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LA LAUREA DI MASSA E' UNA FRUSTRAZIONE COLLETTIVA

Credo che l'Italia abbia motivo di copiare dall'estero, ma deve copiare le cose che meritano di essere copiate (ce ne sono) e deve copiarle bene. Nel caso dell'Università penso che non si sia verificata nessuna delle due condizioni. La nostra Università andava migliorata per ciò che attiene ai sistemi di valutazione del profitto, rendendoli più seri e obiettivi (prendendo come modelli l'INVALSI o anche modelli americani come il VQE o l'ECFMG per i medici, per esempio), senza dover demolire un sistema che aveva intrinsecamente dei punti di forza. Ora si fanno esami su poche paginette e ci si può tranquillamente permettere di dimenticare tutto ciò che si è studiato prima in altri "miniesami". I risultati comunque si vedono. In apparenza gli esami sono aumentati di numero, ma sono inconsistenti: la forma e la sostanza sono lontanissime tra loro. Siamo bravissimi a copiare il peggio. Il guaio è che ci tiriamo la zappa sui piedi, perché un'Università ridotta a esamificio e che ha come principale obiettivo quello di stampare diplomi a prescindere dal livello di preparazione crea solo illusione e disoccupazione. C'è invece bisogno di un'Università selettiva, che sappia valorizzare le capacità e i talenti, che punti sulla qualità, anziché sulla quantità. La prospettiva per molti laureati è di trovare un lavoro precario in qualche call center o in qualche supermercato. Non è così che dobbiamo trattare i nostri figli. Dobbiamo dare prospettive a chi è dotato e si impegna. La laurea di massa che non corrisponde a una preparazione seria è una cosa da autolesionisti e si traduce alla fine in una frustrazione collettiva, senza contare che le professioni per le quali non serve una laurea sono altrettanto importanti e potrebbero dare grandi soddisfazioni e che la selezione che non viene fatta dalla scuola, che distribuisce pezzi di carta a buon mercato a tutti, viene comunque fatta in altro modo e con altri criteri: parentele, amicizie, vicinanze politiche. E' un sistema che alla lunga porta sfortuna. Con i più cordiali saluti.

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