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9 Maggio,

Domani – 9 maggio – è, come ogni anno, la “Festa dell’Europa”. Un giorno in cui si dovrebbero celebrare alcuni princìpi e valori condivisi, come l’unità dell’Europa e l’identità europea. A distanza di poco più di cinquant’anni dal discorso pronunciato dal Ministro degli Esteri francese di allora – la Dichiarazione Schuman (9 maggio 1950) – siamo ancora qui a interrogarci in merito all’Europa, alla sua unità, alle sue radici e ai suoi valori di riferimento. Visto che questi interrogativi esistono e sono forti, tutto ciò significa una sola cosa, ovvero che l’Europa così com’è non va bene. Un’Europa sempre più distante dai cittadini, avvezza solo e unicamente a porre rigide regole fiscali e redigere Trattati – come il Fiscal compact – che tolgono sempre più sovranità agli Stati membri. È ora di cambiare, di opporsi alla tecnocrazia comunitaria che decide sopra le nostre teste, sulla pelle dei cittadini e dei popoli europei. Già, dei popoli d’Europa o, come recita il Trattato istitutivo della CE, i “popoli europei”. Quei popoli trattati come sudditi, da spremere – con tasse e austerità – e senza alcun diritto e modo di ribellarsi. È ora di reagire e di costruire, davvero, quell’Europa dei popoli e dei cittadini, per arrivare – finalmente – alla rinascita della “famiglia europea” da più parti auspicata.

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