombolette o le confezioni delle tinture. Non basta più differenziarle o conferirle ad uno smaltitore. --Dubbio personale: se dopo l’uso una bomboletta di lacca od una bottiglietta di tintura diventano rifiuti speciali e non lo diventano una lattina di aranciata o la bottiglia del chinotto consumato al bar, cosa ci mettono in testa i parrucchieri?? Roba che uccide? Com’è possibile? Tuteliamo l’ambiente e non la salute delle persone??-- E’ proprio sul Sistri che si vede quanto il Paese sia marcio e come nascano realmente quelle che noi chiamiamo rispettosamente leggi. Chi ha bisogno di verificare quello che scrivo ora, può spulciarsi il sito del Sistri (.it) Udite udite: chi mai salverà una piccola impresa dal “casino procedurale” indotto dal Sistri? Naturalmente l’associazione di categoria, che diamine! I paladini dell’impresa, quelli che ogni tanto strillano qua e là per invocare semplificazione, attenzioni, allarmi, dossier, convegni bla bla bla però sotto il tavolo mettono le mani sui cogl... (viene in mente una canzone di De Andrè) e nel frattempo organizzano il business, i servizi, il pacchetto all inclusive per i soci/aziende. Mors tua vita mea! Questo discorso, con sfumature e velature differenti, vale anche per altri ambiti/legislazioni/obblighi a carico delle imprese, noi ci limitiamo al Sistri: è la legge stessa (art 7, comma 1, del DM 17 dicembre 2009) che CIRCOSCRIVE la possibilità di farsi aiutare dalle SOLE Associazioni. Così è meglio, no? Si ma per chi? D’altro canto la maggior parte delle organizzazioni di categoria ha smesso da tempo di fare l’associazione, nel senso puro e nobile del termine, preferendo l’attività di centro e supermercato di servizi. Scelta perfettamente legale, però i risultati sono questi. …quando si parla di lobby dei servizi! Monti si illude di liberalizzare, abolendo o strigliando qualche ordine professionale. Terzo ed ultimo esempio. Parliamo di Comunicazione unica di impresa, ovvero come mettere l’elettricità alla burocrazia o, se preferite, come automatizzare (non semplificare) la burocrazia. Potrei già chiudere la questione ma un accenno più approfondito lo voglio fare. Come noto la Pubblica Amministrazione in questi anni è stata investita dai venti dell’innovazione. Informatizzare, telematizzare, trasferire nelle nuove tecnologie il rapporto con il cittadino o l’impresa e via discorrendo. Persino una marca da bollo viene ormai generata con sistemi elettronici o addirittura virtuali (intendiamoci, la marca da bollo non è sparita, si è solo smaterializzata, il principio medioevale che la mantiene vige ancora). Così succede che anche un’impresa debba confrontarsi con questo nuovo e moderno stato di cose. Nessun problema per un Marchionne o per una media azienda: fior di consulenze e professionisti a disposizione risolveranno in poco tempo ogni problema tecnico. Il prezzo non è quasi mai un problema. Parliamo invece degli altri, quelli che vorrebbero iniziare o semplicemente chiudere. Un tempo esistevano gli sportelli delle Camere di Commercio: affollati, “operativissimi“, spesso collaborativi, a volte al collasso; sportelli dove in coda trovavi di tutto, dai funzionari di qualche studio agli addetti di altri enti, dai privati cittadini ai titolari di impresa. Era un fatto fisiologico e normale, perché gli sportelli erano il tangibile punto di contatto, anche umano, tra l’ente e l’esterno. E gli sportelli funzionavano!! Anche grazie a sportellisti preparati, spesso comprensivi o quantomeno elastici mentalmente (non stiamo parlando di “oliatori” ma di gente che cercava di accelerare per smaltire e semplificare le cose) infatti, spesso e volentieri, veniva mandata a presidiare lo sportello la gente sveglia, quella con le p. e con la giusta esperienza. Tutta preistoria ormai. Infatti la realtà odierna, quindi la nazione, è fatta solo di “enfant prodige della tecnologia” o geni del web: a che serve lo sportello cartaceo?? Poi c’è internet, scherziamo? Dai sveglia!! Via, via tutto, dematerializzare. Mi piacerebbe sapere quanto costa il processo di dematerializzazione della P.A , processo che quasi sempre significa: la carta la tieni in casa tu (privato, consulente, impresa ecc) mica sparisce! Risultato finale?? Oggi, per colloquiare con la CCIAA: - prima devi avere il computer. - poi devi avere internet - poi devi avere un lettore di firma digitale - poi devi chiedere il rilascio della firma digitale - poi devi abilitarti ai servizi telematici con il sistema camerale (a ben vedere non solo quelli) - poi devi disporre di una carta di credito per pagare, tramite i servizi telematici, gli atti che depositi in camera di commercio (ripeto: bolli & C. non muoiono ma si trasformano) - poi dovresti disporre di uno scanner. Serve altro? Ah si, prima di tutto devi sapere richiedere tutte queste cose e in seguito saperle gestire. Poi potrai finalmente colloquiare con la CCIAA! Anzi no, dovrai pure scaricarti i programmi necessari. Traduzione. Un parrucchiere di 60 anni che vuole chiudere o un muratore che, magari per necessità, deve mettersi in proprio, come fanno? Semplice: si svegliano. Oppure bussano a qualche porta, dove i costi non sono quelli di una birra al bar. In nome della telematica tutti caricano le tariffe, comprese le associazioni, anche perché spesso sia lo studio sia il consulente o chicchessia si trova costretto ad assumere figure professionali ad hoc o spendere milionate in programmi gestionali specifici. Penso con fastidio ad un recente ministro, non particolarmente alto ma certamente presuntuoso e smanioso di diffondere il verbo efficienza=informatica. A proposito di Camera di Commercio, enti di mussoliniana concezione, ai quali sono affidati in forma crescente onori burocratici ed oneri (a carico delle imprese) monetari e non. Oneri che derivano da quella follia normativa ed autodistruttiva che imperversa in Italia. A cosa servono le Camere di Commercio? Tolta la burocrazia nuda e cruda, un po’ di politica e tanta immagine, qualche singola iniziativa sbandierata a più non posso o qualche sostegno/contributo (con soldi che comunque arrivano dalle imprese). Mi ripeto: a cosa servono le Camere di Commercio? A niente. Quanto incidono le CCIAA sull’economia reale da venticinque anni a questa parte? Chiuderle domani mattina sarebbe un peccato mortale?? Credete che il sistema economico ne risentirebbe?? In tempi di globale e per giunta di crisi? Certamente avremmo funzionari e gente a spasso ma…. allora STATO SOCIALE (assunzioni- posti nella P.A) e persino l’INDOTTO generato dalla burocrazia (che è sempre business fine a se stesso), hanno basato azioni e strategie proprio sulle complicazioni dettate dell’U.C.A.S (ufficio complicazioni affari semplici). Signori così non regge più! Quanto costano le CCIAA?? Una massa impressionante di soldi. (nota: tutti i dati sono quasi sempre consultabili sui siti delle singole camere di commercio- riferimento anni 2009/2010). Restiamo nella efficiente e “formigoniana” Lombardia (chissà altrove) e peschiamo a caso. Ci limitiamo ai costi per la sola dirigenza di una CCIAA. Il top dei top come costo è rappresentato da Milano, però lo sapete che, anche solo nella “verde” provincia di Varese, lo stipendio annuo (i contributi sono a parte) di Segretario Generale e Dirigenti (4 persone in tutto) coprirebbero ALMENO quaranta casse integrazioni per altrettanti operai oppure un trattamento pensionistico minimo per decine di cosiddetti esodati? Per un anno intero. E senza aver conteggiato i contributi da versare per la pensione dei quattro privilegiati!! Inoltre altre 5-10 CIGS si pagherebbero con i premi di produzione di questi fortunati signori/e (premi per che? l’economia va a rotoli, che hanno fatto questi? magie?). Ripeto: l’esempio è fatto su Varese (quindi non proprio caput mundi) non oso immaginare altrove. Per l’amor del cielo, nessuna critica ai singoli beneficiari (è tutto sotto la legge)… però le storture del sistema vanno stroncate con la mazza: SUBITO e senza tentennamenti se si vuole che il sistema regga. La riflessione conseguente è questa: Quanti enti, oltre alle Camere di Commercio, stanno saccheggiando soldi pubblici, in maniera del tutto lecita per la forma ma vergognosa per l’etica e la convivenza civile?? Ed i paletti per definire “vergognoso od eccessivo” non sono quelli applicabili ai trattamenti di una dozzina di super manager pubblici, bensì valori molto più lontani (e bassi). Riformare lo Stato Sociale, magari restringere gli Ammortizzatori, oppure invitare ed evitare che certe persone -troppe- di questa inesistente nazione proseguano, al riparo di qualsiasi contrazione o vento di crisi, la loro bella vita? (meritata sulla carta, sui punteggi, sui titoli, per anzianità, concorsi etc) Restando sull’esempio di prima: che facciamo?? Scontentiamo quattro privilegiati e salviamo 40-50 persone o stupidamente preferiamo fare il contrario, cioè in tempi di emergenza teniamo una scialuppa per quattro ed un’altra per quaranta/cinquanta? Guardi, l’evasione fiscale farà pure schifo e ribrezzo ma ancora di più lo sperpero in queste forme. Quando si parla di inutilità e sprechi sarebbe il caso di non prendersi in giro o limitarsi ai tagli sulla cancelleria, sulle fotocopie o a qualche auto blu (se mai le hanno tagliate) e rinviare i problemi nominando commissioni o commissarioni. Questa è TOTAL EQUITY; il resto sono panzane, comprese le retate-assalto in stile cinematografico a caccia di ingenui, furbini, furboni e “stronzi“. A proposito di evasione, mi piacerebbe sapere quanti, tra gli amabili frequentatori della mondana e furbetta Cortina, abbiano alle spalle una preziosa carriera nella P.A.; in altre parole quanti, dei soldi che si spendono all’ombra delle Tofane, provengono indirettamente dalle tasche del contribuente. Perdonate il lunghissimo discorso sulle CCIAA ma un esempio completo serviva, quale specchio di chissà quante altre situazioni. Nella fattispecie, in primis si deve certamente semplificare a fondo e sforbiciare burocrazia e idiozie all’Italiana. Ad esempio su Registro Imprese & C., oggi gestito dalle Camere di Commercio: accentrarlo a livello nazionale e riaffidarlo alla rete dei comuni?? Fantasie marziane? Fantasie solo per chi non vuole agire. A tal proposito mi permetta di chiudere la questione con considerazioni che chiariscono tutto sulle CCIAA e non solo sulle CCIAA. Nel 1993 sono state riformate, tra l’altro con l’intento di renderle attuali (??!?!) e sottrarle all’egemonia della politica. Sottrarle cioè all’italico gioco delle poltrone, nomine, ecc. ecc. (a onore del vero va detto che consiglieri e presidenti eletti/nominati, a conti fatti sono quelli che singolarmente costano molto meno rispetto ai quadri dirigenziali, appunto assai ben pagati) Un tempo quindi il Consiglio ed il presidente della CCIAA erano nominati dal Ministero dell’Interno, dopo un “particolare iter” partitico e politico. Oggi non più: da 15 anni a questa parte la gestione (quindi le scelte, gli indirizzi, il governo) di ogni singola CCIAA è affidata a rappresentanti segnalati; indovinate da chi sono segnalati. Ma certo!! Dalle Associazioni di Categoria, secondo un meccanismo di valutazione su base provinciale del peso e della rappresentatività delle proprie aziende associate (tot Kg = tot consiglieri). Le stesse associazioni che, abbiamo già visto prima, hanno sempre ben a cuore le sorti dei loro aderenti ed anche in questi ambiti confermano la propria sensibilità.... Infatti, piuttosto che lottare tenacemente e senza quartiere, per evitare che le aziende debbano corrispondere al sistema camerale inutili oboli (per mantenere ad esempio la semplice iscrizione obbligatoria al Registro Imprese), le associazioni preferiscono sedersi al tavolo di governo (ergo i singoli Consigli Camerali) ed avallare DI FATTO le situazioni che abbiamo fin qui raccontato. Diversamente ne starebbero fuori e/o farebbero il “diavolo a quattro“. O sbaglio?!! Questi mercati e certe responsabilità vanno denunciate alla pubblica opinione. Chissà se gli imprenditori hanno idea di come funzioni il dietro le quinte. Mi avvio a chiudere; come si fa a non diventare anarchici in Italia, per sfinimento, scoraggiamento, follia collettiva? Non per scelta ideologica o di bandiera bensì per praticità. Da dove parte questo bailamme di: sprechi, complicazioni, superficialità, assurdità, incompetenze, un bailamme che viene costantemente concertato, codificato, benedetto e confezionato sotto l’etichetta di legge, norme, disposizioni, regolamenti?? Chi ci ha portati in questo “cul de sac” se non una politica, madre e figlia di questo paese? Apriamo gli occhi, certo salviamo il bambino dall’acqua sporca ma una pensiero è lecito. La legge è generata da quella massa di addetti (tra cui i politici) che buona parte degli italiani considera una casta. O meglio: una casta senza pudore, troppi e comunque troppo grassi, a volte al soldo di lobbies in Europa come in Italia, parcheggiati lontano dal vivere quotidiano. Spesso incompetenti quindi in balia di un sottosistema burocratico autoreferenziato e con scarsa conoscenza del REALE (un alto funzionario ministeriale avrà tanti titoli, sarà bravissimo nel suo campo ma la realtà di chi sta in basso la conosce solo a sprazzi o per interposte rappresentanze). Domandona: una legge partorita in questo scenario è giusta e utile perché si chiama Legge?? Magari fosse così! In Italia siamo incrostati come il guano delle isole Galapagos da norme e regole di ogni tipo. Sorrido quando l’ultimo paladino (in ordine di tempo) della riorganizzazione e semplificazione, tal Calderoli, celebrava con sincerità i propri interventi sforbicianti, senza accorgersi di aver tagliato le basette ad un orango peloso. In apertura di questa lettera affermavo che Le scrivo per disperazione, perché in fondo Voi giornalisti siete probabilmente l'ultima spiaggia per risvegliare dal torpore questo Paese. Lungi da me il voler entrare nelle Sue grazie per lucrare più considerazione verso il mio scritto. Però l'Italia ha bisogno di questo: qualcuno “politicaly uncorrect” che non corra per conto terzi o per se, qualcuno senza campanilismi che non scenda nell'assistenzialismo, qualcuno senza peli che non scivoli nel qualunquismo. Abbiamo bisogno di voci che all'unisono spronino il Paese ma che prima dicano che il Re è nudo. Una o cento voci che gridino che: se TUTTI non facciamo ALMENO due passi indietro (qualcuno anche dieci passi indietro) ci troveremo a riscrivere il Libro della Giungla....in versione per adulti, o a rivivere, come in una assurda sindrome di Stoccolma, l'epoca delle dominazioni in Italia, epoca che verrà edulcorata in nome del globale/progresso/evoluzione. …ma forse noi italiani siamo votati a questo, a essere dominati. Grazie per l'attenzione, caro Direttore. Ovviamente il mio nome chiedo esplicitamente che non compaia, mi sembra evidente il perché. Paolo PEDAORL

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