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breve appello al popolo ancora in vita

AVVERTENZE Questo non vuole in alcun modo essere uno scritto polemico o programmatico, né tantomeno il prodotto di una mente affetta da manie di grandezza. Si tratta semplicemente del sentire di un ragazzo alle porte della maturità, in procinto di entrare nel mondo universitario, di fronte a una politica troppo lontana dalla vita di tutti i giorni. Breve appello al popolo ancora in vita Dove è finita la politica? Soprattutto, a qualcuno interessa scoprirlo? Le notizie degli ultimi giorni sono allarmanti, e tuttavia sono solo epifenomeno, manifestazione evidente di un sentire diffuso da ormai troppo tempo. Siamo in uno Stato guidato da un Governo tecnico, non politico, che sembra trattare il nostro Paese, l’Italia, non come insieme di persone, ma di numeri, di conti da risanare o buchi da rattoppare; un Governo che sembra essersi dimenticato del compito fondamentale della politica - o forse non se n’è mai interessato -, quello di mettere in moto forze costruttive che incrementino lo Stato, e non quello di risolvere da sé tutti i problemi – ma loro sono i professori, i “tecnici”, infallibili eroi in grigio severo. E, ancora, come ci si pone di fronte ad uno dei pochi sistemi italiani in efficienza, la Regione Lombardia? Semplicemente, si tenta di stroncare anche questo progetto che, pur con i suoi limiti, si mostra tra i migliori, se non il migliore, in Italia. E, ancora, come leggere i preoccupanti risultati delle ultime elezioni amministrative? Il popolo italiano, stanco dei tecnici, non trovando – o non volendo cercare? – una risposta soddisfacente nella politica tradizionale, o non vota, oppure concede un consenso sempre più ampio a movimenti antipolitici, che non propongono nulla, se non “indignarsi”, inneggiare alla vergogna, oppure mandare a quel paese tutto e tutti in una sorta di tragicomico cabaret – e in un Paese civile questo è un fatto profondamente allarmante. Non si avverte l’interesse per una vicinanza della politica. Io non sono portavoce di nessuno – eppure spero che, se non in molti, almeno qualcuno si ritrovi nelle mie parole. Mi auguro, spero, prego che ci sia qualcuno con una proposta e un carisma che riescano a muovere un popolo; che riescano a farci sentire uomini in grado di cambiare lo Stato, costruirlo e ricostruirlo; che riescano finalmente a farci sentire un popolo. La politica e lo Stato tornino ad essere qualcosa per cui l’uomo ritenga degno, giusto e buono mettersi in gioco, e tramite cui trovare compimento. Si faccia avanti – se c’è – qualcuno disposto, pur in questa giustizialista, ipocrita, liberal-opportunista, ma anche confusa, stanca, affannata – si spera però ancora desiderosa – Italia, a rischiare, fondare un nuovo movimento popolare e autentico! Giovanni Grimoldi

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