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Sgonfiamo le ruote a Equitalia

Stim. Direttore, saremmo lieti se il Suo giornale iniziasse una forte battaglia di civiltà contro il "Solve et repete" applicato iniquamente dall'Agenzia delle entrate. Solve et repete significa, com'è noto, che prima si devono pagare le imposte richieste, anche forzosamente, e poi, dopo l'iter contenzioso, se non dovute per sentenza tributaria, si chiederà al fisco di rimborsare. Sperando che ciò avvenga non in tempi biblici. Infatti, la sentenza n. 21 del 31.3.1961 ha chiarito che nessuna imposta può essere soggetta ad esecuzione, se non quando è divenuta definitva, quindi nemmeno un acconto. Questo significa che la pretesa del Fisco non diverrà obbligatoria finchè si può ricorrere alle Commissioni per far valere il buon diritto e giungere alla verità. Lo stesso termine "accertamento" è di per sé sbagliato, di "certo" non c'è nulla finchè il contenzioso è aperto e non si è giunti a definitività. E' sufficiente che qualche accertamento venga sottoposto al vaglio della Corte Costituzionale perchè la norma che ha introdotto l'immediata esecutorietà venga eliminata e sia ristabilito un più corretto rapporto in conseguenza del quale la forza di Equitalia crollerebbe sensibilmente. Avremmo certamente meno suicidi. Infatti, anche dopo 50 anni la Corte non può che confermare la precedente sentenza. La Carta Costituzionale, infatti, è sempre la stessa. Il Fisco non può sostenere, come sta facendo, che i tempi delle Commissioni Tributarie sono troppo lunghi e questo ritarda la riscossione. Si attivi perchè siano più efficienti, più organizzate, con maggior numero di personale. Il dirito del cittadino non può essere calpestato a causa di pubblica lentezza. Sono a Sua disposizioni per ulteriori eventuali chiarimenti. Cordialmente Giulio Rossi Valdisole

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