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lettera aperta al Presidente della Repubblica

_______________________ Emerito Sig. Presidente della Rebubblica On. Giorgio Napolitano e p.c. Redazioni di: Corriere della sera Libero Il Giornale Il Giornale di Sicilia Emerito Sig. Presidente, anche se mi rendo conto che i tempi drammatici che stiamo vivendo non le lascino tempo da dedicare alle tante lettere , petizioni, appelli che giornalmente sicuramente riceverà, mi permetto di distoglierla dai suoi gravosi impegni per raccontarle la storia di mio padre, un ragazzo del 1921. E' nato a dicembre del 1921 a Ucria , un paesino dei monti Nebrodi della provincia di messina, a cinque anni perse il padre in seguito ad una brutta caduta da cavallo e a sette la madre restando affidato alle cure di una delle sorelle. A otto anni rimase affascinato da un venditore ambulante che casualmente si trovò a passare da Ucria a cui chiese di poter lavorare per lui ed al quale ,poi, con il consenso della sorella, venne affidato con un contratto sulla parola che prevedeva vitto , alloggio e 100 lire annue. Con questo signore, don Domenico Costanzo, visse e lavorò a Patti fino al compimento di 14 anni quando decise di mettersi in proprio. Si recò allora da un grossista di Patti, tale don Tommaso Lo Duca spiegando che voleva cominciare a svolgere il lavoro di venditore ambulante e che gli serviva della merce anche se in tasca aveva soltanto poche lire. Il vecchio commerciante, forse colpito dalla sua giovane età volle scommettere su di lui e ,forse esagerando, gli affidò merce per 1.771 lire e 90 centesimi. Cominciò così la sua lunga carriera di commerciante che gli consentì di accumulare nei pochi anni precedenti la grande follia della seconda guerra mondiale la considerevole somma di 10.000 lire. Poi la guerra, il fronte russo e fortunatamente la scheggia di una bomba che lo colpì ad un piede e gli consentì di rientrare prima che l'accerchiamento delle truppe russe si compisse. Finita la guerra con quelle 10.000 lire che aveva guadagnato e che teneva presso il Banco di Sicilia, riuscì a comprare una bicicletta usata e con quella, senza scoraggiarsi, ricominciò a lavorare. Quì mi fermo col racconto della sua vita per tornare ai giorni nostri. Ad Aprile dell'anno scorso è stato colpito da un ictus che gli ha portato via l'uso del braccio e della gamba destra e , fortunatamente , in parte anche l'uso della ragione così ,non rendendosi perfettamente conto , non soffre per lo stato in cui si trova. Dimesso dall'ospedale di Patti è cominciata la sua battaglia contro quel mostro che chiamiamo comunemente " burocrazia " . Si parte dalla richiesta fatta dallo stesso Ospedale che certifica che il paziente per essere dimesso ha assoluto bisogno di un lettino con le sponde e di un materasso antidecubito. Con questa richiesta ci si presenta alla ex inam e li si scopre che la stessa non è valida perchè non è l'Ospedale che deve farla ma il medico curante , il che vuol dire che l'Ospedale che ha preso in carico un paziente con un ictus in corso, che lo ha stabilizzato, che conosce le sue reali condizioni e che nel momento poi della sua dimissione afferma che ha necessità di avere un lettino con le sponde ed un materasso antidecubito, non ha competenza per farlo e se lo fa è del tutto inutile perchè la stessa richiesta per essere valida deve essere fatta dal medico di base. Si stenta a crederlo ma è proprio vero e purtoppo siamo ancora all'inizio del nostro viaggio nelle contraddizioni della burocrazia italiana. Infatti , chiuso il capitolo" letto " si apre subito quello ancora più doloroso dell'indennità di accompagnatore che per legge spetta a chi non è più in grado di provvedere a se stesso. Detto così sembra pure molto semplice ma Le assicuro che non lo è. Anche per questa la certificazione dell'ospedale non ha alcun valore perchè deve essere sempre il medico di base, preso atto di quanto, in questo caso, accertato dall'ospedale di patti, a trasmette on line la richiesta all'INPS, ma ciò non basta ancora perchè la stessa richiesta per essere presa in considerazione deve essere poi inoltrata anche da uno dei tanti patronati presenti nel territorio. A questo punto l'INPS, preso atto che c'è un signore di novant'anni colpito da ictus e rimasto paralizzato, non tenendo conto di quanto certifica l'Ospedale, non tenendo conto di quanto certifica il medico di base, scrive in sostanza per dire: - Caro signore, io me ne frego se tu sei stato colpito da paralisi e sei costretto a letto, se vuoi riconosciuta l'invalidità e la conseguente indennità di accompagatore ti devi sottoporre a visita presso la commisione medica che si riunisce a Patti il giorno X del mese di luglio del corrente anno. Chiunque dodato di un minimo di buon senso capirebbe che chi è impossibilitato a deambulare non può recarsi in nessun posto, l'INPS e lo Sato italiano NO!!!! Ed ecco spiegato perchè a Patti spesso si notano delle ambulanze ferme davanti al palazzo che ospita le commissioni mediche , sono le ambulanze che trasportano questi poveri vecchi, magari da paesi distanti, convocati a visita dall'INPS presso le commissioni mediche che devono decidere se attribuirgli il diritto all'indennità di accompagnatore oppure no. Quel giorno del mese di luglio, mio padre non si è presentato presso la commissione medica perchè io, cocciuto come sono, ho ritenuto che accettare tutto questo assurdo sistema fosse lesivo della dignità umana ed ho presentato un certificato di intrasportabilità ,questo prevede la legge, rimanendo così in attesa di una visita domiciliare. Sapevo che in Agosto, periodo di ferie, non sarebbe venuto nessuno ma ero convinto,povero illuso, che a Settembre il tutto si sarebbe risolto ed invece, mi sbagliavo. Siamo già a Maggio dell'anno successivo ed ancora non si è visto nessuno. Eppure mio Padre da giugno 2011,data delle dimissioni dall'ospedale, ad oggi ha continuato a mangiare,comprare farmaci , pagare la persona che necessariamente si occupa di lui e delle sue più elementari esigenze e se non ci fossero stati i suoi figli in grado di integrare la sua risibile pensione, per lo Stato poteva anche morire perchè chi deve verificare il suo reale stato di salute, in un anno circa non ha trovato un'ora da dedicargli, magari perchè troppo impegnato a dispensare certificati di invalidità e pensioni a finti ciechi e quant'altro. Questa , Sig. Presidente, è la triste realtà italiana e tutto ciò , purtroppo, non è l'eccezione ma la regola e , visto che tutti dicono che c'è l'intenzione di riformare lo stato democratico italiano e di snellire e semplificare il suo sistema burocratico per ottenere quel risparmio che i tempi ci impongono, perchè non cominciamo proprio da quì? Perchè non azzeriamo sin da subito tutte le commisioni mediche sparse per l'italia e non rimandiamo questi illustri medici nei reparti ospedalieri da dove provengono o nei loro studi professionali provando a quantificare dal punto di vista strettamente economico , quante indennità di accompagnamento si potrebbero dispensare accettando per buono quello che certificano gli ospedali e lasciando all'INPS solo il giusto diritto di verifica?. Comunque sia, Sig. Presidente, viva l'Italia, viva l'Italia democratica, viva l'Italia che pure essendo democratica non riesce ad esprimere un governo di rappresentanti del popolo come le regole democratiche vorrebbero, viva l'Italia solidale, viva l'Italia con tutte le sue contraddizioni, ma ,mi permetta di concludere dicendo VIVA L'ITALIA CHE NON C'E', quella semplice e bella ITALIA DEL BUON SENSO che certo risolverebbe molti dei tanti problemi degli italiani più deboli. Con tutta la stima che merita e con l'affetto ed il rispetto che i suoi capelli bianchi impongono, Giuseppe Faranda.

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