Cerca

LA FORZA DEL MERIDIONE

Gentile Direttore. Una studentessa di sedici anni è morta nell’attentato di Brindisi, mentre un’altra ragazza è gravissima. E sono tanti, una lista interminabile, quella di coloro che, qui da noi, in passato e recentemente, hanno perso la vita a motivo della criminalità organizzata. Perché la criminalità organizzata, quaggiù, ha molti nomi: camorra, sacra corona unita, mafia, ‘ndrangheta. Come padre mi metto nei panni di quei genitori che hanno lasciato i figli a scuola, sicuri, come sempre, che avrebbero avuto una giornata di normalissimo studio. Come uomo, invece, mi pongo mille domande, anche se tutte si possono condensare in una sola: e dopo? Ci sarà un ‘dopo’ per questa cosa così feroce e brutale? Eppure gli uomini delle cosche ci hanno dato tanti segnali coi loro delitti negli anni trascorsi, ed avremmo dovuto capirli: non esistono più regole. Uomini, donne, vecchi, bambini: alla faccia di ogni codice di onore. Ma ogni volta che questa terra è stata colpita, ogni volta che ha aggiunto i nomi di altri martiri a questa guerra, ha sempre saputo rialzarsi, risollevarsi, trovando in sé una forza antica quanto le pietre con cui i nostri padri hanno costruito le nostre case nei tempi andati: e molte di quelle case sono ancora lì, dopo secoli. Di noi meridionali si parla sempre male: abbiamo subito torti ed oltraggi dai tempi dell’annessione al Regno d’Italia. Ciò nonostante proprio nostri sono i nomi di coloro che hanno saputo e voluto opporsi alle prepotenze, di qualsiasi genere fossero, fino all’estremo sacrificio. I nostri ragazzi, così coraggiosi, sono scesi in piazza sventolando striscioni con la scritta “E adesso ammazzateci tutti”. Tutte le volte sono state proprio le nostre voci a levarsi, come se laddove ci fosse il male fosse presente, per sorte, anche la cura. La paura. Tante volte hanno interrogato coloro i quali avevano compiuto, in battaglia, gesti eroici ed essi hanno confessato, candidamente, che avevano, certo, paura, ma che proprio questo aveva dato loro l’energia, il vigore per affrontare il pericolo. Ed anche noi non siamo angeli, puri ed immacolati, liberi da ogni peso terreno e per questo con un animo che ci avvicina al cielo: siamo soltanto uomini, esseri umani come tutti. Per questo un essere umano deve sentire lo sgomento, perché è questo che gli fa trovare la carica per superare quella avversità. Gli episodi delle stragi in alcune scuole statunitensi e di altre parti del mondo ad opera di qualche scriteriato non hanno nulla in comune con questo: questo è un attentato a tutti gli effetti, e poiché la scuola era intitolata a Giovanni Falcone ed a sua moglie, Francesca Morvillo, questo è, chiunque siano i mandanti, un attentato di mafia. Ricordo una sera di molti anni fa, quando mia moglie, rientrando a casa, mi disse: “Francesco, tu sei un pittore, perché non dipingi il ritratto di Giovanni Falcone e di sua moglie per la nostra scuola? Abbiamo deciso di dare al nostro edificio scolastico il loro nome.” Lo realizzai in una sola notte, disegnando su un semplice foglio di cartoncino, con i pastelli, secondo una tecnica povera, senza ricercatezze: davanti a me avevo una pagina di una rivista con i loro visi sorridenti, mentre sullo schermo vedevo scorrere le immagini trasmesse dai notiziari che parlavano della loro vita e della loro fine tragica. L’emozione era troppa e credo che non sia venuto neanche come avrei voluto. Ma alla fine erano là, con tutta la loro serenità di quel momento: sullo sfondo avevo messo non figure drammatiche ed angosciose, ma alberi verdi e rigogliosi, come un simbolo di speranza. Non sapevo che, anni dopo, a Palermo avrebbero piantato proprio un albero per ricordarli. Se è una guerra, questa, io sono, noi tutti siamo, in trincea. Ed io ho, già da tempo, insieme a tanti, fatto la mia scelta.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog