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FACCIAMO IN MODO CHE LUCA RIENTRI PRESTO IN ITALIA

Preg.mo DIRETTORE Oggetto: APPELLO PUBBLICO PER IL RIMPATRIO DI LUCA CIMARELLI PRIGIONIERO IN COSTA RICA DAL MESE DI OTTOBRE 2009 Con la presente desidero porre alla sua attenzione la storia di Luca Cimarelli, nato a Terni il 23.12.1962, attualmente detenuto in Costa Rica presso il Centro di Attenzione Istituzionale “Dr. Gerardo Rodriguez Echeverrìa” sito a San Rafael nella provincia di Alajuela. Attraverso i mezzi di comunicazione vorrei lanciare un pubblico appello alle Istituzioni affinché prendano a cuore la storia di Luca e si adoperino per accelerare la procedura di rimpatrio di questo cittadino italiano detenuto all’estero. Questa la vicenda giudiziaria. Nel settembre 2009, Luca, già operaio alla Barilla di Montichiari (Brescia), si recava per le ferie in Costa Rica e, il giorno 4 ottobre 2009, poco prima di salire sull’aereo del ritorno, veniva fermato dalla polizia aeroportuale che rinveniva all’interno della sua valigia precedentemente imbarcata un ingente quantitativo di cloridrato di cocaina. In conseguenza di ciò veniva subito sottoposto a custodia cautelare in carcere. Il giorno 13 gennaio 2010, il Tribunale di Alajuela, in composizione monocratica, a seguito di patteggiamento, dichiarava Luca colpevole del delitto di traffico internazionale di sostanze stupefacenti e gli infliggeva la pena di cinque anni e quattro mesi di reclusione che, tutt’oggi, sta scontando presso l’istituto penitenziario sopra menzionato. Successivamente, Luca, conformemente alle disposizioni della Convenzione sul trasferimento dei condannati sottoscritta a Strasburgo il 21 marzo 1983 e ratificata sia dall’Italia sia dal Costa Rica, manifestava alle Autorità di quest’ultimo Paese il desiderio di essere trasferito in Italia per subirvi la condanna inflittagli. Si avviava così la relativa procedura e, sempre in applicazione della suddetta Convenzione, il nostro Ministero della Giustizia richiedeva al Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Perugia di promuovere il riconoscimento della sentenza penale straniera. Dopodiché la Corte di Appello di Perugia, con la partecipazione pure del sottoscritto in qualità di difensore d’ufficio di Luca, in data 7 dicembre 2011 riconosceva la sentenza del Tribunale di Alajuela ai fini del trasferimento del detenuto in Italia per l’esecuzione della pena detentiva residua, dando atto che l’esecuzione era cominciata in Costa Rica il giorno 8 ottobre 2009. Adesso tocca al Ministero della Giustizia attivarsi concretamente per il rimpatrio. Però Luca è ancora in attesa di tornare in Italia, avendo già scontato in Costa Rica ben 31 dei 64 mesi di reclusione complessivamente inflittigli. Una volta rientrato, al pari degli altri concittadini detenuti in Italia, Luca acquisterebbe la medesima concreta possibilità di richiedere ed eventualmente ottenere tutti quei benefici di legge previsti per la fase di esecuzione della pena, come la liberazione condizionale disciplinata dal nostro codice penale e poi il regime di semilibertà, la liberazione anticipata e la detenzione domiciliare di cui alle leggi speciali. Ma, ancora prima di questo, va detto che la Convenzione sul trasferimento dei condannati merita di essere applicata in modo tale che non ne vengano frustrate le nobili finalità che essa intende perseguire: la possibilità per il detenuto di subire la condanna nel proprio ambiente d’origine; il fatto che l’espiazione della pena vicino ai familiari e agli amici diviene meno afflittiva grazie al sostegno affettivo e all’aiuto materiale che questi sarebbero in grado di dargli; la maggiore probabilità di realizzare il pieno reinserimento sociale del condannato dopo averlo riportato nel contesto che gli è naturale. Qualche riflessione sul lato umano e personale. Luca Cimarelli, 49 anni, originario di Terni, da tanti anni si è trasferito al Nord per andare a lavorare. In fabbrica e fuori si è sempre distinto sia per le sue capacità che per le qualità umane. Si è sposato e ha avuto una figlia oggi dodicenne che, dopo la separazione dei genitori, è andata a vivere con la madre. Della sua famiglia d’origine, a Luca, rimane solo la mamma, anni 73, vedova, la quale abita da sola a Terni e vive con una modesta pensione di reversibilità. Fino al giorno dell’arresto in Costa Rica Luca ha sempre provveduto a pagare regolarmente il mantenimento per la figlia minore ed ha pure aiutato economicamente la madre vedova e con un reddito minimo. Adesso Luca è ristretto in una struttura oggettivamente fatiscente in cui i detenuti sono sistemati in degli stanzoni dove, tra le altre cose, il caldo e l’umidità del clima locale rendono il soggiorno veramente insopportabile. Inoltre, non ha soldi per le esigenze primarie, non ha vestiti di ricambio oltre a quelli a suo tempo portati per la vacanza e può telefonare alla madre solo ogni dieci giorni dovendo effettuare le chiamate a carico del destinatario. Lo stato di salute di Luca va sempre peggiorando; a causa della cattiva alimentazione e delle scarse condizioni igieniche Luca ha iniziato ad accusare seri problemi al fegato, oltre al solito malessere generale. Nessun tipo di assistenza riceve attualmente dal Consolato italiano. In definitiva, ben volentieri mi faccio portatore delle legittime aspettative di Luca, affinché i principi ispiratori del nostro ordinamento giuridico trovino piena rispondenza nella realtà, affinché le scelte legislative formalizzate nelle nostre leggi si tramutino in azioni concrete a tutela dei cittadini, affinché Luca torni in Italia nel più breve tempo possibile. Fiducioso che le Autorità del nostro Paese riconoscano l’urgenza di questo appello, ringraziandola fin da ora per la comprensione che vorrete dimostrare rispetto alle problematiche relative ai cittadini italiani detenuti all’estero e rispetto a questa vicenda, colgo l’occasione per inviare i più cordiali saluti. Collepepe, lì 8 maggio 2012 Avv. Raffaele Felicini

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