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una giornata di insostenibile follia

Si è spento un sorriso, di quelli così giovani e veri che quando se ne vanno rendono la terra che li accoglieva ancora più buia. La stessa terra un pò più su trema e strappa agli affetti altre vite. Costernazione, deplorazione e sgomento dai luoghi del potere. Fiaccolate delle masse riunificate dal dolore e dall'impotenza. E poi? E poi il calcio, la finale di coppa Italia a dare un senso alla vita, alla morte, ad ogni crisi economica, sociale od esistenziale che sia. Vedo la città attraversata da autobus "pubblici" (di quelli che non passano mai quando sei alla fermata) che corrono in fila a gruppi di 5 riempiti da festanti tifosi che dai finestrini espongono i loro bei volti violenti gridando bestemmie e inneggiando all'odio. Li vedi in piedi sui sedili, saltando sbattendo bastoni all'interno e all'esterno del bus. Tranquilli, nulla di male ci posson fare, sono scortati da tre o quattro auto della polizia e da cinque moto della stessa polizia. Per la ragion del calcio non si bada a spese....mezzi, uomini tutto quel che occorre e si pagheranno pure i danni....Ce lo chiede, stavolta non l'europa, ma il calcio. Un dolore allo stomaco si accresce e diventa dolore dell'anima: penso ai pensionati, ai cassaintegrati, agli esodati, ai senzatetto: Questo stato e questo mondo vigliacco, forte con i deboli, debole con i forti. Celebriamo il calcio, celebriamo quel tappeto di fischi dei simpatici e cari tifosi all'inno nazionale. E quel sindaco leghista secondo cui il terremoto è il segno del distacco della padania dall'Italia. Dov'è la vittoria? Le porga la chioma... Con i migliori saluti e con autorizzazione alla pubblicazione. Roberto Ricozzi nato a Roma il 13.05.59 - tel. 3292985371

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