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Gentile direttore in un articolo scritto da Guglielmo Giannini e pubblicato su "L'Uomo Qualunque" del 30 gennaio 1946 con il titolo "Le elezioni amministrative" penso si possano trovare le definizioni esatte dei tre "partiti" che, uniti in ibrido connubio (anche se sono più di due) forniscono a questo governo dei bancari (non dei banchieri, chè il banchiere è altra cosa rispetto ad un contabile incapace anche di fare il proprio mestiere) la maggioranza parlamentare indipensabile per soparvvivere e vessare in maniera arrogante e supponente gli italiani. "1-azionisti: i pià pericolosi settari, non sanno cosa vogliono, hanno il solo programma di comandare loro e si credono tutti padreterni. 2-socialisti: secondi in pericolosità, scombinati, divisi, vaniloquenti, dottrinari a freddo, nè carne nè pesce, rassegnati a un destino che non indovinano, incapaci di realizzare, o, come si dice adesso, di "quagliare". 3-comunisti: terzi in pericolosità, molto meno numerosi di quanto vanno dicendo, ma organizzati, sicuri di quello che vogliono, ben diretti da un cervello centrale, assolutamente mancanti di uomini di primo piano, pieni di soldi spesso spesi male, amici infidi, nemici spietati, ma sempre disposti a transigere, accordarsi, combinare, "quagliare", ricchi di senso pratico almeno ai loro fini." Ora, se noi intendiamo con azionisti i terzopolisti, con socialisti quelli del pd e con ccomunisti i pidiellini (bestemmia!), sono convinto che le differenze non siano molte (solo per il pdl rilevo qualche variazione) e ciò è indicativo dello stato dei partiti italiani tutti, non solo quelli in maggioranza.

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