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lettera di una mamma

Mi chiamo Giuseppe ed ho scoperto uno sfogo scritto da mia madre sul computer, l'ho letto e sono rimasto senza parole. So delle difficoltà che stiamo passando però non le avevo mai comprese totalmente. Sto inviando ciò che ha scritto mia madre a voi, nella speranza che qualcuno possa mettere ancora di più in risalto i problemi di oggi e soprattutto risolverli. Grazie. Sono una donna che fa parte, in qualità di socio di una piccola impresa edile la quale vive in pieno la crisi del momento e le restrizioni bancarie ingiustificate. Problema comune a molte aziende, problema che tutti sanno e che ignorano pur facendo finta di parlarne. Infatti da un lato sono restia a scrivere, tanto chi può aiutare una povera sconosciuta ce ne sono tanti che sono molto più importanti, dall’altra mi rode dentro non esprimere ciò che penso e restare nell’anonimato, finirebbe sentirsi dire “non abbiamo saputo mai niente”. Vivo in una piccolissima realtà, l’azienda è nata nel 1980, ha lavorato da nord a sud Italia, dove per quel pizzico di fortuna restava una gara d’appalto, e ovunque ha lavorato ha lasciato un buon segno. Non ho un c/c verde si lavora e si mangia e ora ci troviamo di fronte a una pubblica amministrazione che non paga GRAZIE AL PATTO DI STABILITA’, e le banche che non ci concedono un po’ di tolleranza e comprensione. Vado avanti con anticipo fatture e pagare interessi per mesi e mesi alla fine costa, ultimamente questa possibilità si è molto ristretta dopo 4, massimo 6 mesi le banche vogliono che la fattura sia saldata altrimenti va insoluta sul conto. Ora mi chiedo se io vado avanti proprio con l’anticipo, gli enti non mi pagano, le banche vogliono i soldi, cosa devo fare? Devo chiudere, mi devo accodare agli altri con gesti estremi? Ho tre figli e non ho stipendio, essendo in società con mio marito mi occupa dell’azienda, di fronte a questa situazione mi viene l’angoscia e la cosa che più mi fa stare male è di non riuscire più a mantenere i miei due figli all’università. Io personalmente non ho grandi pretese non mi permetto gradi cose e ora sentirmi minacciata, dopo 30 anni di tanti sacrifici, vivendo solo per l’azienda, tralasciando cose importanti per una donna, quale la casa, mi fa impazzire. Non esagero se dico che faccio vivere i miei figli con 100 euro al mese, che scelgo quale bolletta pagare e addirittura rimandare visite mediche, non dovrebbe essere così! Dopo tutto lavori eseguiti da metà 2011 verranno pagati nel 2013, mi ritrovo con una fattura di luglio 2009 che ancora non è stata totalmente riscossa, come posso fare? Tra interessi, imprevisti, rimandare pagamenti quello che si riscuote non basta più. A Voi politici, istituzioni, perché non riuscite a essere più umani, reali e concreti? Possibile che il mondo di noi comuni mortali vi lascia così indifferenti? Perché non vi battete per le cose semplici che fanno vivere per non dire sopravvivere la povera gente? Non riesco a capire neanche questo aspetto bancario, come possono essere così rigidi con persone che non hanno mai dato fastidio e problemi, sempre corretti e vigili ai problemi che si presentavano e che si presentano. Devo assistere alla distruzione della famiglia perché un ente non paga e la banca non offre un po’ di tolleranza e comprensione a persone sempre corrette? Mi hanno detto che devono rispettare le regole, ma quali regole, sappiamo tutti che fanno quello che vogliono, che trattano le persone in base al reddito classificandole dalla serie a alla z, constatato personalmente, non mi possono mettere in ginocchio per non poter, io dico volere, prorogare con tutti gli interessi che paghiamo, una fattura con tanto di certificazione del credito. E questo finché lavoro dura, perché visto i tempi, le gare sempre più complicate, (a punteggio, a massimo ribasso, con progetto) dove andremo a finire? Io non partecipo a gare di milioni e milioni voglio lavorare per quel poco che basta a soddisfare gli impegni (mutuo casa), andare avanti, far finire gli studi ai miei figli, il resto, viaggi, gioielli, vita mondana, non mi interessano non sono abituata. Non lo so, se qualcuno, anche se non so se manderò mai questa lettera, avesse l’uno per cento di possibilità di tendere una mano lo ringrazio fin da ora, ripeto non pretendo molto, e chissà che importi, solo la possibilità di poter lavorare per dimostrarlo anche a queste banche, per non farmi chiudere del tutto le porte in faccia.

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